Dove si muore d’inquinamento “fare presto” significa “fare ora”

Le vittime dell’inquinamento sono vittime due volte: pagano il prezzo dei veleni con cui sono costretti a coabitare e soffrono il silenzio di un Stato “disertore” che passa gran parte del proprio tempo a far finta che non esistano.

Il fate presto del cardinale Sepe sul dramma della Terra dei Fuochi, pronunciato qualche giorno fa’ e frettolosamente archiviato dai circuiti dell’informazione e della politica, individua, con precisione disarmante, le responsabilità di un Paese che, rispetto all’inquinamento, quello che fa ammalare e che uccide, è colpevolmente abituato a non fare nulla. La Terra dei Fuochi non è solo un dramma umanitario: rappresenta un crimine reiterato ai danni di intere generazioni che la camorra, la corruzione, l’avidità, la stupidità hanno condannato alla sofferenza.

Non è la prima volta che parole amare come quelle del cardinale di Napoli risuonano alle latitudini campane. Era il 1980 e uno dei terremoti più distruttivi aveva appena polverizzato interi paesi, squarciato città, cancellato esistenze. Dopo aver aggiornato l’abaco delle vite scomparse sotto le macerie, Il Mattino di Napoli urlava a caratteri cubitali, dalla sua prima pagina del 26 novembre 1980, un raggelante “Fate Presto”. Era un messaggio chiaro, di lucida disperazione. Un titolo che marcava, senza via di scampo, le responsabilità per i ritardi dei soccorsi, la disorganizzazione e l’incapacità delle istituzioni a comprendere la portata del disastro che si era consumato. Trentaquattro anni dopo la supplica amara e disillusa del cardinale Sepe restituisce, con le stesse parole, le medesime sensazioni diabbandonodisinteresse e colpa. Racconta e amplifica le frustrazioni di chi si ammala e muore in territori dove, insieme ai veleni, vanno in fumo la salute, la vita e la speranza.

Nell’Italia dell’inquinamento dimenticato sopravvivono generazioni contaminate e condannate da scelte politiche incomprensibili, dall’industrialismo ignorante che ha caratterizzato lo sviluppo, senza domande, del nostro Paese. Generazioni dimenticate dallo Stato che, invece di chiudere i rubinetti dell’inquinamento e imporre le bonifiche, valuta, media, temporeggia, contratta, anche con chi è responsabile di disastri perpetui. Come se, in luoghi dove più di un quarto delle morti hanno un colpevole che si chiama cancro, ci possa ancora essere qualcosa da mediare. I dati parlano il linguaggio della verità che, come sempre, è ruvida, dura.

Secondo il Rapporto Sentieri (uno studio dell’Istituto Superiore Sanità), che ha monitorato i morti nei Siti d’Interesse Nazionale da bonificare (SIN) nel periodo tra il 1995 e il 2002 nel Litorale Domizio Flegreo e nell’Agro Aversano i morti per tumore sono stati 18.408 su un totale di 69.913: in quell’area il cancro pesa per il 26,33% dei decessi. Molti medici campani, però, ritengono che si tratti di dati fortemente sottostimati a causa della mancanza, in molte strutture, dei registri sui tumori e, in ogni caso, destinati a crescere nel corso degli anni.

Le diapositive dell’inquinamento raccontano un’altra Italia, lontana dal paradigma di Belpaese che tutto il mondo dovrebbe invidiarci, per arte, paesaggio e cibo. Ci raccontano la storia di Taranto dove una mamma può piangere mentre allatta il proprio bimbo per paura di avvelenarlo con la diossina che trasmette mentre gli dona il nutrimento. Ci raccontano diTrieste e della sua Ferriera dimenticata dove, solo la Bora, fredda e violenta riesce, di tanto in tanto, a ripulire l’aria e a far dimenticare il malessere che abitanti e lavoratori di Servole sono costretti a respirare. Ci raccontano di Priolo e di altre 41 ferite censite e classificate sotto la sigla SIN: siti che, secondo una legge dello Stato dovrebbero essere bonificati ma su cui nessun governo ha mai avuto il buon senso di mettere le mani. Ci ricordano il mistero mai risolto delle navi fantasma affondate, a tradimento, con i loro carichi, inconfessabili, di veleni.

L’Italia di oggi è un campo minato che, all’improvviso, vomita una bomba ecologica. E’ successo con l’A4, autostrada che, nel tratto di Castegnato, poggia su una montagna di scorie tossiche con concentrazioni di cromo esavalente 1400 volte superiore ai limiti di legge.

L’Italia di chi soffre a causa dell’inquinamento ha la voce insicura di genitori che guardano i propri figli con la paura del domani; ha gli occhi tremanti del giovane internista di una clinica di Acerra che, con i numeri, ti racconta la battaglia contro gli esiti delle colonscopie; parla attraverso le lacrime, trattenute a stento, della farmacista tarantina che ogni giorno, fa i conti con una nuova impegnativa per farmaci oncologici. L’Italia dell’inquinamento è il paese di quasi 6 milioni di persone che non sanno cosa mangiano, cosa respirano, perché si ammalano e perché muoiono. Ecco perché nel Belpaese dei veleni e dei rinvii, dove si discute solo di legge elettorale e di elezioni e mai di bonifiche tavoli e cabine di regia utili solo a prendere tempo non hanno più diritto di cittadinanza: per chi vive la disperazione avvelenata, “fare presto” significa “fare ora”.

http://www.huffingtonpost.it/antonio-barone/dove-si-muore-dinquinamento-fare-presto-significa-fare-ora_b_4563459.html?utm_hp_ref=italy

Mar Piccolo, oggi tavolo tecnico

 

cozzeTARANTO – Sarà un incontro importante quello che si terrà oggi pomeriggio sull’attività della Cabina di Regia “per il coordinamento del Protocollo d’intesa per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto”. La convocazione è per le 15.30, nella sede del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, in via Scoglio del Tonno a Taranto. L’importanza dell’appuntamento odierno consta nel fatto che questo pomeriggio si parlerà anche e soprattutto del Mar Piccolo: ci sarà infatti un aggiornamento sullo stato di avanzamento dei lavori dello studio che ARPA Puglia, insieme al CNR, sta portando avanti sullo stato di inquinamento in cui versa il bacino del I seno: il documento finale sarà pronto per marzo 2014.

In quelle carte sarà scritto il destino di quella che è a tutti gli effetti la prima risorsa naturale di Taranto. Difficile dire, al momento, quale sarà il responso finale in merito alla scelta delle operazioni di bonifica da svolgere per risanare l’area contaminata (di cui in questi anni  e la scorsa settimana ci siamo occupati anche grazie alla collaborazione del sito inchiostroverde.it). Certo é che, a prescindere dalle operazioni di bonifica, il vero obiettivo resta sempre lo stesso: individuare tutte le fonti inquinanti ancora attive, intervenendo su quest’ultime e bloccando, si spera per sempre, il loro “contributo” inquinante.

Nei giorni scorsi, abbiamo riportato un riepilogo su questo: le fonti primarie ancora attive sono le aree a terra gestite dalla Marina Militare tramite l’Arsenale, in cui la presenza di PCB è stata accertata nei terreni e nella falda superficiale; la contaminazione è veicolata dalla falda superficiale, che in quei luoghi ha come recapito le sponde del Mar Piccolo a nord di via del Pizzone. Zona in cui ricade l’ex area IP, la cui messa in sicurezza da parte di Marigenmil è tutt’altro che stata completata. Altra “probabile” fonte primaria ancora attiva, è l’area occupata dall’azienda San Marco Metalmeccanica, dove è stata accertata la presenza di una cava colmata, tra l’altro, da materiale contenente PCB; la diffusione della contaminazione verso il Mar Piccolo non è stata accertata, ma l’ipotesi di un rischio non nullo appare verosimile in considerazione del fatto che il moto delle acque della falda carsica profonda avviene verso il Mar Piccolo.

La cava in questione si trova a nord dell’ex Italsider e fu colmata dalla stessa azienda all’epoca dei fatti di proprietà dello Stato, con le scorie che provenivano dalla lavorazione del siderurgico. In quella cava, è stato stimato dalla Regione, sono stati interrati illegalmente 3 milioni di metri cubi di rifiuti (su quei terreni oggi operano una decina d’imprese, grazie ai permessi a costruire concessi alla fine degli anni ’90). E’ bene sottolineare, per amor di verità, che le imprese obbligate a fare la caratterizzazione effettuarono i sondaggi e quando arrivarono in falda trovarono un metro di olio pieno di PCB. Fonte secondaria attiva sono invece considerati i sedimenti del Mar Piccolo, dove sono state individuate due distinte zone interessate dalla presenza di PCB; una si trova in corrispondenza dell’Arsenale militare, nell’area di caratterizzazione denominata “area 170 ha”, l’altra posta a nord del primo seno, a circa 200 m ad ovest della penisola di Punta Penna; in entrambi i casi la diffusione. Dell’inquinante avviene verosimilmente attraverso la ripetuta sospensione di sedimenti contaminati presenti sul fondo.

E’ bene ricordare che nell’atto di intesa sottoscritto a Roma il 26 luglio 2012 riguardante la bonifica e l’ambientalizzazione dell’area tarantina, per la “Bonifica e alla messa in sicurezza permanente dei sedimi contaminati da PCB del Mar Piccolo” furono stanziati 21 milioni di euro, garantiti dal “Fondo Sviluppo e Coesione” della Regione Puglia ed inserito nell’ultima delibera CIPE. E qui sorge l’ennesimo problema: per legge, le risorse delle delibere CIPE nel momento in cui vengono assegnate in maniera preliminare, devono essere utilizzate entro determinate date. Ciò vuol dire che bisogna assumere entro i tempi stabiliti delle obbligazioni giuridicamente vincolanti: nel nostro caso, il limite è l’attuale mese corrente (non é un caso se le opere di caratterizzazione per l’area PIP di Statte e nelle scuole dei Tamburi siano state già assegnate, rigorosamente a ditte del Nord). E’ probabile dunque che nell’odierna Cabina di Regia saranno forniti chiarimenti in merito.

Oggi tenteremo di capire su quale metodologia ARPA Puglia e CNR stiano ragionando: intanto lo scorso aprile sottolineammo come nell’atto di intesa sottoscritto a Roma il 26 luglio 2012, nella parte inerente gli interventi sul I seno del Mar Piccolo, fu inserito il vecchio progetto del 2005 del ministero dell’Ambiente, in cui era previsto il dragaggio dei fondali dei primi 170 metri dalla banchina dell’Arsenale (appunto l’area “170 ha”), per cui nel 2006 furono finanziati 26 milioni di euro (poi persi perché il bando di gara fu ritirato). Dopo svariate riunioni della Cabina di Regia tra il febbraio e il marzo scorso, e diverse resistenze, ARPA Puglia riuscì ad ottenere l’ok per svolgere l’attuale studio in corso, rinviando di fatto la decisione sulla metodologia da usare. Perché il dragaggio dei sedimenti del Mar Piccolo, sono ancora oggi un fantasma che si aggira nelle acque del I seno. Oggi ne sapremo certamente di più.

http://www.inchiostroverde.it/news/mar-piccolo-oggi-tavolo-tecnico.html

Ilva, Consiglio dei Ministri approva nuovo decreto – Bonelli: “Vergognoso”

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ROMA – Ci risiamo. Il governo “bradipo” diventa soprendentemente rapido e ad agile quando si tratta di intervenire sull’Ilva di Taranto. Oggi, infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto sulle emergenze ambientali ed industriali, contenente anche norme per la Terra dei fuochi. Le nuove norme per l’Ilva (che comunque riguardano tutte le imprese di interesse strategico nazionale), contenute in questo provvedimento dovrebbero riguardare una sospensione delle sanzioni, la semplificazione degli iter autorizzativi per l’avvio dei cantieri, e lo sblocco delle risorse sotto sequestro. Il decreto è stato presentato dai ministri dell’Interno, delle Politiche agricole, dell’Ambiente, dello Sviluppo economico, e della Coesione territoriale.

LA NOTA DEL GOVERNO – Nel paragrafo relativo a Risanamenti ambientali e Ilva si legge: attesa l’importanza di far luogo al piano di risanamento ambientale (Aia), si prevede che lo stesso vada ulteriormente finanziato attingendo alle risorse finanziarie personali del proprietario dell’impresa commissariata. Si prevede inoltre che in caso di inadempimento possano essere utilizzate somme di quel soggetto che siano sottoposte a sequestro penale per reati anche diversi da quelli di tipo ambientale. Si prevedono inoltre particolari norme di semplificazione e accelerazione procedimentale per la realizzazione degli interventi necessari all’attuazione dell’Aia.

IL COMMENTO DI BONELLI – “Vergognoso! – è il commento dei co-presidente dei Verdi Angelo Bonelli – il Consiglio dei Ministri ha approvato l’ennesimo decreto legge sull’Ilva a Taranto che sospende le sanzioni per la mancata attuazione delle misure di tutela ambientale. Sono sempre piu’ indignato!”. Per Bonelli si è in presenza di una norma “assolutamente incostituzionale perché subordina in maniera inaccettabile la vita e la salute alla produzione”. Aggiunge il leader dei Verdi: “Mai ci saremmo aspettati che si potesse giungere a superare questo limite con una norma che non solo garantisce l’impunità a chi inquina ma abbandona i cittadini di Taranto a subire le drammatiche conseguenze dell’inquinamento. Con questo decreto si vuole garantire un periodo transitorio che secondo la struttura commissariale dovrebbe durare almeno 3 anni, periodo nel quale, da quello che abbiamo compreso non sarà possibile garantire la conformità degli impianti dell’Ilva alla legge – conclude Bonelli -. Di fatto si tratta di un decreto che consente nei prossimi anni la liberà d’inquinare”.

LA CONFERENZA STAMPA DEL GOVERNO: http://www.youtube.com/watch?v=OvoJIRV2mf8&feature=youtu.be

LA NOTA DI LEGAMBIENTE – A proposito dell’ennesimo decreto Ilva – volto a semplificare le procedure e a ridurre i tempi previsti per l’esame dei concreti interventi necessari alla piena attuazione dell’A.I.A., oltre che a rendere utilizzabili i beni sequestrati alla famiglia Riva per la gestione commissariale dell’Ilva, ai fini dell’attuazione dell’A.I.A. stessa – Legambiente precisa che, se da un lato queste esigenze sono senz’altro condivisibili, non si può contemporaneamente non essere preoccupati per la necessità di perseguirle attraverso l’adozione di un ennesimo decreto.

«Valuteremo con molta attenzione – dichiarano Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e presidente del Circolo Legambiente di Taranto – il contenuto delle norme che il Governo adotterà. Riteniamo che semplificazioni e riduzioni dei tempi non debbano comportare stravolgimenti degli organi preposti alla verifica e alla approvazione dei singoli interventi e, più in generale, la possibilità di un loro esame approfondito.

Legambiente sottolinea la necessità di procedere in modo improcrastinabile alla adozione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, previsto dalla Legge 89/2013, che contempla le azioni e i tempi necessari per garantire il rispetto delle prescrizioni di legge e dell’A.I.A. Lo schema del Piano è stato reso pubblico l’11 ottobre 2013, circa un mese dopo la scadenza, indicata dalla stessa legge 89, per la sua predisposizione e proposta al Ministro dell’Ambiente, (entro sessanta giorni dalla nomina). Legambiente ha proposto le proprie Osservazioni al Piano (debitamente prese in consegna) l’11 novembre.

«La Legge 3 agosto 2013 n. 89 prevede che dette Osservazioni, insieme alle altre pervenute al Commissario Ilva, siano valutate dal comitato dei tre esperti, nominati dal Ministro, ai fini della definitiva proposta entro il termine di centoventi giorni dalla nomina del medesimo comitato – precisano Tarantini e Franco – I centoventi giorni indicati dalla legge sono scaduti e la proposta definitiva del comitato degli esperti non è stata resa ancora nota. Pur considerando il ritardo conseguente alla pubblicizzazione solo in data 11 ottobre dello schema del Piano, riteniamo che, decorse ormai tre settimane dalla scadenza del termine previsto per l’invio delle Osservazioni, sia necessario procedere con urgenza alla presentazione della versione definitiva del Piano stesso, che speriamo, accolga le Osservazioni da noi presentate».

Dalla data di presentazione decorrono i quindici giorni entro i quali il Piano, che equivale a modifica dell’A.I.A. – limitatamente alla modulazione dei tempi di attuazione delle relative prescrizioni – andrà poi approvato con decreto del Ministro dell’ambiente, sentita la Regione Puglia.  Solo dopo il decreto, scatterà il termine di ulteriori trenta giorni entro cui il Commissario straordinario dovrà predisporre il piano industriale che consenta la continuazione dell’attività produttiva nel rispetto delle prescrizioni di tutela ambientale, sanitaria e di sicurezza contenute nel Piano stesso. Dalla sua presentazione, la legge 89 assegna al Ministro dello Sviluppo Economico ulteriori quindici giorni per l’adozione. È evidente che la presenza di tante scansioni temporali porta inevitabilmente ad accumulare i ritardi che ogni fase eventualmente comporti.

http://www.inchiostroverde.it/news/ilva-nuovo-decreto.html