Ilva, pressing sulla commissione rifiuti

 

di Michele Tursi

ILVA: UE CONTRO ITALIA PER CARENZE CONTROLLI SU TARANTOUn percorso studiato per mostrare i “gioielli” della fabbrica ed evitare i reparti inquinanti, una relazione che mettesse in evidenza gli investimenti realizzati in campo ambientale e qualche parlamentare amico per svolgere le pressioni giuste.
Nella fitta rete tessuta da Girolamo Archinà, l’ex public relation dell’Ilva sotto inchiesta nell’ambito di Ambiente svenduto, finì anche la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Dal 13 al 15 settembre del 2010, l’organo parlamentare arrivò in missione a Taranto. L’attività dello stabilimento siderurgico fu uno dei motivi della visita.
La circostanza mise in fibrillazione l’apparato dell’Ilva. Ma Archinà sembrava avere una soluzione per tutto. Il 10 settembre, telefona all’on. Pietro Franzoso (Pdl), tragicamente deceduto a novembre del 2011. Franzoso oltre ad essere un parlamentare della provincia di Taranto, è componente della Commissione rifiuti con funzioni di segretario. L’incontro tra i due avviene durante la cerimonia di inaugurazione della Fiera del Levante a Bari. Per quanto informale, la riunione sembra sortire gli effetti desiderati tanto che il giorno dopo Archinà istruisce il direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso (anch’egli indagato), sui comportamenti da tenere con la Commissione. «Mi sono visto con… la persona qui (è evidente che si tratta dell’on. Franzoso – scrivono gli inquirenti)… dovremmo porre più attenzione ad alcuni interventi impiantistici che attengono l’ecologia, tipo l’impianto urea, piuttosto che un altro impianto e poi porre l’attenzione ai flussi che vanno verso l’esterno… tipo… come abbiamo fatto con la questione Pcb».
Capogrosso prende nota ed il giorno prima della visita, relaziona a Fabio Riva (anch’egli sotto inchiesta) il quale ordina «mi raccomando mettiamo tutto in ordine». Capogrosso lo tranquillizza forte delle indicazioni avute da Archinà: «avremmo messo giù un percorso… che adesso mettiamo su carta… perchè dall’informazione di Archinà noi volevamo far vedere l’impianto di Urea con la relativa gestione delle polveri… poi l’impianto di bricchette quelle di Ambruoso, che passiamo li davanti».
Nella conversazione viene fuori il nome dell’on. Gaetano Pecorella, presidente della Commissione. «Ah Pecorella, quello della Franzoni», esclama Fabio Riva che forse lo confonde con l’avv. Carlo Taormina.
Ma è proprio su Pecorella che si svolge il pressing maggiore perchè, a conclusione dei lavori rilascia una dichiarazione alla stampa affermando che i costi delle bonifiche debbano gravare sui responsabili dell’inquinamento. A complicare ulteriormente le cose interviene anche il noto ambientalista Fabio Matacchiera che in quei giorni denuncia l’incompatibilità dell’on. Franzoso in seno alla Commissione perchè la moglie è l’amministratrice della Iris di Torricella (comune di residenza di Franzoso), una delle maggiori aziende dell’appalto Ilva.
Archinà quindi tenta di correre ai ripari ne parla prima con Capogrosso e poi con lo stesso Franzoso. «Il discorso che stamattina gli devo fare avere alla persona – dice a Capogrosso – il discorso se il concetto che dice il Presidente che varrebbe… è il privato che deve bonificare, allora perchè è intervenuta la Regione per bonificare le aree di Matra e Cemerad?»
Gli stessi dubbi vengono riportati al parlamentare di Torricella. Archinà gli suggerisce di «aiutare il presidente Pecorella ad essere oggettivo» ed a tal fine Archina e Franzoso concordano sul fatto che sia necessaria una precisazione sulla questione.

Taranto chiude

 

La seconda città pugliese perde i propri asset economici e produttivi. Prima la Vestas, poi Marcegaglia, Natuzzi e Miroglio. Adesso anche la Cementir annuncia consistenti tagli occupazionali. E’ l’epilogo di una triste storia, contrassegnata da ritardi e incongruenze politiche

di Vincenzo Carriero

Taranto svende i suoi asset economici e produttivi. E lo fa senza neanche ricorrere ai saldi di fine stagione. La seconda città pugliese per numero di abitanti, sede della più grande industria italiana e del più interessante Porto del mediterraneo, rischia di chiudere battenti. Questa volta in maniera definitiva. In ordine sparso: chi prima chi dopo, vanno via tutti. La Vestas, Marcegaglia, Natuzzi, Miroglio. Persino la Marina Militare pensa di ridimensionare la sua presenza in riva allo jonio a vantaggio di altre città italiane. Lo Stato in questo caso, però, resta in silenzio; è solerte e premuroso soltanto quando si tratta dell’Ilva. Badate bene: dell’Ilva intesa come difesa della razza padrona, di un capitalismo fattosi arbitro dei destini nazionali più di quanto non sia stato in grado di fare la politica, e non delle condizioni dei sui operai.

Nelle ultime ore, come se non bastasse, ad aver annunciato l’intenzione di tagliare 56 dipendenti dai propri organici, ci ha pensato la Cementir della famiglia Caltagirone. Chiude l’aria a caldo; è necessario, quindi, mandare via più della metà dell’attuale forza lavoro. L’aria a caldo che andrebbe chiusa a Taranto, e non certamente da oggi, resta invece al suo posto. Pienamente operativa grazie ai decreti confezionati dai governi di destra, centro e sinistra. E’ davvero un brutto epilogo per il capoluogo jonico quello che, con il passare dei giorni, prende forma all’orizzonte. In una sola soluzione vengono al pettine ritardi e incongruenze storiche. Due su tutte: l’assenza, da sempre, di una classe politica locale in grado di farsi rispettare. Al pari di quanto abbiano saputo fare, negli ultimi decenni, a Bari e a Lecce. E, poi, la mancanza di una vero ceto imprenditoriale nella città dei due mari. Qui tutt’al più, a voler essere magnanimi, si è venduto denaro (chiamasi usura) e si è costruito palazzi. La sedicente imprenditoria tarantina è stata, sostanzialmente, rappresentata da usurai e palazzinari.

Taranto rischia di chiudere? E’ assai probabile che questo territorio diventi sempre più luogo eletto per lo stoccaggio dei veleni. L’immondezzaio d’Italia. Una sorta di terra di nessuno. Le uniche attività a determinare denaro e profitto saranno quelle che, allo stesso tempo, ci consegneranno morte e malattia. Senza una testa pensante, tutte le funzioni di un organismo vengono meno. E’ quanto è accaduto e continua ad accadere. Una città acefala per naturale vocazione.

 

cosmopolismedia.it

 

 

 

Ilva e le intercettazioni Tante le relazioni «pericolose» di Archinà

di MIMMO MAZZA

TARANTO – C’è l’attuale presidente del consiglio regionale Onofrio Introna che invia un sms a Girolamo Archinà alla vigilia di Pasqua per fare gli auguri e non solo («Ringrazio per il prezioso sostegno alla mia rielezione»). E c’è l’attuale capogruppo di Sel Michele Losappio, già assessore all’ambiente nella prima legislatura Vendola, che continua a dialogare con il potente responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva, arrestato il 26 novembre del 2012 e tutt’ora ai domiciliari. Le 485 pagine dei brogliacci di Archinà sono un vaso di Pandora, con i 10.829 file – tra sms e telefonate – che raccontano il mare nel quale l’operaio divenuto dirigente aziendale nuotava con estrema naturalezza.

Intercettato dal 16 febbraio del 2010 al 13 novembre dello stesso anno dai militari del Gruppo di Taranto della Guardia di Finanza, Archinà tiene in piedi un sistema formato da parlamentari, amministratori regionali, provinciali e comunali, giornalisti, sindacalisti, docenti universitari e perfino sacerdoti. Un mare magnum di contatti e colloqui ora a disposizione dei 53 destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dalla Procura di Taranto.
Il 2010 è anno di elezioni regionali e dunque Archinà vigila su quello che accade a Bari.

Il 19 febbraio il parlamentare Pdl Pietro Franzoso (morto tragicamente il 4 novembre 2011) ad Archinà dice che «Rocco Palese (candidato alla presidenza della Regione Puglia per il centrodestra) sta qualche punto avanti a Nichi Vendola». Il pr dell’Ilva sente più volte e incontra il consigliere regionale Pdl Pietro Lospinuso, chiede ad un dipendente dell’azienda se «uno che ha chiesto aspettativa elettiva può fare campagna elettorale in stabilimento (si riferisce a Giuseppe Cristella, ora consigliere Pdl in via Capruzzi)», critica aspramente lo spot per la campagna elettorale di Alfredo Cerveller a (Sel) che indica il siderurgico come il male di Taranto, il quale, Cervellera, prima del voto invia ad Archinà due sms stile catena di Sant’Antonio («Ti ringrazio di tutto ciò che hai fatto e farai per me con affetto Alfredo Cervellera» e «domenica 28 e lunedi 29 vota e fai votare Vendola, il suo Partito Sinistra Ecologia e Libertà con Vendola e se vuoi invita famigliari e conoscenti a scrivere sul rigo Cervellera»).

Passate le elezioni, Archinà è preoccupato per la nuova Giunta Vendola, perché all’assessorato all’ambiente viene nominato il magistrato Lorenzo Nicastro, eletto nelle fila dell’Italia dei Valori, partito che a Taranto ha com consigliere regionale il medico ambientalista Patrizio Mazza. Girolamo Archinà così, il 27 aprile 2010, chiama l’allora parlamentare del Pd Ludovico Vico e gli chiede se ha visto «l’altro scherzo – si legge nei brogliacci – che ha fatto il presidente Vendola. Gli riferisce che ha messo come assessore all’ecologia Nicastro (Idv) il giudice, lamentandosi della scelta».
Il giorno dopo chiama Losappio, ribadendo all’attuale capogruppo di Sel «che è preoccupato dell’incarico assegnato a Nicastro, che il suo problema è l’appartenenza al partito Idv visto che a Taranto hanno un “pazzo” che rema contro lo stabilimento. Losappio gli dice che dall’esterno seguirà il tutto come se fosse all’interno. Girolamo gli dice che oltre a presidente del gruppo si augura che sia presidente della Commissione all’Ambiente, Losappio gli dice che questo è da vedere. Losappio gli dice che Vendola ha voluto che il presidente sia un suo amico, gli dice che lui non è intenzionato a fare nessun tipo di polemica. Losappio gli dice che l’unica persona che può fornirgli delle garanzie è il presidente Nichi. Girolamo gli dice che si rende necessaria una regia dietro e Losappio ribatte dicendo che bisogna dire a Vendola che il problema non è solo dell’ambiente ma anche lavoro, occupazione e sviluppo».

Il rapporto tra Archinà e Losappio resiste nei mesi. Il 29 settembre del 2010 i finanzieri intercettano una telefonata nella quale Losappio illustra al dirigente dell’Ilva e regionale la dinamica delle presentazione del disegno di legge sul benzo(a)pirene, sottolineando che «avrebbe voluto cambiare alcune parti della proposta legislativa, adattandola alle esigenze in corso ma a suo tempo non gli venne concesso».

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/ilva-e-le-intercettazioni-tante-le-relazioni-pericolose-di-archin-no670810

“Fitto corrotto con 500 mila euro” Ecco le motivazioni della condanna

ANSA

Raffaele Fitto

«C’era un disegno chiaro: soldi per  il movimento politico in cambio di appalti all’imprenditore Angelucci»

Il finanziamento di 500 mila euro che l’allora presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto (Pdl), ricevette «prima, durante e poco dopo» la campagna elettorale per le regionali del 2005 da Giampaolo Angelucci per il suo movimento politico “La Puglia prima di tutto” «si connota illecitamente in quanto è stato il prezzo della corruzione del Fitto da parte dell’Angelucci».

 

Questo perché Fitto si adoperò per far assegnare alle aziende di Angelucci un appalto settennale da 198 milioni di euro per la gestione di 11 Residenze sanitarie assistite (Rsa) in Puglia. Lo scrivono i giudici del tribunale di Bari (presidente Luigi Forleo, a latere Clara Rita Goffredo e Marco Galesi) nelle 769 pagine di motivazioni della sentenza con la quale il 13 febbraio 2013 Fitto, ex ministro agli Affari regionali ed ora parlamentare del Pdl, è stato condannato a quattro anni di reclusione per corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso d’ufficio ed interdetto per cinque anni dai pubblici uffici. L’ex governatore è stato invece assolto dal peculato e da un altro episodio di abuso d’ufficio. Il difensore di Fitto, avv.Francesco Paolo Sisto, parla di «motivazione surreale», motivazioni che«sostanzialmente non stanno né in cielo né in terra».

 

Alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione fu condannato il re delle cliniche romane ed editore Giampaolo Angelucci, riconosciuto colpevole di corruzione e illecito finanziamento ai partiti, in concorso con Fitto. Ad altri undici dei 30 imputati del processo furono inflitte pene comprese tra un anno e quattro anni e sei mesi di reclusione.

 

Secondo il tribunale, Fitto aveva «un disegno molto più ampio rispetto alla semplice volontà di attivare le strutture sanitarie» Rsa, che dovevano sopperire alla drastica riduzione dei posti letto ospedalieri imposta dalla legislazione nazionale e dall’ormai stremato bilancio regionale. Un disegno – scrivono i giudici – che «ha consentito a Fitto di contare su un appoggio economico di rilievo per il suo movimento politico (“La Puglia prima di tutto”, ndr), che proprio in quel periodo si stava formando». Per ottenere i 500mila euro da Angelucci – ricostruisce il tribunale – Fitto compì una «diretta intromissione nelle decisioni spettanti ai direttori generali delle Asl sulla attivazione delle Rsa e sul tipo di gestione da scegliere», poi accentro’ «in una gara unica tutti gli appalti per gestire le Rsa». «Ciò – scrivono i giudici – al fine di creare a monte tutti i presupposti perché venisse espletata una gara di tale portata economica ed impegno organizzativo per i soggetti proponenti» che «solo un unico e importante gruppo imprenditoriale sarebbe stato capace di presentare».

 

Nonostante la sconfitta elettorale, il presidente uscente – secondo il tribunale – si attivò per estendere ad altre tre Rsa (ma fu di fatto boicottato da dirigenti e funzionari regionali) l’appalto vinto da Angelucci con il Consorzio San Raffaele in quanto «aveva assunto degli impegni», che secondo i giudici non erano altro che il corrispettivo degli ultimi finanziamenti che il gruppo Tosinvest di Angelucci elargì a “La Puglia prima di tutto”.

Il difensore di Fitto, avv.Francesco Paolo Sisto replica: «Raffaele Fitto non ha visto un euro di quel lecito finanziamento, utilizzato, come la Corte del Conti ha verificato, del tutto correttamente per spese e causali elettorali». «Le sentenze si dice che vanno rispettate. Ve ne sono alcune, come questa su Raffaele Fitto, che possono essere solo formalmente rispettate» perché «sostanzialmente non stanno né in cielo né in terra». «La corsa contro il tempo per emettere la condanna in piena campagna elettorale – dice Sisto – stride vistosamente con la prescrizione per gli stessi reati maturatasi durante il tempo di ben sei mesi chiesto dal Tribunale per il deposito della motivazione». Secondo Sisto, il principio stabilito in sentenza «è innovativo e preoccupante al tempo stesso». «Chi finanzia un partito – spiega – dovrà, dopo questa decisione, essere necessariamente un nemico giurato dello stesso partito, perché, in caso contrario, ove si fosse legittimamente aggiudicato un appalto sotto il governo di quel partito corre il rischio che il finanziamento lecito diventi, d’incanto, tangente!».

 

Ilva, la storia che Vendola non racconta

 

di Alessandro Marescotti | 13 novembre 2013

 

Abbiamo smontato il video di autodifesa del Presidente della Regione Puglia, ecco quello che non ha detto. Dal 1° gennaio 1999 nelle città con più di 150 mila abitanti le Regioni dovevano far rispettare il limite di un nanogrammo a metro cubo per il benzo(a)pirene, e Taranto era fra queste. Poi il 13 agosto 2010 il governo Berlusconi rimosse quel limite e le Regioni inadempienti tirarono un sospiro, non però i cittadini che rimasero asfissiati dalle inadempienze. Fino al 13 agosto 2010 la Regione guidata da Nichi Vendola aveva il compito di intervenire. Ma non lo fece. Incontrò invece i vertici dell’Ilva, come risulta dalle intercettazioni.

Nichi Vendola non ha così applicato la normativa nazionale per difendere i polmoni dei cittadini dal benzo(a)pirene, pur sapendo che vi era una forte spinta dei cittadini preoccupati di questa sostanza altamente cancerogena e genotossica che aveva superato nel 2009 e nel 2010 il limite di legge nel quartiere Tamburi. Quando il 15 luglio 2010 si diffusero come una bomba i dati del benzo(a)pirene schizzato alle stelle, Vendola, invece di andare a Taranto e incontrare i cittadini preoccupati, incontrò i vertici dell’Ilva, fortemente preoccupati per le ragioni opposte, dato lo scalpore che i dati dell’Arpa avevano suscitato nell’opinione pubblica.

Il Direttore Generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, da quanto si legge sulla stampa che ha diffuso informazioni sulle indagini, sarebbe addirittura stato ammonito dal dirigente all’Ambiente della Regione Puglia Antonello Antonicelli, su incarico di Vendola, a non utilizzare i dati tecnici “come bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano”. Nichi Vendola, dopo aver appreso di essere indagato dalla magistratura, ha tenuto a Bari una conferenza stampa per raccontare la sua versione dei fatti ma si è ben guardato dall’incontrare i cittadini di Taranto. La storia si ripete: Nichi Vendola scansa il confronto con i cittadini. Lancia i suoi messaggi da un video: la comunicazione unidirezionale è quella che predilige. Che fare? Visto che ha affidato la autodifesa pubblica a un video e non a un dibattito, quel video lo abbiamo smontato e controllato punto per punto, evidenziando quello che non va, in attesa che Nichi Vendola si decida un giorno o l’altro di venire a Taranto per rispondere direttamente alle domande dei cittadini.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/13/ilva-la-storia-che-vendola-non-racconta/776183/

MANIFESTAZIONE PER LO SVILUPPO ALTERNATIVO A TARANTO

Taranto 26 ottobre 2013 ore 10.00

Programma della manifestazione: Ore 10,00 – raduno dei partecipanti alla manifestazione. Dalle ore 10,30 alle ore 11,30: corteo della parti civiche per via Di Palma e via D’Aquino.

Dalle ore 11,30 alle ore 13,00: Appello alla popolazione dal palco di Piazza della Vittoria.

MANIFESTAZIONE PER LO SVILUPPO ALTERNATIVO A TARANTO.

DIRITTO DEI CITTADINI ALLA MOBILITÀ: AEROPORTO – FERROVIE – PORTO – VIABILITÀ

Perché una manifestazione a favore dell’utilizzo effettivo dell’Aeroporto di Taranto?

Questa sarà sicuramente la prima domanda che tutti si porranno, ed allora conviene rispondere subito.

Un aeroporto negli anni 2000 è una vera manna dal cielo, un tesoro la cui portata è comprensibile solo da parte di chi ha la fortuna di fruirne già. Un aeroporto non è solo una comodità (che è sempre meglio avere), ma è innanzitutto un’opportunità e un volano di sviluppo e di crescita economica che crea migliaia di posti di lavoro, soprattutto per i giovani.

Come è facile intuire, un aeroporto sviluppa tanto lavoro indotto (a puro titolo di esempio: a Chicago, nel raggio di 5 km, si sono sviluppati 400.000 posti di lavoro) e, soprattutto, produce economia pulita, cosa di cui, a Taranto, tutti abbiamo estremo bisogno.

Un aeroporto funzionante, per sua naturale vocazione, spalancherebbe le porte al turismo che andrebbe ad alimentare strutture ricettive, ristoranti, bar, stabilimenti balneari, centri benessere, taxi, autonoleggio, parcheggi, lavaggi, agenzie di viaggio, guide turistiche, lavanderie, negozi, immobiliari, ecc

. Un aeroporto vedrebbe fiorire, attorno a sé, una moltitudine di attività, così come è accaduto in altre città (vedi Bergamo), con un beneficio in termini di tasse da riscuotere per i territori interessati. Questo concetto è così attuale che ormai si progettano città attorno agli aeroporti, sull’esempio delle città marinare di una volta, che sfruttavano il mare per accrescere le attività culturali e commerciali.

Un aeroporto, oggi, rappresenta ciò che rappresentavano le corriere e le carrozze nei tempi passati: lo sviluppo, lo scambio culturale, il diritto alla mobilità, il desiderio di conoscere e, perché no, di libertà; libertà, crescita e possibilità negateci da Aeroporti di Puglia (società detenuta dalla Regione Puglia al 99,4%).

Da ciò ne deriva che il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola – seppur indirettamente – è responsabile del mancato utilizzo del “nostro” aeroporto, anche se ha enunciato più volte il pieno sviluppo della nostra infrastruttura (bluffando come i fatti dimostrano).

Così come è stato bloccato lo sviluppo di una infrastrutturazione intermodale nella nostra provincia, mentre nel barese è già in fase di avanzata realizzazione ed altri milioni si stanno spendendo, ad esempio, per l’aeroporto “del Salento” brindisino (da pochi anni ristrutturato!).

Il “nostro” aeroporto è il più grande in termini di estensione e di lunghezza della pista (la 1ª in Puglia, la 5ª in Italia).

Il “nostro” aeroporto non ha problemi di espansione: a differenza di quello di Bari e di Brindisi, risulta completamente libero da vincoli e costruzioni; non ha neanche problemi di sicurezza (cosa che non si può dire per l’aeroporto di Brindisi).

Una infrastruttura, la “nostra”, che nonostante sia stata bollata come “cargo”, non è stata neanche resa tale con i necessari allacciamenti viari e ferroviari: viene definita a “vocazione cargo” solo per tenerla bloccata, così come avviene dal 2006.

Vengono stanziati finanziamenti per fantomatici “lavori”, i quali poi non vengono sistematicamente realizzati.

La verità è una sola: a Taranto non sarà realizzato nessun cargo e, come al solito, al danno seguirà la beffa perché, secondo i nostri politici, non potremo mai avere uno scalo passeggeri, nonostante ciò leda un fondamentale diritto comunitario, ossia la “Libera Circolazione”!

I cittadini chiedono a gran voce i voli passeggeri di linea, innanzitutto, e poi tutto il resto!!!

Diciamo basta all’ennesima emarginazione del nostro territorio! Diciamo basta alle politiche di falsa cooperazione imposte da Bari, che si traducono in un “nulla per Taranto”, se non quando ci sono da conferire rifiuti da tutta Italia per le nostre esauste discariche.

Taranto e i tarantini, in virtù dei sacrifici sopportati in nome dell’Italia e dell’Europa, hanno il pieno diritto di avere ciò che, legittimamente, spetta loro: la libertà di decidere e di scegliere un futuro sviluppo culturale, sociale ed economico pulito e diverso.

D’ora in poi, ciò che accadrà a Taranto, saranno i tarantini a deciderlo.

Diamo le ali a Taranto…. In tutti i sensi!!!

Il comitato pro-aeroporto della provincia di Taranto

 

Liceo Archita - Taranto
Liceo Archita – Taranto

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