Travaglio & S_vendola

ROMA – “Svendola”, questo il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di oggi, sabato 16 novembre:

Ci sono tanti modi per finire una carriera politica. Quello che la sorte ha riservato a Nichi Vendola è uno dei peggiori, proprio perché Nichi Vendola non era tra i politici peggiori. Aveva iniziato bene, con un impegno sincero contro le mafie e l’illegalità. Aveva pagato dei prezzi, ancor più cari di quelli che si pagano di solito mettendosi contro certi poteri, perché faceva politica da gay dichiarato in un paese sostanzialmente omofobo e da uomo di estrema sinistra in una regione sostanzialmente di destra. Ancora nel 2005, quando vinse per la prima volta le primarie del centrosinistra e poi le elezioni regionali in Puglia, attirava vastissimi consensi e altrettanti entusiasmi e speranze. E forse li meritava davvero.

1459304_10201478806706915_411121663_nPoi però è accaduto qualcosa: forse il potere gli ha dato alla testa, forse la coda di paglia dell’ex giovane comunista ha avuto il sopravvento, o forse quel delirio di onnipotenza che talvolta obnubila le menti degli onesti l’ha portato a pensare che ogni compromesso al ribasso gli fosse lecito, perché lui era Nichi Vendola. S’è messo al fianco, come assessore alla Sanità (il più importante di ogni giunta regionale) un personaggio in palese e quasi dichiarato conflitto d’interessi, come Alberto Tedesco. S’è lasciato imporre come vicepresidente un dalemiano come Alberto Frisullo, poi finito nella Bicamerale del sesso di Gianpi Tarantini, a mezzadria con Berlusconi. Ha appaltato al gruppo Marcegaglia l’intero ciclo dei rifiuti, gratificato da imbarazzanti elogi del Sole 24 Ore quando la signora Emma ne era l’editore. (…)

Ha stretto un patto col diavolo del San Raffaele, il famigerato e non compianto don Luigi Verzé, consegnandogli le chiavi di un nuovo ospedale a Taranto da centinaia di milioni. E si è genuflesso dinanzi al potere sconfinato della famiglia Riva, chiudendo un occhio o forse tutti e due sulle stragi dell’Ilva. Il fatto che, come ripete con troppa enfasi, non abbia mai preso un soldo dai Riva (…), non è un’attenuante, anzi un’aggravante. Non c’è una sola ragione plausibile che giustifichi il rapporto di complicità “pappa e ciccia” che emerge dalla telefonata pubblicata sul sito del Fatto fra lui e lo spicciafaccende-tuttofare dei Riva: quell’Archinà che tutti sapevano essere un grande corruttore di politici, giornalisti, funzionari, persino prelati. Un signore che non si faceva scrupoli di mettere le mani addosso ai pochi giornalisti non asserviti.

In quella telefonata gratuitamente volgare, fatta dal governatore per complimentarsi ridacchiando con il faccendiere della bravata contro il cronista importuno, non c’è nulla di istituzionale: nemmeno nel senso più deteriore del termine, nel più vieto luogo comune del politico scafato che deve tener conto dei poteri forti e delle esigenze occupazionali. C’è solo un rapporto ancillare e servile fra l’ex rivoluzionario che si è finalmente seduto a tavola e il potente che a tavola ha sempre seduto e spadroneggia nel vuoto della politica e dei controlli indipendenti, addomesticati a suon di mazzette.

(…) La telefonata con Archinà è peggio di qualunque avviso di garanzia, persino di un’eventuale condanna. Perché offende centinaia di migliaia di elettori che ci avevano creduto, migliaia di vittime dell’Ilva e i pochi politici che hanno pagato prezzi altissimi per combattere quel potere malavitoso. Perché cancella quello che di buono (capirai, in otto anni) è stato fatto in Puglia. Perché diffonde il qualunquismo del “sono tutti uguali”. Perché smaschera la doppia faccia di Nichi. Perché chi ha due facce non ce l’ha più, una faccia.

http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/marco-travaglio-sul-fatto-quotidiano-svendola-1719950/

Vendola, da Cancellieri a Berlusconi. Tutte le volte che Nichi ha chiesto le dimissioni

 

Il presidente della Puglia sul Guardasigilli: “Quella telefonata presenta un quadro di assoluta inopportunità, il ministro della Giustizia avrebbe fatto bene a rassegnare le dimissioni”. Chiesto il passo indietro anche ad Alfano e Idem. E alcune volte anche a Silvio Berlusconi. Invocando in alcuni casi la dignità, in altre l’opportunità

Nichi Vendola

 L’ultima volta che ha chiesto le dimissioni di un politico è accaduto la mattina di venerdì 15 novembre: quelle di Annamaria Cancellieri. ”Quella telefonata presenta un quadro di assoluta inopportunità, il ministro della Giustizia avrebbe fatto bene a rassegnare le dimissioni” diceva rispondendo a una domanda sulla vicenda che ha visto coinvolta il Guardasigilli in relazione al caso Ligresti. Ma Nichi Vendola, il presidente della Puglia nella bufera per l’intercettazione con il pr della famiglia Riva, lo ha fatto già altre volte. Con Alfano e Storace, con la Idem e la Lanzillotta. E ovviamente con Silvio Berlusconi. Invocando in alcuni casi la dignità, in altre l’opportunità.

“Credo che si tratti di un atto dovuto’” diceva commentando il passo indietro dell’allora ministro della Salute Francesco Storace. ”Di fronte a uno scandalo di queste proporzioni si tratta davvero di un atto dovuto”. Era l’ottobre del 2006 e l’esponente dell’allora An era finito nell’inchiesta dello spionaggio. Accuse da cui poi il presidente de “La Destra” è stato condannato in primo, ma assolto in secondo grado. Nello stesso periodo Vendola aveva chiesto le dimissioni dell’allora ministro degli Affari Regionali, Linda Lanzillotta dopo che il governo aveva impugnato la legge sull’assestamento di bilancio.

”Con le sue dimissioni Scajola ha dimostrato che la sua posizione era indifendibile” diceva il presidente di Sel commentando il passo indietro del ministro dello Sviluppo per lo scandalo dellacasa vista Colosseo. ”Il primo sentimento che ho provato per questa vicenda è di tristezza, con l’immagine del declino di un Paese che si incarna dentro questa continua sensazione di perdita dell’ethos pubblica, dove la classe dirigente non riesce a dare alcuna prospettiva del futuro e non ha autorevolezza morale”.

Di Berlusconi Vendola ha chiesto più volte le dimissioni. Tra gli ultimi casi quelli riguardanti le dichiarazioni dell’ex premier sugli omosessuali (”Meglio essere appassionati di belle ragazze che di gay”) e per l’inchiesta relativa al caso Ruby, per cui il Cavaliere è stato condannato in primo grado: ”Credo che debba sgomberare il campo perché il paese sta marcendo grazie a Berlusconi”.

“Io penso che il ministro Idem farebbe bene a rassegnare le dimissioni perché cosi si fa” aveva detto lo scorso giugno Vendola puntando il dito anche contro i giornali. “Vedo una scena paradossale quella di un ministro imprigionato dalla campagna politico-mediatica delle vicende delle irregolarità fiscali. Penso che il ministro farebbe bene a rassegnare le dimissioni, perché così si fa. Ma sono stupito che questa campagna è orchestrata dai giornali di quello che probabilmente è uno dei più grandi evasori fiscali della storia d’Italia”.

Vendola aveva poi chiesto lo scorso luglio al ministro dell’Interno Angelino Alfano di rendere conto del pasticcio diplomatico che aveva coinvolto la famiglia del dissidente kazako, consegnata al regime del Kazakhistan: “Non ci si può ipocritamente lavare la coscienza con due parolette. Aspettiamo ora dal titolare del Viminale il passo conseguente”.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/15/vendola-da-cancellieri-a-berlusconi-tutte-le-volte-che-nichi-ha-chiesto-il-passo-indietro/779263/?fb_action_ids=608227485890637&fb_action_types=og.recommends&fb_source=other_multiline&action_object_map=%7B%22608227485890637%22%3A441870645918387%7D&action_type_map=%7B%22608227485890637%22%3A%22og.recommends%22%7D&action_ref_map=%5B%5D