MORIRE A NORMA DI LEGGE. ECCO LA VERITA’.

1La ricerca della verità è un attento lavoro di studio e non è così evidente. Scopriamo infatti che a seconda delle circostanze, enti di ‘tutela’ ambientale e/o sanitaria, spesso dicono mezze verità. A volte determinate informazioni sono fallaci e fuorvianti. E’ il caso della misurazione della ‘qualità dell’aria’ e la sua correlazione con la ‘qualità della vita’.  A lungo il comitato Legamjonici ha sostenuto l’inadeguatezza dei valori limite di legge come indicatore del grado di protezione della salute umana. Verità scomode, che nonostante siano oggi ampiamente riconosciute dal mondo scientifico, continuano ad essere nascoste. Del resto non è facile comprenderne la differenza ed è proprio sulla disinformazione generale che si basano atteggiamenti politici che mirano a ‘rassicurare’ la popolazione che nel frattempo ignara si ammala e muore sia in violazione sia nel rispetto dei limiti di legge.

A svelarci queste verità è proprio un documento riguardante il ricorso di ARPA Puglia contro il Ministero della Salute e contro il Ministero dell’Ambiente. Tale ricorso riguarda l’annullamento del D.m. che stabilisce i criteri per la redazione della Valutazione del Danno Sanitario. Tralasciando le rispettive posizioni citate nel documento, i passaggi chiave li ritroviamo alle pagg. 17 e 18.

PAG 17: l’estratto si riferisce ai PM10 e PM2,5.

ESTRATTO RICORSO ARPA PUGLIA PAG 17

PAG 18.

ESTRATTO RICORSO ARPA PUGLIA PAG 18

Nella recente comunicazione, inviata dall’Assessore Baio all’ordine dei Farmacisti di Taranto, relativa ai valori degli inquinanti del mese di novembre 2013 si legge quanto segue:

CONCLUSIONI DATI NOVEMBRE 2013

Alla luce di quanto riportato nei documenti sopra citati, ci chiediamo: quale utilità può avere comunicare alla cittadinanza i valori ‘registrati’ o ‘rilevati’ dalle centraline? Perchè non viene spiegato alla popolazione il loro significato? Perchè non viene detto ai cittadini che in realtà i valori che misurano la ‘qualità dell’aria’ non possono rassicurare sull’assenza di rischio per la salute?. Interrogativi che resteranno senza risposte.

http://legamionicicontroinquinamento.wordpress.com/2014/01/13/morire-a-norma-di-legge-ecco-la-verita/

Ilva, incontro tra “giganti”

– Ieri vertice al Mise con Bondi e banche

bondiE durato poco più di un’ora l’incontro al ministero dello Sviluppo economico sull’Ilva, che ha avuto tra i temi principali lo stato (totalmente fermo) delle attività di risanamento degli impianti dell’area a caldo e una prima, parziale illustrazione sul piano industriale. Per il ministero era presente il ministro Flavio Zanonato. Mentre Enrico Bondi, commissario straordinario dell’Ilva, è arrivato alla sede del ministero preceduto dall’amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, dal direttore generale del gruppo Intesa Sanpaolo e amministratore delegato di Banca Imi, Gaetano Micciché e da Pier Francesco Saviotti, ad di Banco Popolare. Interpellati dai giornalisti presenti in ragione di quanto discusso nell’incontro nella sede di via Veneto del ministero, i tre top manager non hanno voluto commentare. Soltanto Micciché ha dichiarato che “Bondi ci ha fornito un quadro generale della situazione”.

Le banche presenti all’incontro, qualora qualcuno non lo ricordasse, sono le stesse verso cui l’Ilva Spa è ancora esposta finanziariamente. Ma sono anche le stesse che nel mese di settembre riattivarono i fidi bancari per far ripartire le attività delle imprese della Riva Acciaio. E come scriviamo da tempo, saranno le stesse che finanzieranno l’eventuale piano industriale (che Bondi ha affidato alla McKinsey & Company, nota multinazionale di consulenza di direzione, che negli anni ha inanellato una serie di insuccessi, tanto da prendersi le critiche del Financial Times e del The Economist, oltre ad avere l’onore di libri dedicati ad “una serie di errori grossolani e disastri che si imputano ad errori di consulenti della McKinsey”) che il commissario Ilva presenterà una volta che il piano ambientale sarà approvato dal ministero dell’Ambiente Andrea Orlando entro il prossimo 28 febbraio.

Ammesso e non concesso che quest’ultimo sarà mai realizzato. Visto che come dichiarato dallo stesso Bondi durante l’audizione in commissione Ambiente alla Camera lo scorso 27 dicembre, l’azienda non possiede le risorse per far partire i lavori previsti dall’AIA. E che le stesse dovranno per forza di cose arrivare soltanto attraverso un aumento di capitale che immetta risorse finanziarie fresche ed immediatamente spendibili nella casse dell’Ilva Spa. Aumento di capitale che pare debba aggirarsi tra i 1,2-1,5 miliardi di euro. Ecco perché l’incontro di ieri è stato del tutto interlocutorio. Del resto, le banche non finanzieranno mai un piano industriale all’Ilva nel momento in cui sarà definitivamente chiaro che l’azienda non potrà effettuare i lavori di risanamento previsti e quindi si dirigerà a vele spiegate verso una chiusura definitiva.

Certo, per ovviare a queste soluzione le si proverà tutte. Ad esempio pare si stia lavorando ad un emendamento per convincere i Riva ad effettuare l’aumento di capitale, dopo la presentazione del piano industriale da parte di Bondi. A fronte di una risposta negativa, si passerebbe a sondare il mercato per eventuali azionisti interessati a rilevare quote dell’Ilva Spa. Non è un caso infatti, se tra i 350 emendamenti presentati alla commissione Ambiente della Camera, ve ne sia uno che preveda la possibilità che le somme per l’attuazione dell’AIA possano esser richieste al Fondo strategico italiano Spa, istituito alla Cassa depositi e prestiti che in cambio otterrebbe quote azionarie della società che possiede lo stabilimento, proprio come scrivemmo il mese scorso ed anticipammo nel 2012. Soluzioni precarie, ma “inevitabili” per il governo. Pare infatti che a Roma pare si siano finalmente convinti che entrare in possesso degli 1,9 miliardi sequestrati dalla Procura di Milano al gruppo Riva nell’ambito dell’inchiesta per frode fiscale (eventualità prevista nel decreto 136 del 3 dicembre scorso, la maggior parte di quelle risorse sono peraltro confluite nel Fondo Giustizia), sarà pressoché impossibile, se non al termine del processo, che però deve ancora iniziare. Ci provano, insomma. Ma sono gli ultimi, estremi tentativi, prima dell’inevitabile fine.

http://www.inchiostroverde.it/news/ilva-incontro-tra-giganti-ieri-vertice-al-mise-con-bondi-e-banche.html

Taranto, malato di cancro e «cassintegrato» all’Ilva

di ALESSANDRA CAVALLARO 


Tutti i documenti della sua malattia sono conservati meticolosamente in un borsone del Reggimento San Marco, un regalo di un amico. E non è un caso perché Stefano è un combattente. Stefano Delli Ponti è un operaio dell’Ilva. Ha scoperto di avere un tumore alla ghiandola salivare della bocca, la parotide, nel giugno 2011. Dopo pochi mesi si è operato a Taranto ed ha cominciato la chemioterapia.

Una lunga trafila ospedaliera che è andata avanti fino al gennaio del 2012, quando un ultimo controllo ha evidenziato che c’erano dei linfonodi residuali che non destavano grande preoccupazione. Per Stefano è arrivato il primo sospiro di sollievo. I controlli periodici sono comunque proseguiti. Ad ottobre di quest’anno una nuova tegola, prima una Pet Tac non «buona», poi 2 risonanze e 2 ecografie. Il responso è la presenza di linfonodi patologici con cellule neoplastiche. Questa volta i medici hanno sconsigliato un’operazione. «Mi hanno detto che potrei rimanere sotto i ferri e restare come un vegetale».

E’ calmo Stefano quando parla, ma ha una rabbia di vita, che gli ha permesso fino ad oggi di superare quell’accenno di depressione che lo aveva colto prima dell’operazione. Quando gesticola per parlare, è come se volesse dire: «Io ci sono». Il 2 gennaio comincerà il primo ciclo di chemioterapia. In tutto ne dovrà fare sei. Il tumore non vuole proprio scomparire dalla vita di Stefano, 38 anni, di sua moglie, Doriana, e dei suoi due figli, Simone 7 anni, Giulia 2. Lei era piccolissima quando il papà si è ammalato.

Stefano lavora dal 1999 in Ilva. Per 11 anni è stato addetto a convertitori, paniere e siviere nel reparto manutenzione refrattaria in acciaieria 2. Poi è passato al Mof-acciaieria 2 con la mansione di loco macchinista. Sempre in area a caldo. Da giugno di quest’anno lavora nel magazzino carriponti. In quest’ultimo reparto ha lavorato tre mesi «perché prima – spiega – ero in malattia per curarmi. Esami, accertamenti e controlli che vanno avanti da quando ho scoperto il tumore, e adesso ho chiesto io all’Ilva la cassa integrazione perché non ci stavo più con le spese».

Quando Stefano lavorava in acciaieria 2, ha perso un amico. «E’ morto per soffocamento, si suppone – dice – che avesse qualcosa alla gola anche lui». Un altro collega è stato colpito da un cancro alla tiroide, ad un altro ancora gli hanno scoperto una massa maligna all’intestino e al cervello. Sono ricordi nitidi anche perché erano tutti compagni di viaggio e della sua stessa età.

Il 2011 è stato l’Annus horribilis per la famiglia Delli Ponti. Prima è morto il suocero di Stefano, tumore, anche lui lavorava in Ilva, poi il padre, per un problema cardiaco, infine la sua malattia che si è assopita sul suo corpo all’inizio di quest’anno e si è risvegliata in una sera di autunno. «Il problema non è solo il cancro che ti colpisce d’improvviso – aggiunge -. Sono le file lunghissime per un documento, ma soprattutto i soldi che ho dovuto uscire e subito. Sono riuscito ad avere l’esenzione del tiket solo dopo essermi operato».

Quando una rete di assistenza medica non riesce a sostenere economicamente un paziente, e non uno qualunque, ma questo non accade solo a Taranto, entrano in gioco gli amici, gli amici operai che hanno fatto già una colletta per aiutare Stefano. Entra in gioco la famiglia, e anche, così è stato per Stefano, una banca che comprende il momento e non stringe nella morsa dei debiti un uomo, un padre, un marito, che ha come unico torto quello di essersi ammalato.

Per Stefano, Doriana, Simone e Giulia, il Natale è trascorso sereno in famiglia. I pacchi sotto l’albero e le cene con i parenti. In passato è capitato che Stefano non potesse comprare un gioco ai suoi figli, basta pensare che fare un ago aspirato costa 160 euro. Stefano non ha mai detto a suo figlio «non posso» in maniera secca. «Ho sempre preferito dire ora non posso». Il regalo alla fine è sempre arrivato. Perché Stefano c’è. E sa ancora guardare in lontananza.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/taranto-malato-di-cancro-e-cassintegrato-all-ilva-no580828/#.UsEx0w6Sabs.twitter

Ilva, Nicastro:

“Regione Puglia contraria a slittamento tempi attuazione Aia”

parlamento“La Regione Puglia non condivide l’iniziativa legislativa di cui al DL. 136/2013 soprattutto nella parte in cui consente lo slittamento dei tempi di attuazione dell’AIA così come rilasciata e modificata dal Ministero dell’Ambiente, nonché nella parte in cui cerca di superare la normativa vigente in materia di discariche di rifiuti pericolosi e non pericolosi. Riteniamo che l’azione legislativa possa indicare soluzioni finalizzate alla riduzione della tempistica prevista dalla norma per la definizione dei procedimenti amministrativi ma non possiamo condividere una norma che ‘crea eccezioni’ ad aziendam che, fra le altre cose, potrebbero generare confitti con la normativa europea in materia e conseguenti procedure di infrazione comunitaria”. Così l’assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, si è espresso in Commissione Ambiente della Camera nell’audizione prevista all’interno dell’iter di conversione in legge del decreto 136/2013.

“Il dato politico rimane ed è lampante – continua Nicastro – la decretazione d’urgenza che, negli ultimi anni, è stato lo strumento principe per dirimere le questioni che riguardano l’acciaieria di Taranto non garantisce il raggiungimento dell’obiettivo e, spesso, ha creato un percorso schizofrenico quanto alle soluzioni individuate. Non posso fare a meno di ribadire il concetto delle cangianti priorità individuate dai vari decreti che, di volta in volta, venivano sconfessate e annullate dal decreto immediatamente successivo a distanza di pochi mesi. Per la Puglia, per Taranto questo non solo rischia di non essere sufficiente ma rischia anche di vanificare quanto si tenta di fare. Sul 136 – prosegue Nicastro – sono stato chiaro: non possiamo essere d’accordo con una norma che dilata i tempi di una Autorizzazione Ambientale già per larga parte disattesa. L’audizione di oggi è stata anche l’occasione di portare a conoscenza della Commissione della delibera di Giunta recentemente adottata in relazione al piano del Comitato di Esperti sul processo di ambientalizzazione del siderurgico: abbiamo avuto modo di rimarcare come questo piano, di fatto, in relazione alle emissioni in atmosfera, costituisca una modifica dell’Aia per la quale, a nostro giudizio, non esistono motivazioni sufficienti”.

Conclude l’assessore regionale all’Ambiente: “Abbiamo infine evidenziato come permangano  problematiche legate all’emungimento da pozzi autorizzati, all’interno dello stabilimento, in un’area sulla quale il Piano di Tutela delle Acque (PTA) ha posto delle limitazioni al prelievo in quanto l’acquifero è vulnerabile da contaminazione salina ribadendo la necessita di una riduzione progressiva, nel tempo, dell’utilizzo di quelle acque attraverso la riduzione/risparmio dei consumi generali, il riciclo e il riutilizzo delle acque depurate e trattate, il riuso delle acque meteoriche, attraverso le migliori tecnologie disponibili. Per non parlare poi degli scarichi idrici sui quali è necessario effettuare i campionamenti per l’individuazione di contameninanti a monte dei canali  di scarico che sono per buona parte a cielo aperto e pertanto suscettibili di raccogliere le acque meteoriche dell’ambiente circostante ed il particolato presente nell’aria con un effetto di diluizione”.

http://www.inchiostroverde.it/news/ilva-nicastro-regione-puglia-contraria-a-slittamento-tempi-attuazione-aia.html

Il Governo ci porta fuori dall’Europa

Ilva, Peacelink contro il nuovo decreto: “Il Governo ci porta fuori dall’Europa”

ilva peacelinkQuesto governo porta l’Italia fuori dall’Europa, approvando l’ennesimo decreto “Salva-Ilva” che concede deroghe e proroghe in barba alle rigorose norme della direttiva europea sull’Autorizzazione Integrata Ambientale. Con il decreto legge approvato oggi dal Consiglio dei Ministri vengono sanate le infrazioni all’Aia (certificate dall’Ispra) e sono persino abolite le sanzioni previste dalla legge 231/2012 (nota anche come “Salva-Ilva 1″). Il decreto prevede inoltre un periodo transitorio di ben tre anni durante i quali non sarà possibile garantire la conformità degli impianti alle prescrizioni autorizzative, riconoscendo che era vero il rilievo delle associazioni ambientaliste sulla difficoltà di realizzare le prescrizioni AIA nei tempi previsti.

Ricordiamo a tutti che secondo i periti nominati dalla magistratura tarantina circa trenta morti all’anno sono correlabili all’inquinamento industriale. Si tratta di una stima molto prudente che fanno di Taranto una citta’ della morte. Altri tre anni di inquinamento dell’area a caldo dell’Ilva causeranno ulteriori danni alla salute delle fasce piu’ fragili della popolazione. La salute non puo’ aspettare i tempi dell’Aia. Si è purtroppo deciso di lasciare che i tarantini siano sottoposti ancora all’inquinamento per altri tre anni, i quali si aggiungono ai cinquanta passati. Il Governo si è assunto la responsabilità di non bloccare le fonti inquinanti, di non fornire risposte alla Commissione europea, di abolire le sanzioni previste a carico degli inquinatori.  Tirando le somme, il Governo concede libertà di inquinare portando Taranto fuori dell’Europa. Segnaleremo alla Procura questa situazione anomala perche’ la salute non sia messa ulteriormente in pericolo con questo decreto che concede un ammorbidimento inaccettabile alla gia’ blanda legge “Salva-Ilva 1″.

http://www.inchiostroverde.it/news/ilva-peacelink-contro-il-nuovo-decreto-ci-porta-fuori-dalleuropa.html

Ilva, giorni frenetici – Oggi il provvedimento?

tornado

TARANTO – Nella storia dell’Ilva, le date hanno sempre avuto un ruolo “affascinante”. Un continuo susseguirsi di coincidenze davvero strambe. E così oggi, 28 novembre, mentre cade il primo anniversario del tornado che si alzò dal mare e travolse il porto, l’Ilva e Statte, portando via con sé la vita del giovane gruista Francesco Zaccaria, a Roma si tireranno le fila del nuovo provvedimento studiato per il siderurgico tarantino. Nel mentre, da ieri a domani, i lavoratori voteranno per il rinnovo della Rappresentanza sindacale unitaria (RSU). Sulla validità delle elezioni incombe però la pronuncia del giudice. Contestando le modalità della consultazione, la Fiom Cgil ha, infatti, chiesto al giudice di invalidare le elezioni nel siderurgico. L’udienza si terrà il prossimo 10 dicembre. Sono 84 i delegati sindacali che i lavoratori dovranno eleggere nella consultazione, di questi, 15 sono impiegati e il resto operai.

Come riportato già ieri, il nuovo provvedimento (che pare non sarà un nuovo decreto ad hoc) interverrà a gamba tesa su alcune questioni ritenute fondamentali da Bondi e Ronchi per proseguire nel processo di “risanamento” dell’Ilva. Per quanto riguarda i parchi minerali primari ad esempio, è stato trovato il modo per far sì che non impattino come indici urbanistici sul vigente piano regolatore di Taranto (l’elevata altezza della struttura prevista per la copertura, 80 metri, aveva già messo in allarme più di qualcuno). E’ stato infatti deciso che le coperture dei parchi saranno considerate come “volumi tecnici” e non urbanistici: volumi tecnici, si specifica, funzionali alle attività industriali che necessitano di risanamento ambientale. In questo modo, non sarà necessario mettere in cantiere la variante del piano regolatore di Taranto.

Inoltre, con lo stesso provvedimento, sarà previsto che i tempi di rilascio della Valutazione di impatto ambientale passino da 180 a 90 giorni mentre i tempi di istruttoria per l’assoggettabilità o meno degli interventi alla VIA passino da 120 a 45 giorni. In particolare, per la Valutazione di impatto ambientale che andrà rilasciata per la copertura dei parchi minerali grandi, i tempi sono stati “compattati” da 120 a 90 giorni. Il provvedimento prevede inoltre che nei casi di maggiore criticità, il ministero dell’Ambiente convochi la conferenza dei servizi per lo sblocco delle autorizzazioni: in pratica, la Conferenza dei servizi del SUAP del Comune di Taranto rischia di essere inglobata da quella presso il ministero dell’Ambiente se si dovessero creare intoppi “burocratici”. Il ministero dell’Ambiente ha peraltro escluso per la copertura dei parchi minerali secondari, l’assoggettabilità alla VIA chiesta invece dal Comune di Taranto. In pratica ha vinto Ronchi.

Il problema però, restano sempre i soldi. Non è un caso se martedì l’azienda ha presentato ai sindacati metalmeccanici soltanto le fotografie del progetto di copertura dei parchi minerali primari, non potendo però dimostrare di essere in grado di garantire la copertura finanziaria per lo stesso. Non è un caso se da più parti sia stato invocato l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti (che gestisce il risparmio postale dei cittadini italiani, ben 240 miliardi di euro che sono stati depositati in libretti di risparmio o investiti in buoni fruttiferi postali). E nello stesso tempo sia stato chiesto che i 2 miliardi sequestrati dalla Procura di Milano al gruppo Riva nell’ambito dell’inchiesta per frode fiscale, siano usati come garanzia per le banche affinché le stesse chiudano l’accordo con il commissario Bondi (che ha già messo sul piatto della trattativa le azioni delle varie società controllare dall’Ilva Spa) per la concessione del prestito di 2,4 miliardi di euro.

Se non si chiude questo circolo vizioso, non ci sono i soldi per finanziare il Piano di lavoro redatto dai tre esperti: motivo per cui il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando non può dare l’ok per decreto allo stesso. Mancando i soldi per finanziare il piano ambientale (che devono per forza arrivare dalle banche, dalla Cassa Depositi e Prestiti ed in ultimo dalla Banca Europea degli Investimenti attraverso il Piano dell’Acciaio redatto nel giugno scorso), è chiaro che a ruota il piano industriale non ha alcun senso di esistere, visto che lo stesso dovrà chiarire il futuro produttivo dell’Ilva per i prossimi anni (che come abbiamo visto in questi giorni, leggendo le dimensioni delle coperture dei volumi dei parchi primari e secondari, è destinato a subire un radicale quanto drastico ridimensionamento). Ad occhio e croce, pare si siano leggermente incartati.

http://www.inchiostroverde.it/news/ilva-giorni-frenetici-oggi-il-provvedimento.html

Indagini, intercettazioni, controllori video

Indagini, intercettazioni, controllori che vanno a braccetto con i controllati. In questa nuova puntata, La Ragnatela racconta la chiusura dell’inchiesta Ambiente Svenduto, con 53 persone, tra manager dell’Ilva, politici locali e nazionali, funzionari ministeriali, poliziotti e preti, finite sotto accusa.

Ilva Taranto, il gip avvisa:

 “O rispetta prescrizioni Aia o sarà di nuovo sequestro”

In un’ordinanza di 40 pagine, Patrizia Todisco sottolinea come l’azienda non abbia ottemperato a quanto chiesto e che vi siano ancora “accertate violazioni in materia di tutela ambientale e sanitaria”

Ilva Taranto, il gip avvisa: “O rispetta prescrizioni Aia o sarà di nuovo sequestro”

Se l’Ilva di Taranto non rispetta in tempi stretti le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale, gli impianti potrebbero tornare presto sotto sequestro. E’ quanto in estrema sintesi ha spiegato il gip Patrizia Todisco nell’ultimo provvedimento con il quale ha rigettato la richiesta del commissario straordinario Enrico Bondi di sbloccare i 200mila euro bloccati dalla Guardia di finanza a maggio scorso. Nelle 40 pagine che compongono l’ordinanza il gip ha motivato la decisione ribadendo che “allo stato, non risulta ancora intervenuta l’approvazione del piano industriale” e, al contrario, sono ancora “rilevanti” le “accertate violazioni delle prescrizioni in materia di tutela ambientale e sanitaria”. Ma soprattutto nel documento il magistrato ha richiato l’ultima relazione firmata dai custodi giudiziari Barbara ValenzanoEmanuela Laterza e Claudio Lofrumento che, al termine di un sopralluogo effettuato con i carabineri del Nucleo operativo ecologico di Lecce, hanno documentato le numerose criticità ancora presenti nella fabbrica di Taranto

Nella relazione si legge che “le attività condotte dalla Societa Ilva spa risultano in notevole ritardo rispetto ai tempi prescritti dal Provvedimento di Riesame Aia 2012” e che “sussistono le pratiche operative di gestione del processi che hanno fin’oggi determinato le violazioni delle norme”. Nell’Ilva, in sostanza, non è cambiato quasi nulla. Nella fabbrica tutte le pratiche operative che hanno portato alle emissioni nocive e quindi al disastro ambientale, secondo quanto scrivono i custodi, non sono state modificate. I livelli di alcuni inquinanti, però, sono diminuiti, ma non per merito dell’azienda, ma semplicemente per la minore produzione. “Si evidenzia – si legge infatti nella relazione dei custodi tecnici in riferimento alle polveri sottili – che lo spegnimento di alcuni impianti quali, l’altoforno 1, le batterie 3-4, 5-6, 7-8, e la fermata dell’altoforno 2 e dell’acciaieria 1, hanno comportato una riduzione dell’emissioni”.

Una situazione, quindi, in cui secondo il gip la facoltà d’uso dell’area a caldo è nuovamente a rischio e potrebbe essere revocata dal magistrato ma non senza la richiesta dei pubblici ministeri. Una sorta di ultimatum al Commissario Bondi affinché le operazioni per la messa a norma dell’impianto siano concrete. A testimoniarlo ci sono i diversi passaggi in cui il magistrato ha fatto riferimento alla decisione della Corte Costituzionale che , pur definendo legittima la legge “salva Ilva”, ne ha sottolineato la necessità per via di una “situazione grave ed eccezionale” a causa di una “emergenza ambientale, dato il pregiudizio recato all’ambiente e alla salute degli abitanti del territorio circostante, e di emergenza occupazionale, considerato che l’eventuale chiusura dell’Ilva potrebbe determinare la perdita del posto di lavoro per molte migliaia di persone”. Ed è sulla base di questo che la Corte ha sottolineato “la temporaneità delle misure adottate”. Insomma il tempo stringe e la salute dei tarantini non può attendere ancora a lungo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/05/ilva-taranto-il-gip-todisco-avvisa-o-rispetta-prescrizioni-aia-o-sara-di-nuovo-sequestro/767524/

le menzogne !!!!

VERGOGNA
VERGOGNA

 

Clini: non sono uomo dell’Ilva

 

Riceviamo dall’ex ministro all’Ambiente un intervento sulla vicenda Ilva. La Gazzetta del Mezzogiorno

 

Corrado Clini

 

La Gazzetta del Mezzogiorno, nell’agosto 2012 in un articolo a firma Mimmo Mazza aveva scritto che, secondo un’intercettazione telefonica agli atti della Procura di Taranto, io sarei stato un «uomo dell’Ilva».

Notizia smentita qualche ora dopo con un comunicato della Procura della Repubblica di Taranto, ma che continua a girare, incurante della smentita, sul web e sulla stampa.

Sabato, in un articolo ancora a firma di Mazza sulla più volte preannunciata chiusura dell’inchiesta Ilva, si afferma che io sarei corresponsabile, in quanto direttore generale del ministero, dell’AIA rilasciata il 4 agosto 2011, oggetto dell’indagine appena conclusa con, apprendo da voi, 50 indagati.

Come ho avuto ripetutamente modo di chiarire, e come risulta dagli atti che sono pubblici e consultabili, io non ho avuto alcun ruolo nella procedura dell’Aia del 4 agosto 2011 in quanto la mia direzione, una delle 5 in cui si articola il Ministero dell’Ambiente, non si occupa di Aia. Al contrario ne ho criticato i contenuti, in contrasto con la direttiva europea Ippc che ha stabilito gli obiettivi delle Autorizzazioni Integrate Ambientali; il metodo «consociativo» con il quale è stata predisposta; i tempi per il rilascio, superiori di 10 volte a quelli stabiliti dalla legge.

In particolare, nella mia audizione del 16 luglio 2013 alla X Commissione del Senato, ho messo in rilievo che l’Aia del 4 agosto 2011 rappresenta «l’esito di una procedura scarsamente motivata sul piano tecnico, e caratterizzata da un compromesso “politico” tra la resistenza dell’impresa ad assumere impegni in linea con le migliori tecnologie disponibili e le istanze degli enti locali e delle associazioni ambientaliste in gran parte non sostenibili sul piano della fattibilità tecnica e giuridica. Questo è il contesto nel quale si collocano, e si comprendono, le positive dichiarazioni con le quali le autorità competenti hanno accolto l’Aia del 4 agosto 2011 (di cui è disponibile un’ampia rassegna stampa)».

E a questo proposito la Gazzetta del Mezzogiorno potrebbe ricordare ai suoi lettori in particolare le soddisfatte dichiarazioni di allora dell’assessore all’ambiente, Nicastro, e del direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato.

Io mi sono assunto la responsabilità di modificare l’Aia del 4 agosto 2011, applicando rigorosamente la direttiva europea. Dopo un’istruttoria di 6 mesi, il 26 ottobre 2012, ho rilasciato la nuova Aia con prescrizioni finalizzate alla rimozione di tutti i fattori di rischio individuati nell’area a caldo dello stabilimento. Gli interventi previsti dovevano essere attuati in un arco temporale massimo di 36 mesi.

Il 15 novembre 2012 Ilva ha accettato le prescrizioni e presentato il piano degli interventi per dare attuazione alla nuova Aia. In questo modo la procedura si è completamente allineata alla direttiva europea, perché Aia è diventata il documento di riferimento assunto dall’impresa per la riqualificazione ambientale degli impianti.

Il sequestro dei prodotti finiti il 26 novembre 2012 ha aperto un conflitto della Procura e del Gip contro l’amministrazione. La Corte Costituzionale il 9 aprile 2013 ha pienamente riconosciuto la legittimità della azione dell’amministrazione, ma intanto erano trascorsi mesi preziosi per un’impresa che deve competere nei mercati internazionali, e tutto è diventato più difficile.

Se si fosse seguita la via maestra indicata dall’Aia del 26 ottobre 2012, oggi Ilva sarebbe un cantiere aperto per la realizzazione di interventi tecnologici e gestionali basati sui nuovi standard europei per la siderurgia.

Vorrei ancora ricordare al vostro giornalista che l’avvio dei lavori per il risanamento ambientale di Taranto, di cui ha scritto sul giornale nell’edizione odierna (ieri, ndr), avviene oggi grazie all’iniziativa che ho assunto il 26 luglio del 2012 con il Protocollo per la riqualificazione ambientale di Taranto. Ho assunto l’iniziativa per superare gli scandalosi ritardi e le inadempienze rispetto agli impegni della Regione Puglia per Taranto. In particolare vale la pena di ricordare che le risorse stanziate per il risanamento del quartiere Tamburi (49,4 milioni ?) il 3 luglio 2007, sulla base di un progetto di Regione e Comune, erano state successivamente destinate ad altri progetti con una deliberazione della giunta regionale del 2 ottobre 2007. Questo per la verità storica.

Risponde Mimmo Mazza
Confermo tutto quello che ho scritto.

 

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizie-nascoste/clini-non-sono-uomo-dell-ilva-no663365/