Nel testo l’ennesimo regalo all’Ilva

M5S e ambientalisti contro il dl emergenze: “Nel testo l’ennesimo regalo all’Ilva”

Nel decreto approvato oggi dal consiglio dei ministri, insieme alle nuove norme per la Terra dei fuochi sono inseriti articoli che mettono al sicuro il lavoro del commissario dell’acciaieria Enrico Bondi: sanzioni azzerate, sblocco dei fondi e soprattutto nessuna responsabilità per la gestione dei rifiuti all’interno della fabbrica. Insorgono 5 Stelle e Verdi

M5S e ambientalisti contro il dl emergenze: “Nel testo l’ennesimo regalo all’Ilva”

 

Il quinto decreto ad Ilvamapprovato dal consiglio dei ministri insieme alle nuove norme per laTerra dei fuochi, è un vero e proprio ‘salva-commisari’, il commissario straordinario dell’acciaieria di Taranto. Sanzioni azzerate, sblocco dei fondi e soprattutto nessuna responsabilità per la gestione dei rifiuti all’interno della fabbrica.

“LE SANZIONI NON SI APPLICANO AL COMMISSARIO”
Le norme salva-commissari prevedono che “durante la gestione commissariale, qualora vengano rispettate le prescrizioni dei piani” e “le previsioni” di adeguamento, non si debbano applicare “per atti o comportamenti imputabili alla gestione commissariale”, le sanzioni previste dall’Aia del 2012, ovvero quelle che sancivano per l’azienda una multa anche del 10 percento del fatturato aziendale. Non solo. Il decreto prevede che le “sanzioni, ove riferite a atti o comportamenti imputabili alla gestione precedente al commissariamento, si irrogano alle persone fisiche che abbiano posto in essere gli atti o comportamenti, e non possono essere poste a carico dell’impresa commissariata per tutta la durata del commissariamento”. In sostanza, la nuova norma prevede che le colpe deiRiva, come titolari del siderurgico, debbano essere pagate dai Riva stessi e non dall’Ilva commissariata.

Ma cosa si intende per previsioni? Con un’interpretazione autentica il governo ha chiarito che “la progressiva adozione delle misure” deve essere intesa nel senso che la stessa è rispettata se laqualità dell’aria nella zona esterna allo stabilimento “non abbia registrato un peggioramento rispetto alla data di inizio della gestione commissariale” e soprattutto se “alla data di approvazione del piano, siano stati avviati gli interventi necessari ad ottemperare ad almeno il 70% del numero complessivo delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni integrate ambientali, ferma restando la non applicazione dei termini previsti dalle predette autorizzazioni e prescrizioni”. In definitiva non è necessario che le misure di adeguamento siano state realizzate completamente, ma è sufficiente che il 70 percento di quelle previste siano state avviate. Inoltre il decreto non stabilisce quali siano le prescrizioni da avviare lasciando di fatto una grande discrezionalità nelle mani di Bondi.

LE MANI SUI SOLDI DEL JERSEY
Non ci sono fondi per ambientalizzare l’Ilva in tre anni. Il governo lo scrive chiaramente nelle premesse del decreto quando afferma che “la insufficienza delle risorse finanziarie a disposizione della struttura commissariale rischiano di vanificare il rispetto del termine di 36 mesi per l’attuazione delle Aia”. Tradotto: bisogna mettere mano ai fondi sequestrati dalla magistratura. In tal senso, se aTaranto – rispetto agli 8 miliardi imposti dal gip Patrizia Todisco – le Fiamme gialle sono riuscite a trovare ben poche risorse dei Riva, a Milano al contrario i finanzieri hanno sequestrato circa 1 miliardo e 200 milioni di euro che gli gruppo industriale aveva riportato in Italia con lo scudo fiscale voluto da Tremonti e Berlusconi dopo averli nascosti nel paradiso fiscale del Jersey. Il decreto, ora, stabilisce che se i Riva non metteranno a disposizione di Bondi i fondi necessari, il commissario potrà richiedere “le somme sottoposte a sequestro penale in relazione a procedimenti penali a carico del titolare dell’impresa o del socio di maggioranza, diversi da quelli per reati ambientali o connessi all’attuazione dell’Aia”. Somme da utilizzare immediatamente per ambientalizzare l’Ilva e che altrimenti sarebbero entrate nella disponibilità dello Stato solo dopo un’eventuale condanna definitiva.

BONELLI: “LA SOSPENSIONE DELLE SANZIONI E’ INCOSTITUZIONALE”
Per Angelo Bonelli, leader dei Verdi, “la norma del decreto sull’Ilva che contiene la sospensione delle sanzioni per le prescrizioni ambientali è assolutamente incostituzionale perché subordina in maniera inaccettabile la vita e la salute alla produzione. Mai ci saremmo aspettati – ha aggiunto l’ex candidato sindaco di Taranto dell’area ambientalista – che si potesse giungere a superare questo limite con una norma che non solo garantisce l’impunità a chi inquina, ma abbandona i cittadini di Taranto a subire le drammatiche conseguenze dell’inquinamento”. Inoltre Bonelli ha annunciato che “una volta pubblicato porterò personalmente il testo del decreto al Commissario Ue all’Ambiente in relazione alla procedura di infrazione comunitari” perché “con questo decreto si vuole garantire un periodo transitorio che secondo la struttura commissariale dovrebbe durare almeno 3 anni, periodo nel quale, da quello che abbiamo compreso non sarà possibile garantire la conformità degli impianti dell’Ilva alla legge. Di fatto si tratta di un decreto che consente nei prossimi anni la libertà d’inquinare”.

M5S: “SANZIONI CANCELLATE, E’ REGALO A ILVA”
Sul dl approvato dal governo Letta, inoltre, è arrivata la sonora bocciatura di Movimento 5 Stelle eVerdi. “Dietro un decreto che dovrebbe mettere una pezza sul disastro ambientale della Terra dei Fuochi si nasconde l’ennesimo regalo al commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi – hanno scritto i deputati M5S della commissione Ambiente – Siamo preoccupati per la volontà del governo di togliere di fatto le sanzioni sull’Ilva durante il periodo di commissariamento”. Non solo. Gli onorevoli a 5 Stelle sono “convinti che chi commette reati ambientali debba pagare, e oltretutto che le eventuali bonifiche previste riguardino tutti i Siti di interesse nazionale (Sin) inquinati, e non soltanto alcune zone”. Per quanto riguarda il provvedimento generale, invece, per i 5 Stelle “ben venga l’introduzione del reato per la combustione dei rifiuti”, ma loro aspetteranno che il testo approdi in Aula. “Continueremo a batterci – hanno concluso – affinché la tutela dell’ambientediventi sempre di più una priorità improrogabile, non una bandiera da sventolare solo quando gira il vento”. Non meno forte la presa di posizione dell’associazione ambientalista Peacelink: “Questo governo porta l’Italia fuori dall’Europa, approvando l’ennesimo decreto ‘Salva-Ilva’ che concede deroghe e proroghe in barba alle rigorose norme della direttiva europea sull’Autorizzazione Integrata Ambientale“.

DA BERLUSCONI FINO A LETTA, ECCO I CINQUE DECRETI “AD AZIENDAM”
Quello di oggi, come detto, è il quinto decreto firmato da vari governi nei confronti dei padroni dell’acciaio. Il primo risale al 2010 e fu firmato dal duo PrestigiacomoBerlusconi per risolvere l’emergenze benzo(a)pirene che attanagliava Taranto. In realtà il decreto si limitò eslcusivamente ad innalzare i limiti di legge per le città con più di 150mila abitanti. Il secondo decreto fu voluto dall’ex ministro dell’ambiente del Governo Monti, Corrado Clini, per sbloccare l’acciaio sequestrato dalla procura di Taranto. Ben tre, invece, sono i decreti firmati dall’attuale governo Letta e dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. Oltre a quello di oggi, Letta-Orlando hanno emanato due provvedimenti per nominare Bondi commissario ed Edo Ronchi com subcommissario e per autorizzare le discariche interne dell’Ilva.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/03/m5s-e-ambientalisti-contro-il-dl-emergenze-nel-testo-lennesimo-regalo-allilva/799950/

Ilva, Consiglio dei Ministri approva nuovo decreto – Bonelli: “Vergognoso”

palazzo chigi_2

ROMA – Ci risiamo. Il governo “bradipo” diventa soprendentemente rapido e ad agile quando si tratta di intervenire sull’Ilva di Taranto. Oggi, infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto sulle emergenze ambientali ed industriali, contenente anche norme per la Terra dei fuochi. Le nuove norme per l’Ilva (che comunque riguardano tutte le imprese di interesse strategico nazionale), contenute in questo provvedimento dovrebbero riguardare una sospensione delle sanzioni, la semplificazione degli iter autorizzativi per l’avvio dei cantieri, e lo sblocco delle risorse sotto sequestro. Il decreto è stato presentato dai ministri dell’Interno, delle Politiche agricole, dell’Ambiente, dello Sviluppo economico, e della Coesione territoriale.

LA NOTA DEL GOVERNO – Nel paragrafo relativo a Risanamenti ambientali e Ilva si legge: attesa l’importanza di far luogo al piano di risanamento ambientale (Aia), si prevede che lo stesso vada ulteriormente finanziato attingendo alle risorse finanziarie personali del proprietario dell’impresa commissariata. Si prevede inoltre che in caso di inadempimento possano essere utilizzate somme di quel soggetto che siano sottoposte a sequestro penale per reati anche diversi da quelli di tipo ambientale. Si prevedono inoltre particolari norme di semplificazione e accelerazione procedimentale per la realizzazione degli interventi necessari all’attuazione dell’Aia.

IL COMMENTO DI BONELLI – “Vergognoso! – è il commento dei co-presidente dei Verdi Angelo Bonelli – il Consiglio dei Ministri ha approvato l’ennesimo decreto legge sull’Ilva a Taranto che sospende le sanzioni per la mancata attuazione delle misure di tutela ambientale. Sono sempre piu’ indignato!”. Per Bonelli si è in presenza di una norma “assolutamente incostituzionale perché subordina in maniera inaccettabile la vita e la salute alla produzione”. Aggiunge il leader dei Verdi: “Mai ci saremmo aspettati che si potesse giungere a superare questo limite con una norma che non solo garantisce l’impunità a chi inquina ma abbandona i cittadini di Taranto a subire le drammatiche conseguenze dell’inquinamento. Con questo decreto si vuole garantire un periodo transitorio che secondo la struttura commissariale dovrebbe durare almeno 3 anni, periodo nel quale, da quello che abbiamo compreso non sarà possibile garantire la conformità degli impianti dell’Ilva alla legge – conclude Bonelli -. Di fatto si tratta di un decreto che consente nei prossimi anni la liberà d’inquinare”.

LA CONFERENZA STAMPA DEL GOVERNO: http://www.youtube.com/watch?v=OvoJIRV2mf8&feature=youtu.be

LA NOTA DI LEGAMBIENTE – A proposito dell’ennesimo decreto Ilva – volto a semplificare le procedure e a ridurre i tempi previsti per l’esame dei concreti interventi necessari alla piena attuazione dell’A.I.A., oltre che a rendere utilizzabili i beni sequestrati alla famiglia Riva per la gestione commissariale dell’Ilva, ai fini dell’attuazione dell’A.I.A. stessa – Legambiente precisa che, se da un lato queste esigenze sono senz’altro condivisibili, non si può contemporaneamente non essere preoccupati per la necessità di perseguirle attraverso l’adozione di un ennesimo decreto.

«Valuteremo con molta attenzione – dichiarano Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e presidente del Circolo Legambiente di Taranto – il contenuto delle norme che il Governo adotterà. Riteniamo che semplificazioni e riduzioni dei tempi non debbano comportare stravolgimenti degli organi preposti alla verifica e alla approvazione dei singoli interventi e, più in generale, la possibilità di un loro esame approfondito.

Legambiente sottolinea la necessità di procedere in modo improcrastinabile alla adozione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, previsto dalla Legge 89/2013, che contempla le azioni e i tempi necessari per garantire il rispetto delle prescrizioni di legge e dell’A.I.A. Lo schema del Piano è stato reso pubblico l’11 ottobre 2013, circa un mese dopo la scadenza, indicata dalla stessa legge 89, per la sua predisposizione e proposta al Ministro dell’Ambiente, (entro sessanta giorni dalla nomina). Legambiente ha proposto le proprie Osservazioni al Piano (debitamente prese in consegna) l’11 novembre.

«La Legge 3 agosto 2013 n. 89 prevede che dette Osservazioni, insieme alle altre pervenute al Commissario Ilva, siano valutate dal comitato dei tre esperti, nominati dal Ministro, ai fini della definitiva proposta entro il termine di centoventi giorni dalla nomina del medesimo comitato – precisano Tarantini e Franco – I centoventi giorni indicati dalla legge sono scaduti e la proposta definitiva del comitato degli esperti non è stata resa ancora nota. Pur considerando il ritardo conseguente alla pubblicizzazione solo in data 11 ottobre dello schema del Piano, riteniamo che, decorse ormai tre settimane dalla scadenza del termine previsto per l’invio delle Osservazioni, sia necessario procedere con urgenza alla presentazione della versione definitiva del Piano stesso, che speriamo, accolga le Osservazioni da noi presentate».

Dalla data di presentazione decorrono i quindici giorni entro i quali il Piano, che equivale a modifica dell’A.I.A. – limitatamente alla modulazione dei tempi di attuazione delle relative prescrizioni – andrà poi approvato con decreto del Ministro dell’ambiente, sentita la Regione Puglia.  Solo dopo il decreto, scatterà il termine di ulteriori trenta giorni entro cui il Commissario straordinario dovrà predisporre il piano industriale che consenta la continuazione dell’attività produttiva nel rispetto delle prescrizioni di tutela ambientale, sanitaria e di sicurezza contenute nel Piano stesso. Dalla sua presentazione, la legge 89 assegna al Ministro dello Sviluppo Economico ulteriori quindici giorni per l’adozione. È evidente che la presenza di tante scansioni temporali porta inevitabilmente ad accumulare i ritardi che ogni fase eventualmente comporti.

http://www.inchiostroverde.it/news/ilva-nuovo-decreto.html

Ilva, lettera aperta a Nichi Vendola

Angelo Bonelli

Angelo Bonelli

Ecologista. Presidente dei Verdi

Ho letto la sua lettera pubblicata su Huffington post: “Sull’Ilva tentano di uccidermi ma non mi rassegno”. Devo far notare purtroppo che a Taranto chi ha ucciso veramente e per 30 volte all’anno è la diossina e chi non si rassegna sono le tante famiglie che vogliono cacciare le malattie dalle loro case.

Da lei sono state elencate tante cose fatte dalla Regione Puglia , ma almeno un accenno di autocritica da parte sua sarebbe apprezzato, perché se la Procura è arrivata a sequestrare l’Ilva e a fare un’indagine epidemiologica, che ha stabilito che i 30 decessi all’anno sono dovuti all’inquinamento prodotto da quella fabbrica, qualcosa non sarà funzionato da parte delle istituzioni a partire anche dalla Regione Puglia che lei governa dal 2005. Molti si chiedono come mai la procura ha fatto quello che le istituzioni avrebbero dovuto fare? Ma vediamo ai punti indicati come cose fatte dalla regione Puglia

1. La legge sulla diossina descritta da lei come legge all’avanguardia

La legge sulla diossina è stata concordata con il governo Berlusconi. In questo articolo di 5 anni fa circa lei ringrazia per la mediazione Gianni Letta sottosegretario alla presidenza del consiglio di Berlusconi. Qui di seguito il link di un articolo di allora.

Lei parla di li limiti stringenti 0,4 ng/mc. In Germania i limiti per le diossine erano e sono tutt’ora più severi 0,1ng/mc. Ma la legge di cui parla non è stata mai applicata perché come ogni legge in materia ambientale funziona se i controlli e le sanzioni funzionano. Né controlli né sanzioni previste dalla legge sono state applicate come previsto dall’art.3 comma 2 della legge regionale sulla diossina pubblicata sul bollettino ufficiale della regione come n.200.

Il campionamento in continuo non fu realizzato e le sanzioni che prevedevano il blocco degli impianti in caso di violazione dei limiti mai applicato. La regione poi fece un protocollo in assenza del campionamento in continuo che prevedeva 3 campagne di campionamenti in continuo all’anno. Nel 2010 vi furono sforamenti dei limiti di legge previsti dalla legge regionale. Perché non fu applicato l’art.3 comma 2 della legge che prevedeva il blocco della produzione per fermare inquinamento e invece fu ordinata una quarta misurazione che risultò, di poco, al di sotto della legge 0,39 ng/mc a fronte dello 0,4 ? Perché fu fatta una quarta misurazione se non era previsto dal protocollo?

2. Nel 2008 lei dice che nasce il registro Tumori

Non è vero. Il registro tumori è operativo ed accreditato secondo le regole scientifiche dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori) dal marzo 2013. Il registro è aggiornato all’anno 2008 e per il 2009 mancano ancora alcune centinaia di dati che devono essere inserite. Nel 2008 fu prevista la delibera regionale che ne prevedeva l’istituzione è operativo da marzo 2013. (5 anni sono passati e ci sono volute le inchieste della magistratura e le manifestazioni dei cittadini).

3. la Legge su Benzoapirene portata anche in questo caso come esempio positivo

Perché nella sua qualità di presidente della regione non ha mai ricorso presso la Corte Costituzionale per sollevare la legittimità costituzionale della legge voluta dal ministro Presitigiacomo nell’agosto del 2010? Eppure lei di ricorsi alla Corte Costituzionale ne ha fatti molti. Perché su questa legge del governo Berlusconi no? Le ricordo che i limiti sul benzoapirene erano già attivi dal 1999 sul territorio nazionale, e anche su Taranto, e che questi limiti avevano come valore 1 ng/mc.

Perché dal 1999 al 2010 la Regione Puglia non ha fatto rispettare quel valore di legge previsto dal DM 25 novembre 1994 e poi ribadito dal Dlgs 391/1999 ? Sulla base della legge nazionale la regione avrebbe dovuto realizzare sistemi di monitoraggio permanenti per controllare che il benzoapirene non superasse 1 ng/ mc. Ricordo che il benzoapirene è la componente più tossica degli IPA . Quello che io ritengo grave è che accertata la violazione dei limiti del benzoapirene si limita solo il pascolo e non gli impianti che producevano quell’inquinante che causavano gravissimi danni alla salute della popolazione.

Invece di ricorrere alla Corte Costituzionale la Regione Puglia decide di fare una propria legge. Anche in questo caso con una sapiente opera di comunicazione la presenta come una legge all’avanguardia. Ma anche qui c’è qualcosa che non va profondamente. La legge regionale sul benzoapirene del 28 febbraio del 2011 all’art.3 comma 1 prevede che nel caso di superamento del limite di 1 ng/mc il limite deve essere raggiunto dall’impianto “nel più breve tempo possibile ” Non bisogna essere particolarmente specializzati per capire che “nel più breve tempo possibile” non significa nulla perché non è un termine preciso, la Regione avrebbe dovuto scrivere una frase di questo genere “ovvero 7 /14 giorni decorsi i quali l’impianto che inquina si spegne. Nulla di tutto ciò una frase quella del “più breve tempo possibile” che sa di beffa.

4. Rilascio AIA ( autorizzazione integrata ambientale ) all’Ilva

Lei scrive che ha richiesto la revisione dell’AIA del 2011. Non scrive che lo fa solo dopo l’intervento della Procura di Taranto che con la sua periza chimica ed epidemiologica stabilisce che quell’impianto produce inquinamento e morte. Lei però dimentica di scrivere che l’Aia per cui chiese nel 2012 la revisione lei la firmò :era l’AIA del luglio 2011, la firma e lo fa nonostante la situazione grave di inquinamento accertata da una relazione dei carabinieri del Noe di Lecce che informavano procura delle gravi violazioni ambientali, relazione che era stata pubblicata dai giornali. Nonostante ciò la Regione Puglia firma quell’Aia che per buona parte della città di Taranto era scandalosa.

In quell’Aia c’erano profili e rilievi di grandissima illegittimità, li elenco: scompariva la rete Monitoraggio esterna alla cokeria, importante per rilevare le emissioni di Ipa e del pericolosissimo benzo(a)pirene; veniva depotenziato il sistema di video registrazione delle emissioni diffuse e fuggitive; venivano aumentati i limiti per i macroinquinanti, tra cui le polveri, ossidi di azoto e di zolfo; il monitoraggio di sostanze come cadmio, cromoesavalente, mercurio, arsenico non avveniva alla fonte di emissione ma allo sbocco a mare quando le sostanze arrivano diluite.

Sul camino E312: su questo punto tutto rimandato a tavoli tecnici (controdeduzione dell’Ilva accolta dalla Regione)”. Inoltre, nell’AIA sottoscritta dalla Regione Puglia “non esisteva la copertura del Parco minerali e si lascia al solo barrieramento la soluzione”. E ancora: “Non era previsto nessun sistema di abbattimento degli inquinanti che escono dai camini delle cokerie: tutti possono vedere il fumo nero che esce dai camini (una controdeduzione Ilva accolta dalla Regione); non era previsto il monitoraggio in continuo degli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici); veniva aumentata la capacità produttiva 15 milioni tonnellate a cui sarebbe corrisposto un aumento dell’inquinamento; non era previsto il campionamento in continuo della diossina che avrebbe consentito di controllare 24 ore su 24 per tutto l’anno le emissioni di diossina in uscita dal camino E312: l’applicazione di questo punto nell’AIA era rimandata a tavoli tecnici (anche questa era un’osservazione Ilva accolta).

5. Indagine epidemiologica

Perché Lei, nonostante fosse stato formalmente sollecitato diverse volte con lettere ufficiali da cittadini, associazioni a fare l’indagine epidemiologica, non l’ha mai fatta ? Le sollecitazioni a fare l’indagine epidemiologica le ho fatte personalmente per ben tre volte a partire dall’ottobre 2010. Non ha mai risposto.

L’indagine epidemiologica era fondamentale perché avrebbe evidenziato la relazione tra inquinamento e mortalità e messo l’Ilva di fronte alle proprie responsabilità penali. Perchè non l’ha fatta ? È’ stato finanziato come Regione un video promo su Taranto dal costo di 600mila euro perché non sono state utilizzate quelle risorse. Ricordo che la Regione ha il potere di fare queste indagini. Quello che doveva fare la Regione Puglia, ma anche il governo e il Comune lo ha fatto la procura di Taranto a partire dalla perizia chimica ed epidemiologica.

Io penso che il futuro di Taranto sta nella capacità di una classe politica di essere coraggiosa e ambiziosa di fare proposte che sappiano realizzare una conversione economica ecologica di quel modello industriale vecchio. Uscire da un’economia alla diossina ad una pulita e la sfida non è come dice lei l’ambientalizzazione dell’Ilva impossibile da realizzare perché quell’impianto è vecchio e costruito irresponsabilmente nella città.

Il futuro sta in esempi concreti come Pittsburgh o Bilbao. Pittsburgh era negli Usa la città dell’acciaio e ne produceva il 50% oltre 20 anni fa le fabbriche chiusero. A Pittsburgh oggi non c’è povertà ma è la città con il più alto Pil degli Usa e l’occupazione è più che raddoppiata. E’ una città che è diventata sede di imprese ad alto contenuto tecnologico, nel settore delle nanotecnologie, della biotecnologia, della biomedica , della Green economy , con campus biomedici e universitari.

Come realizzare questo a Taranto? Lo strumento che può fare da stare Upè’ lo strumento della fiscalità agevolata. Si dichiari Taranto area No Tax per attirare piccole/medie e anche grandi imprese che investano in quel territorio con un nuovo disegno di trasformazione urbanistica che sappia portare la bellezza di nuove architetture. Si avvino le bonifiche utilizzando gli operai dell’Ilva in questa grande opera di risanamento ambientale. Si possono utilizzare i fondi dell’UE del fondo sociale e delle aree in dismissione.

Ma cosa principale si usino i miliardi di euro sequestrati ai Riva. Tutto ciò significa occupazione almeno 40.000 in questo modo l’agricoltura e la maricoltura tornerà a dare posti di lavoro che oggi sono stati spazzati via dalla diossina .

 

http://www.huffingtonpost.it/angelo-bonelli/ilva-lettera-aperta-a-nichi-vendola_b_4301306.html?utm_hp_ref=italy

Caso Ilva, Vendola: “Querelo Il Fatto”. M5S: “Si dimetta”. Ma Sel lo difende

 

Il leader di Sel scrive che”la telefonata estratta dal suo contesto è un’operazione lurida, un tentativo di processo di piazza”. I parlamentari pugliesi del Movimento 5 Stelle, come i Verdi e il Pdl Puglia, chiedono che faccia un passo indietro. La segreteria del partito: “Piena fiducia. E’ in atto un attacco contro il presidente della Regione Puglia e contro di noi”. Migliaia di utenti sulla sua pagina facebook vogliono chiarimenti. Il sindacato metalmeccanici della Cisl, invece, lo difende: “Solidarietà per azione di sciacallaggio giornalistico”

Nichi Vendola

Nichi Vendola annuncia di querelare il Fatto Quotidiano dopo la pubblicazione sul nostro sito della chiamata con Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva (oggi agli arresti domiciliari). Tuttavia non ricorda che proprio ieri abbiamo cercato di contattarlo, sia al telefono che via sms, per anticipare la pubblicazione e chiedere un commento a riguardo. Tutti tentativi andati a vuoto. Il governatore non si scusa e, anzi, annuncia di procedere per vie legali. “Nell’articolo”, si legge nel comunicato della Regione Puglia, “si racconta, in modo volgarmente strumentale, di presunte risate del presidente suscitate dalle domande sulle morti per cancro. Come tutti invece possono tranquillamente constatare, il presidente era solo rimasto colpito dallo specifico episodio in cui Archinà, con un salto improvviso, si era avvicinato ad un giornalista che stava intervistando Riva”. Ovviamente, però, il presidente dimentica di ricordare che aveva definito il giornalista a cui era stato sottratto il microfono “faccia di provocatore“. Lo stesso cronista che stava per chiedere a Emilio Riva, proprietario dell’Ilva, cosa pensasse dei morti per tumore aTaranto. “E’ quindi solo lo scatto di Archinà – prosegue la nota – ad aver suscitato il sorriso di Vendola e non certamente il riferimento alla tragedia delle morti per cancro a Taranto. Su questo tema si registra invece, come si può constatare ascoltando la telefonata e non solo, l’attenzione del presidente Vendola testimoniata dalla sua storia politica e personale”. Più tardi, a Repubblica tv ha aggiunto che ”la telefonata estratta dal suo contesto è un’operazione lurida, un tentativo di linciaggio e di sciacallaggio puro”.

La segreteria di Sel: “Solidarietà. E’ in atto una campagna contro Vendola e Sel”
“E’ in atto una campagna contro Nichi Vendola”, si legge in una nota della segreteria del partito trasmessa in serata, ”e contro Sel di cui Vendola è presidente. Vendola e la sua amministrazione sono stati i primi, dopo anni di silenzi e complicità, ad avere avviato il percorso di ambientalizzazione dell’Ilva, la più grande fabbrica d’Italia, sottoponendo il colosso industriale a prescrizioni e leggi stringenti, volte a salvaguardare il diritto alla salute e al lavoro. Lo ha fatto per anni in un contesto politico e culturale in solitudine; e talvolta in duro contrasto con governi nazionali che si sono opposti ad ogni legge o misura regionale non prona agli interessi dei Riva”. E nessuna telefonata, secondo quanto riportato dalla segreteria del partito, metterà in dubbio la fiducia verso il leader: “La segreteria nazionale di Sel esprime solidarietà e fiducia nel suo presidente. E la ferma intenzione di difendere Sinistra ecologia libertà , la sua lotta e la sua funzione nella sinistra e nella politica italiana”.

Vendola: “Tentativo di sciacallaggio” – A Repubblica.it, Vendola ha detto che “la telefonata estratta dal suo contesto è un’operazione lurida, un tentativo di linciaggio e di sciacallaggio puro. Io non rido dei tumori – spiega il governatore – perché il cancro ha abitato nella mia vita e nella mia casa. Io sto ridendo per il guizzo felino di Archinà, il quale non sente le domande dei giornalisti ma corre a togliere il microfono o il registratore a un giornalista. Io non sto ridendo dei tumori”. In più, ha aggiunto, ”penso che un’intercettazione decontestualizzata, tirata fuori da un cilindro come un tentativo di dare un fondamento ad un’accusa che secondo me non ha un fondamento, è il tentativo di fare il processo prima, di farlo nelle piazze e di avere una facile condanna”.

Repubblica tv Vendola spiega che la confidenza con Archinà “è legata al fatto che noi stiamo cercando di convincere Ilva a mettere le centraline per il monitoraggio diagnostico” e “mentre faccio questo cerco di difendere centinaia di lavoratori. Per questo c’è confidenza non per altro”. Sull’ipotesi di dimissioni, il governatore chiede di avere “la pazienza di aspettare che possa farmi interrogare da un giudice: non c’è niente, non c’è un atto, un procedimento che non dica che io ho imposto per la prima volta un percorso ambientale all’Ilva. E’ paradossale che si rovesci una verità storica. L’intercettazione decontestualizzata è un tentativo di fare un processo prima nelle piazze e avere una facile condanna”, insiste.

E proprio nel giorno in cui cominciano a piovere richieste affinché si dimetta, Vendola si dice favorevole alle dimissioni del ministro Anna Maria Cancellieri, a seguito delle intercettazioni con la famiglia Ligresti: “La mia posizione è che quelle telefonate ricostruite dalle cronache giornalistiche confermino un quadro di assoluta inopportunità, cosa per cui il ministro avrebbe fatto bene a rassegnare le dimissioni”.

M5S, Di Maio: “Vendola si dimetta, lieto di non avere mai fatto parte della sinistra” – I primi a intervenire sono i parlamentari pugliesi del Movimento 5 Stelle che chiedono le dimissioni del governatore perché “ha perso ogni credibilità”. “Abbiamo provato estremo disgusto nell’ascoltare l’intercettazione. Disgusto è la sola parola che proviamo. A Vendola non rimane che una strada: dimettersi da presidente della Regione Puglia e andare a casa. Ha perso ogni credibilità”. Stessa posizione espressa anche dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio che su Facebook scrive: “Se Vendola è quello che resta della cosiddetta ‘sinistra’ italiana (il Pd è già totalmente democristiano), allora sono contento di non averne mai fatto parte e di essere andato oltre. Si dimetta”.

Pdl Puglia: “Dimissioni e convocazione del Consiglio regionale” – Parla anche Ignazio Zullo, il capogruppo del Pdl alla Regione Puglia, secondo cui “basta ascoltare per trarre inevitabili e conseguenti conclusioni”. ”Quando mi permisi di evidenziare – aggiunge Zullo – che le presunte resistenze del nostro governatore alle richieste dei Riva cozzavano con quel che già allora era trapelato su talune intercettazioni in possesso della Magistratura, dovetti subirne le offese e la collera, con annesso codazzo di tutti gli immancabili cortigiani. Come giudicare quel che si ascolta oggi sul sito del Fatto”. Il Pdl Puglia chiede inoltre l’immediata convocazione del Consiglio regionale. Nessun commento, però, dai vertici nazionali. Tra i parlamentari del partito di centrodestra, l’unico a intervenire è il deputato Gianfranco Chiarelli: “A prescindere dalle responsabilità penali, che competono unicamente alla magistratura, sul piano politico, e ancor più su quello morale, il colloquio telefonico tra Vendola e Archinà, svoltosi in un clima di scandalosa ilarità, in presenza di una questione di così rilevante gravità, come quella della salute dei cittadini, è assolutamente inaccettabile da parte di chi ricopre ruoli istituzionali”, aggiunge. “Se a questo comportamento assolutamente censurabile sommiamo gli esiti fallimentari, soprattutto in tema di sanità, dell’azione politica di Vendola, ci chiediamo cosa altro debba accadere perché il leader di Sel assuma le decisioni consequenziali”, conclude.

Verdi, Bonelli: “Se Vendola è responsabile si dimetta” – “Ci sono responsabilità che non si misurano in base al Codice penale: sono le responsabilità morali che un uomo politico ha nei confronti delle persone e dei territori che amministra”. A dirlo è il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: “E’ per questa ragione che il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola dovrebbe dimettersi senza farsi nemmeno chiedere questo gesto: gesto che io gli chiedo di compiere. Mi chiedo come si possano chiedere le dimissioni del ministro Cancellieri dopo le telefonate riguardanti i Ligresti (richiesta giusta e sacrosanta) e non porsi il problema delle proprie dopo la telefonata con Archinà – prosegue il leader ecologista. Tutta la classe politica coinvolta, compreso il sindaco di Taranto Stefàno si deve dimettere immediatamente”. “L’audio della telefonata tra Vendola e Archinà, resa pubblica oggi, lascia semplicemente senza parole: ma eravamo rimasti senza parole anche per come tutta la vicenda legata all’Ilva sia stata gestita negli anni. Una vicenda su cui la verità è emersa solo grazie all’intervento della Procura di Taranto che ha fatto quello che la politica non ha fatto a cominciare dall’indagine epidemiologica che avrebbe stabilito un nesso tra l’inquinamento e la mortalità dei cittadini di Taranto”.

Fim Cisl: “Solidarietà a Vendola per azione di sciacallaggio giornalistico” – Il segretario generale della Fim Cisl Giuseppe Farina, invece, esprime solidarietà “per l’avviso di garanzia ricevuto e per l’azione di sciacallaggio giornalistico di cui [Vendola, ndr] è vittima”. Nell’intercettazione, prosegue, “non c’è nulla di davvero rilevante che possa giustificare né l’uno e né l’altro. L’unico caso davvero rilevante e solo da un punto di vista sindacale – prosegue Farina – è la dichiarazione di raccomandazione che il presidente della Regione Puglia fa in favore di uno dei sindacati metalmeccanici impegnati nelle vicende dell’Ilva, quando ricorda al rappresentante dell’azienda, che un sindacato amico e vicino all’azienda è solo la Fiom. Anche questo non è di particolare rilievo, né ci stupisce, perché sappiamo da tempo dei vizi privati e delle pubbliche virtù mediatiche della Fiom, che al pari di Nichii Vendola, è stata con tutto e con il suo contrario, attaccando gli altri sindacati, che invece – conclude – hanno difeso solo il diritto al lavoro e quello alla salute a prescindere dall’azienda, dalla procura, dalla politica”.

I commenti su Facebook – Intanto sono migliaia gli utenti che da stamattina hanno invaso la bacheca facebook del governatore, ripostando l’articolo del Fatto. C’è chi chiede a Vendola di dare spiegazioni prima di annunciare querela al giornale, chi lo accusa di avere tradito i pugliesi e chi gli chiede dimissioni immediate. “Vergognati…e si che tu dovresti saper cosa vuol dire stare dalla parte dei più deboli, ti avevo votato per questo. Ovviamente non lo farò più. Mi fai schifo, spero che la tua carriera politica sia finita e che ti ritrovi a lavorare in qualche stabilimento tipo la Ilva”, scriveAleksos. E altri iscritti alla pagina social domandano perché oggi il leader di Sel non posti nessun messaggio su facebook. Nel tardo pomeriggio, però, pubblica un post  in cui riporta le dichiarazioni rilasciate a Repubblica tv e conclude avvertendo: “Reagirò tutelandomi anche in sede legale, come è giusto che sia”.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/15/caso-ilva-vendola-m5s-vendola-si-dimetta-da-governatore-della-puglia/778859/