Mi fa male una donna in tutto il corpo

 

Moi

È l’amore. Dovrò nascondermi o fuggire.
Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce.
La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l’unica. A cosa mi serviranno i miei talismani: l’esercizio delle lettere, la vaga erudizione, lo studio delle parole che l’aspro Nord usò per cantare i suoi mari e le sue spade, la serena amicizia, le gallerie della Biblioteca, le cose comuni, le abitudini, il giovane amore di mia madre, l’ombra militare dei miei morti, la notte intemporale, il sapore del sonno?
Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.
Già la brocca si rompe sulla fontana, già l’uomo si alza alla voce dell’uccello, già sono oscure sagome quelli che guardavano dietro le finestre, ma l’ombra non ha portato la pace.
È, lo so, l’amore: l’ansia e il sollievo di sentire la tua voce, l’attesa e la memoria, l’orrore di vivere nel tempo successivo.
È l’amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili.
C’è un angolo di strada dove non oso passare.
Già gli eserciti mi accerchiano, le orde.
(Questa stanza è irreale: lei non l’ha vista).
Il nome di una donna mi denuncia.
Mi fa male una donna in tutto il corpo.

Jorge Luis Borges – “Il Minacciato”

Forti con i deboli

Sequestrate cinque tonnellate di cozze coltivate in una zona interdetta alla pesca nel Mar Piccolo a Taranto. L’area è considerata a rischio sanitario per la presenza di diossina e Pcb oltre i limiti di legge. I mitili sono stati prelevati dai militari della Capitaneria di Porto coadiuvati dalla Polizia di Stato, dalla Polizia municipale e dalla Guardia di Finanza. Non sono mancati momenti di tensioni e proteste da parte di alcuni pescatori. “Questi sgomberi- hanno affermato – avvengono sempre nei confronti dei più deboli. La diossina non l’abbiamo causata noi, ma non sentiamo mai di sequestri fatti allo stabilimento”. Il prodotto è stato caricato su autocompattatori dell’Amiu per essere in seguito distrutto. “A Taranto oggi sono state distrutte, giustamente, tonnellate di cozze coltivate nel seno del Mar Piccolo perché contaminate dalla diossina e da pcb. Tra allevatori, coltivatori, mitilicoltori e maricoltori sono migliaia i posti di lavoro persi a Taranto a causa dell’inquinamento. – ha commentato il leader dei Verdi, Angelo Bonelli- Nessuna istituzione o sindacato difende questi lavoratori che dovrebbero avere gli stessi diritti di altri lavoratori. Ma così non è. Ecco perché a Taranto la costituzione italiana non è applicata e i sindacati troppo impegnati a parlare con i vertici della grande industria hanno dimenticato questi lavoratori che non dovrebbero essere ultimi a nessuno”. “Per loro – ha concluso- nessun decreto legge per loro solo disoccupazione e i sindacati tacciono”

un illusione…

“Forse è solo un’illusione: si sta benissimo soli la maggior parte del tempo.

Piace di tanto in tanto avere un oltre in cui versarvi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ciò che abbiamo già noi.

Mistero perchè non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra riavere noi dagli altri”.

– Cesare Pavese, Diari

Taranto, l’Arpa dà parere negativo sull’inceneritore previsto al rione Tamburi

di Mimmo Mazza

TARANTO – L’Arpa dice stop alla procedura di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale alla società Ecodì srl che intende realizzare un inceneritore di rifiuti pericolosi e non pericolosi, in contrada Santa Chiara, a ridosso degli stabilimenti di Ilva, Cementir ed Eni.

La società possiede già dal 1998 un impianto destinato allo stoccaggio ed incenerimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi ma ora vuole realizzare un nuovo inceneritore per affiancare quello già esistente in maniera tale da elevare a circa 8.500 tonnellate annue il quantitativo di rifiuti smaltiti. L’impianto in questione, in particolare, permette la termodistruzione e lo stoccaggio dei rifiuti provenienti da strutture sanitarie (ospedali e cliniche), da laboratori, ambulatori e studi medici e dentistici, da attività agricole e dalla raccolta differenziata e non dei rifiuti urbani.

L’Arpa, con una nota inviata al commissario prefettizio della Provincia, al sindaco Ezio Stefàno e alla Regione Puglia, solleva però dei dubbi sul progetto, chiedendo esplicitamente la sospensione dell’iter autorizzativo.

Nelle quattro pagine firmate dal direttore scientifico dell’Arpa Massimo Blonda sono numerosi i rilievi compiuti sulla domanda presentata dalla società Ecodì che pure, va rilevato, il 13 gennaio del 2012 aveva incassato il parere favorevole della Regione nella procedura di valutazione di impatto ambientale, tramite determina firmata dal dirigente servizio ecologia Antonio Antonicelli, che ne dichiarò la conformità con il Piano di gestione dei rifiuti della Puglia, e dalla funzionaria del comitato regionale Via Carmen Mafrica, e con il silenzio-assenso di Comune e Provincia.

Secondo l’Arpa, invece, non è stata svolta alcuna valutazione degli impianti della Ecodì riguardo la trattazione delle diossine.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/taranto-l-arpa-d-parere-negativi-sull-inceneritore-previsto-al-rione-tamburi-no683204#.Usv2t46HN-E.twitter

Comunicato PeaceLink in risposta ad ARPA e a ILVA

Nel comunicato stampa le risposte di peacelink a Arpa e Ilva
4 gennaio 2014 – Redazione Peacelink

le emissioni del 1 gennaio 2014

le emissioni del 1 gennaio 2014
Autore: gianfranco curto
Fonte: gianfranco curto
Copyright © gianfranco curto

Licenza: CC Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0

 

PeaceLink invia il proprio comunicato di replica a Ilva e Arpa Puglia.

 

RISPOSTA AD ARPA

Apprendiamo dal prof. Giorgio Assennato, direttore generale dell’ARPA Puglia, che “la centralina che monitora le cokerie è sottoposta a trattamento intensivo di tipo protettivo”, il che spiegherebbe i valori non elevati di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) misurati dentro l’ILVA.

Ci piacerebbe che anche la città di Taranto venisse sottoposta ad un “trattamento intensivo protettivo” che consenta a far scendere l’inquinamento, per fare degli esempi, a questi livelli misurati dentro lo stabilimento ILVA:

 

3,7 nanogrammi/metro cubo l’1 agosto 2013 (parchi minerali ILVA);

7 nanogrammi/metro cubo il 10 agosto 2013 (parco minerali ILVA);

3,8 nanogrammi/metro cubo il 15 agosto 2013 (parco minerali ILVA);

7,6 nanogrammi/metro cubo l’11 novembre 2013 (cokeria ILVA);

7,9 nanogrammi/metro cubo il 13 novembre 2013 (cokeria ILVA);

7 nanogrammi/metro cubo il 16 novembre 2013 (cokeria ILVA);

6,3 nanogrammi/metro cubo il 1° dicembre 2013 (parco minerali ILVA);

6 nanogrammi/metro cubo il 3 dicembre 2013 (parco minerali ILVA);

7,3 nanogrammi/metro cubo il 25 dicembre 2013 (cokeria ILVA);

5,1 nanogrammi/metro cubo il 26 dicembre 2013 (cokeria ILVA).

 

 

 

Tutto questo è avvenuto mentre l’ARPA misurava una media di IPA in concentrazione molto più elevata nel quartiere Tamburi di Taranto (a ridosso del quale sorge l’ILVA):

30,8 nanogrammi a metro cubo ad agosto 2013;

34,4 nanogrammi a metro cubo a novembre 2013 (dopo aver sospeso la validazione dei dati a settembre e ottobre);

43,9 nanogrammi a metro cubo a dicembre 2013.

 

emissioni del 1 gennaio 2o14

emissioni del 1 gennaio 2o14
Autore: facebook
Fonte: facebook
Copyright © facebook

Licenza: CC Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0

 

 

L’ultima misurazione nel quartiere Tamburi, effettuata da Arpa nel quartiere Tamburi il 2 gennaio 2014, vede schizzare gli IPA a 78,3 nanogrammi a metro cubo, ossia a concentrazioni dieci volte superiori a quelle misurate dentro l’ILVA nei giorni in cui il “trattamento intensivo protettivo” ha funzionato meglio.

 

Di fronte a questi dati sconcertanti, ci chiediamo se i lavoratori dell’ILVA possano a questo punto essere indotti da questi dati a non indossare i dispositivi di protezione individuale in quei giorni di “aria buona”.

Il lavoratore che infatti consultasse il sito dell’ARPA sarebbe indotto infatti a pensare che le concentrazioni di IPA cancerogeni nell’ILVA siano inferiori a quelle del quartiere Tamburi e quindi potrebbe – ragionando in base alla logica – ritenere opportuno semmai indossare le mascherine anti-inquinamento fornite dall’ILVA quando esce dalla fabbrica e ritorna a casa, visto che persino nella zona Bestat (a cinque chilometri dai camini ILVA) le concentrazioni di IPA sono arrivate a 22 nanogrammi a metro cubo (media calcolata sulle misurazioni effettuate da PeaceLink a dicembre 2013).

La documentazione di PeaceLink è disponibile su http://www.peacelink.it/ecologia/a/39556.html e chiediamo sia ad Arpa sia ad altri soggetti di fare osservazioni pertinenti ai dati evidenziati.

RISPOSTA A ILVA

In merito al comunicato stampa dell’ILVA SPA del 3 gennaio 2014 sugli eventi anomali verificatisi in data 1° gennaio 2014 (visionabile all’indirizzo Internethttp://www.gruppoilva.com/items/41/allegati/1/comunicato_stampa_ILVA_3gennaio2014.pdf e che costituisce una risposta all’articolo di PeaceLink visionabile all’indirizzohttp://www.peacelink.it/ecologia/a/39551.html), PeaceLink chiede che venga resa pubblica la relazione che descriva l’intervento dei VVFF nello stabilimento Ilva di Taranto, i risultati delle ispezioni e le conclusioni del sopralluogo.

emissioni del 1 gennaio 2014

emissioni del 1 gennaio 2014
Autore: facebook
Fonte: facebook
Copyright © facebook

Licenza: CC Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0

 

Per quanto riguarda i dati di qualità dell’aria rilevati nella medesima data e indicati da ILVA SPA come assolutamente sotto il livello di pericolo, PeaceLink chiede se

 

La popolazione deve essere messa a conoscenza di eventuali sforamenti avvenuti e a tal fine chiediamo al Ministero dell’Ambiente di comunicarci quanto prima i dati dell’ultima ispezione dell’ISPRA. ILVA già in precedenza ci risulta avesse violato la prescrizione AIA n. 49 che regolamenta tale emissione e che riportiamo di seguito.

 

“(Prescrizione AIA Nr.49) Si prescrive all’Azienda, in accordo con le tempistiche sopra richiamate, che l’emissione di particolato con il flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento sia inferiore a 25 g/t coke, in accordo con le prestazioni di cui alla BAT n. 51. Si prescrive, altresì, di presentare, entro 6 mesi dal rilascio del provvedimento di riesame dell’AIA, un progetto esecutivo per il conseguimento di un valore inferiore a 20 mg/Nm3. Si prescrive all’Azienda di eseguire, con frequenza mensile, il monitoraggio delle emissioni diffuse di polveri da tutte le torri di spegnimento con metodo VDI 2303 (Guidelines for sampling and measurement of dust emission from wet quenching).”
Riportiamo di seguito le notifiche Ispra in merito alle violazioni ILVA di questa prescrizione AIA:
(Ipra) Violazione notificata a Ilva ottobre 2013

“Superamento del valore di 25 g/t coke nell’emissione di particolato con il flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento nr 4, 5, 6, 7 asservite alle batterie 7-8 e alle batterie 11-12 attualmente in funzione, contrariamente a quanto previsto dalla prescrizione 49, paragrafo 3.5.9 “spegnimento coke”

emissioni del 1 gennaio 2014

emissioni del 1 gennaio 2014
Autore: gianfranco curto
Fonte: gianfranco curto
Copyright © gianfranco curto

Licenza: CC Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0

 

(Ispra) Violazione notificata a Luglio 2013

“Superamento del valore di 25 g/t coke nell’emissione di particolato con il flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento nr 1 asservita alle batterie 3-6 della cokeria non più in esercizio, nei mesi precedenti le fermate delle batterie prima della chiusura, e nelle torri di spegnimento nr.4, 6, 7 asservite alle batterie 7-8 e alle batterie 11-12 attualmente in funzione, il suddetto superamento comporta la violazione della prescrizione 49 paragrafo 3.5.9, la violazione è stata accertata nel periodo gennaio-aprile 2013 nel quale risultano quattro superamenti del valore limite di particolato (25g/t coke) contenuto nel flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento nr 1,4,6,7”.

 

Chiediamo inoltre, nel caso in cui si siano verificati sforamenti del valore di 25 g/t coke, se l’Azienda lo ha comunicato alle Autorità competente in virtù delle prescrizioni AIA. ISPRA aveva lamentato una già avvenuta omissione in tal senso. Si veda infatti la seguente

 

(Ipra) Violazione notificata a Ilva ottobre 2013

omesse comunicazioni con dettagliate informative all’Autorità Competente ed agli enti di controllo previste dal paragrafo 13 del Parere Istruttorio Conclusivo, come integrata alla prescrizione 89 e dal paragrafo 9.3 del Piano di Monitoraggio e Controllo relativamente alle non conformità ai limiti emissivi di cui al precedente punto per la inosservanza della prescrizione 49”

In risposta a PeaceLink e a chi aveva fotografato le emissioni del 1° gennaio 2014 particolarmente evidenti (si veda http://www.peacelink.it/ecologia/a/39551.html e le tante foto apparse su Facebook) l’Ilva ha dichiarato: “I fenomeni ripresi nelle immagini sono verosimilmente riconducibili alla presenza di un grosso corpo nuvoloso insistente sull’area dello stabilimento. Infatti, il corpo nuvoloso si presenta

distaccato rispetto alle emissioni di vapore acqueo prodotto dalle attività dello stabilimento (vedi

foto). Inoltre, da dati meteo si evince che il giorno 1 gennaio 2014 è stato caratterizzato da un

elevato tasso di umidità con valori dell’ordine del 90% circa. Si potrebbero anche essere verificati

fenomeni di inversione termica”.foto con "descrizione" utilizzata da ilva nella la nota del 3 gennaio 2014

foto con “descrizione” utilizzata da ilva nella la nota del 3 gennaio 2014
Autore: daniela casavola
Fonte: daniela casavola
Copyright © daniela casavola

Licenza: CC Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0

 

Pur riconoscendo una condizione climatica particolare nel giorno 1 gennaio 2014 (vento/umidità), PeaceLink escluderebbe che possa avvenire un fenomeno di inversione termica sullo stabilimento Ilva di Taranto. Il fenomeno di inversione termica si innesca a seguito della coincidenza di più fattori incidenti in uno stesso luogo, uno dei quali, quello fondamentale, è la persistenza di un suolo freddo e non riscaldato, casualità improbabile nel caso dello stabilimento Ilva che genera calore e che riscalda il suolo a seguito della normale attività degli impianti.

Inoltre la fotografia allegata alla nota Ilva dimostra chiaramente una separazione tra vapore e eventuale formazione nuvolosa. Ma potrebbero essere osservate altre fotografie che dimostrano il contrario e che sono state scattate in tutte le ore della giornata del 1° gennaio 2014. Ne alleghiamo alcune, dove diverse emissioni di vapore provenienti da diverse zone dello stabilimento sembrano sostare sullo stabilimento e sul quartiere Tamburi di Taranto. Consci che la fotografia possa dare solo una risposta visiva confidiamo nei rilievi delle autorità di controllo sulle fonti delle emissioni come già chiesto nei punti precedenti.

 

Per PeaceLink

 

Antonia Battaglia, Luciano Manna, Alessandro Marescotti

http://www.peacelink.it/ecologia/a/39562.html

Gli auguri dell’ILVA

OGGI A TARANTO, ore 14, 30

sino a poco fa

Gli auguri dell'Ilva e dello Stato Italiano ai Tarantini  per il Nuovo Anno
Gli auguri dell’Ilva e dello Stato Italiano ai Tarantini
per il Nuovo Anno
taranto 1° gennaio
Taranto 1° gennaio 2014
1° Gennaio 2014
1° Gennaio 2014

sta notte sicuramente continueranno

20140102-152130.jpg

20140102-152208.jpg

solo l’Amore può

notizia dell’ultim’ora!!!! la raccolta ANT per l’acquisto dello strumento PICC fatta da tutti, ma proprio tuttiiiii gli amici di Francesco Pignatelli, dai ragazzi del beach tennis, da tutti quelli che vogliono far risplendere nei cuori di chi è meno fortunato il suo sorriso meraviglioso è arrivata alla incredibile cifra di 28.000 euro!!!!!! (compresa la quota che già l’ANT aveva raccolto).
Basta ancora un piccolo sforzo per raccogliere le altre 2.000 € necessarie e realizzare un sogno che sarà utile a tantissime persone che soffrono!
Questo si che è un buon augurio di Natale!!!!! —

 

p.s. : non sapete cosa è stato correre per più di 6 km senza allenamento alcuno e con niki ed obiettivi in borsa…stremata ma felice. 

si corre col cuore :-)
si corre col cuore 🙂

clicca sull’immagine per la galleria completa

Ilva, pressing sulla commissione rifiuti

 

di Michele Tursi

ILVA: UE CONTRO ITALIA PER CARENZE CONTROLLI SU TARANTOUn percorso studiato per mostrare i “gioielli” della fabbrica ed evitare i reparti inquinanti, una relazione che mettesse in evidenza gli investimenti realizzati in campo ambientale e qualche parlamentare amico per svolgere le pressioni giuste.
Nella fitta rete tessuta da Girolamo Archinà, l’ex public relation dell’Ilva sotto inchiesta nell’ambito di Ambiente svenduto, finì anche la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Dal 13 al 15 settembre del 2010, l’organo parlamentare arrivò in missione a Taranto. L’attività dello stabilimento siderurgico fu uno dei motivi della visita.
La circostanza mise in fibrillazione l’apparato dell’Ilva. Ma Archinà sembrava avere una soluzione per tutto. Il 10 settembre, telefona all’on. Pietro Franzoso (Pdl), tragicamente deceduto a novembre del 2011. Franzoso oltre ad essere un parlamentare della provincia di Taranto, è componente della Commissione rifiuti con funzioni di segretario. L’incontro tra i due avviene durante la cerimonia di inaugurazione della Fiera del Levante a Bari. Per quanto informale, la riunione sembra sortire gli effetti desiderati tanto che il giorno dopo Archinà istruisce il direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso (anch’egli indagato), sui comportamenti da tenere con la Commissione. «Mi sono visto con… la persona qui (è evidente che si tratta dell’on. Franzoso – scrivono gli inquirenti)… dovremmo porre più attenzione ad alcuni interventi impiantistici che attengono l’ecologia, tipo l’impianto urea, piuttosto che un altro impianto e poi porre l’attenzione ai flussi che vanno verso l’esterno… tipo… come abbiamo fatto con la questione Pcb».
Capogrosso prende nota ed il giorno prima della visita, relaziona a Fabio Riva (anch’egli sotto inchiesta) il quale ordina «mi raccomando mettiamo tutto in ordine». Capogrosso lo tranquillizza forte delle indicazioni avute da Archinà: «avremmo messo giù un percorso… che adesso mettiamo su carta… perchè dall’informazione di Archinà noi volevamo far vedere l’impianto di Urea con la relativa gestione delle polveri… poi l’impianto di bricchette quelle di Ambruoso, che passiamo li davanti».
Nella conversazione viene fuori il nome dell’on. Gaetano Pecorella, presidente della Commissione. «Ah Pecorella, quello della Franzoni», esclama Fabio Riva che forse lo confonde con l’avv. Carlo Taormina.
Ma è proprio su Pecorella che si svolge il pressing maggiore perchè, a conclusione dei lavori rilascia una dichiarazione alla stampa affermando che i costi delle bonifiche debbano gravare sui responsabili dell’inquinamento. A complicare ulteriormente le cose interviene anche il noto ambientalista Fabio Matacchiera che in quei giorni denuncia l’incompatibilità dell’on. Franzoso in seno alla Commissione perchè la moglie è l’amministratrice della Iris di Torricella (comune di residenza di Franzoso), una delle maggiori aziende dell’appalto Ilva.
Archinà quindi tenta di correre ai ripari ne parla prima con Capogrosso e poi con lo stesso Franzoso. «Il discorso che stamattina gli devo fare avere alla persona – dice a Capogrosso – il discorso se il concetto che dice il Presidente che varrebbe… è il privato che deve bonificare, allora perchè è intervenuta la Regione per bonificare le aree di Matra e Cemerad?»
Gli stessi dubbi vengono riportati al parlamentare di Torricella. Archinà gli suggerisce di «aiutare il presidente Pecorella ad essere oggettivo» ed a tal fine Archina e Franzoso concordano sul fatto che sia necessaria una precisazione sulla questione.

I ragazzi dell’Archita..il giorno dopo

1422511_10201549130425213_302195476_n

 

La gratificazione è un o dei bisogni primari dell’uomo,

senza il quale il motore della motivazione tende a sfociare nella frustrazione