arrivando al rosso…

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camminando

due parole….

Questa è veramente una bellissima città. certo con le sue tumorali controversie. Ma ha un fascino, una magia..invidiabile…forse proprio per la dicotomica situazione. Ma Taranto è veramente da gustare con gli occhi della mente. Io ci provo, meschina!

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Riqualificazione città vecchia c’è un progetto dell’Uppi

 

Sarà notificato ufficialmente domani mattina al comune di Taranto, il progetto ideato dall’unione dei piccoli proprietari immobiliari (U.p.p.i.) per la riqualificazione della città vecchia di Taranto, «miniera da cui raccogliere gemme e diamanti» e che può diventare «il fulcro propulsivo dell’occupazione, specialmente giovanile, in tutti i settori economici del territorio».
I piccoli proprietari immobiliari, coordinati dall’avvocato Ciro Parisi, presidente provinciale dell’U.p.p.i, certi del fatto che il borgo antico, oltre a rappresentare un gioiello architettonico e culturale di inestimabile bellezza, può essere il volano per far ripartire l’economia locale, hanno concretizzato la loro iniziativa di rinascita dell’isola in un progetto che per la prima volta viene presentato alla città. Nonostante sia stato sottoposto al giudizio dell’amministrazione comunale più volte senza che fosse ritenuto valido e quindi preso in seria considerazione, il progetto rappresenterebbe, a detta dell’avvocato Parisi, il primo significativo passo verso uno sviluppo alternativo della città, nella salvaguardia dell’ambiente e degli antichi lavori legati all’artigianato e alla pesca, e di riflesso al recupero delle attività legate al turismo, all’edilizia e alla cultura.
Considerato che il comune di Taranto è proprietario del 60% degli immobili siti in città vecchia, tenuto conto anche delle difficoltà economiche in cui versa, l’U.p.p.i propone un progetto totalmente a costo zero per l’amministrazione, la cui unica responsabilità, nel caso in cui l’idea venisse attuata, sarebbe quella di seguire l’iter concorsuale con l’obbligo di effettuare gli opportuni controlli.
«Il comune- pertanto- non si tiri indietro», è l’appello del presidente Parisi.
L’idea consisterebbe nell’emissione di un bando, stilato dal comune, e al quale possano partecipare tutti i cittadini interessati ad ottenere in comodato gratuito gli immobili della città vecchia (il 25% del patrimonio dell’ente civico) per avviare la propria attività artigianale, commerciale o professionale. Contestualmente dovranno formulare richiesta per ottenere un appartamento nel borgo antico cui fissare la propria residenza, allo scopo di «vivere la città vecchia h24.»
Formulata la graduatoria poi e scelti gli assegnatari, in virtù del numero delle unità immobiliari messe a concorso, questi avranno l’obbligo di effettuare i lavori di ristrutturazione degli immobili avuti in concessione, nell’arco dei successivi tre anni dalla immissione in possesso.
In favore degli assegnatari, il comune dovrà porre inoltre una fiscalità di vantaggio, eliminando le tasse per almeno cinque anni al fine di incontrare le esigenze economiche dei privati che investiranno il loro patrimonio per la ristrutturazione. Dopo tre anni dal primo, l’U.p.p.i. prevede altri due bandi (il terzo ad un decennio di distanza dal primo) con le stesse modalità del precedente ma ponendo a concorso il 30% del patrimonio immobiliare ed una piccola parte, il 15%, in concessione alle associazioni di volontariato che perseguitano fini sociali.
«Tra il primo e il secondo bando, nei tre anni, presupponiamo che la città si sarà incamminata verso l’opera di ristrutturazione e intanto arriveranno i privati per fare business. – argomenta Parisi- Con il terzo step infine, nel giro di tredici anni, noi avremo la città completamente riqualificata. Diventerà attrattiva per i turisti con evidenti vantaggi per l’intera collettività.»

http://www.corrieredelgiorno.com/2013/12/09/riqualificazione-citta-vecchia-ce-un-progetto-delluppi/

Se Taranto Vecchia se ne va

 “La questione del centro storico tarantino è una questione di importanza nazionale e non soltanto locale. Si tratta di conservare un complesso monumentale che interessa tutto il Paese e alla cui conservazione tutto il Paese deve concorrere.” (G. C. Argan)

Impalcature, case serrate da croci decussate, piccoli muschi che le mangiano da dentro assieme all’incuria dell’uomo che le segna da fuori. Chissà che ne avrebbe detto, oggi, Giulio Carlo Argan. Proprio lui che nel 1939 contribuì a stilare, con Cesare Brandi, la famosa legge 1089, ancora oggi base per la tutela del patrimonio storico, artistico e archeologico della nazione. Proprio oggi che la bella via di Mezzo ha visto sbriciolarsi uno dei suoi stabili che, sotto i frustranti colpi di qualche goccia di pioggia, ha mostrato con un rigurgito d’orgoglio il prezioso cuore settecentesco racchiuso entro quelle mura fatiscenti. Accade a distanza di qualche giorno dall’innalzamento di un muro in tufo in Postierla via Nuova, dal crollo dell’ennesimo edificio in via Garibaldi, a qualche passo dalla chiesa di San Giuseppe. Chissà che avrebbe detto di quei cordoli che, lungo la ringhiera, hanno reso arduo il passaggio dei grandi mezzi, talmente arduo che le belle mensole di alcuni antichi balconi, solo qualche mese fa, hanno dovuto soccombere sotto urti maldestri. E se si corre con la memoria un po’ indietro – ma non di molto, appena al febbraio del 2011 –, immaginare quale tarlo l’avrebbe roso dentro alla notizia dello sgretolamento di parte della chiesa di San Paolo, in via Pentite, è difficile quasi quanto passare oggi per quella via.

Sono solo poche delle tante sconfitte del borgo antico, lasciato solo a combattere contro il tempo, contro l’incuria, contro i muschi e la pioggia e contro un devastante silenzio, quello delle Amministrazioni locali che ogni qual volta ci sarebbe stato da alzare la testa e guardare in faccia questo anziano fiore moribondo, hanno preferito volgere lo sguardo altrove. E restare in silenzio.

In silenzio la città vecchia se ne va, colpita da più fronti. Lei, che ha retto con dignità all’andar dei secoli e alle invasioni, alle guerre e ai regimi; lei che ha affascinato storici dell’arte e registi, ispirato artisti di ogni sorta; lei che ha tenuto duro fino a ridursi ai minimi termini, in una solitudine non cercata, a chiedere un aiuto che non è mai arrivato.

crollo

Crollo dell’edificio in via di Mezzo (Ph. Nicola Sammarco)

E se ne andrà davvero se non si affronterà la faccenda a piene mani, con le leggi di tutela e conservazione su un tavolo e, attorno ad esso, esperti in restauro edilizio, storia dell’architettura e dell’arte, fondi strutturali, urbanistica, sviluppo territoriale. Se ne andrà brano a brano se le Amministrazioni locali non decideranno di guardarla in faccia e dire basta al suo stato di abbandono, dirottando su di lei le risorse necessarie, tornando a considerarla una priorità assoluta nel territorio. Una priorità di ordine storico, artistico, documentario; ma anche una priorità dal punto di vista della pubblica sicurezza, perché lì dove ancora i bambini vanno a giocare, o la gente cammina in piena serenità, non si può correre il rischio di vedersi crollare addosso calcinacci e pietre, di trasformare una passeggiata in una tragedia.

E se davvero Taranto Vecchia dovesse decidere di arrendersi, di lasciarci per sempre, noi ci sentiremmo senza dubbio un po’ più soli e un po’ più vuoti; ma chi ha occupato i posti di potere senza alzare lo sguardo avrà sulla coscienza il peso delle generazioni future alle quali sarà stato negato un pezzo della propria storia, orfane della propria identità. E, non sapendo dove cercarla, cresceranno ingrate e, probabilmente, il destino della città “vecchia” toccherà, infine, a quella parte – superba – che oggi si fa chiamare “nuova”.

Sono fenomeni che hanno la stessa genesi. Sono fenomeni tristemente irreversibili. Ogni pietra che cade è per sempre. La si potrà attaccare nuovamente con un po’ di calce, ma il posto che  la storia le aveva assegnato non lo riprenderà più.