Ex Baraccamenti Cattolica, le Officine Tarantine resistono

 

 officineTARANTO – I ragazzi delle Officine Tarantine si sono riappropriati degli ex Baraccamenti Cattolica. Il tutto è avvenuto dopo una mattinata intensa, che ha visto un vero e proprio dispiegamento di Forze dell’Ordine impegnate in un tentativo di sgombero della struttura. Intorno alle 12.20, il vecchio teatro – per troppo tempo abbandonato e persino rimosso dalla memoria collettiva – è tornato a fermentare. La resistenza dei ragazzi, supportata anche da cittadini di ogni età, sensibili alla problematica degli spazi negati alla cultura e alla socialità, è riuscita – finora – ad evitare lo sgombero.

sgombero 2Un futuro migliore vogliamo. Di qui non ce ne andiamo”: questo il messaggio esposto sul tetto dopo il ritorno dei ragazzi nella struttura. Poi altri striscioni dal contenuto esplicito come questo: “In quella fabbrica non vogliamo lavorare”. Di altro – e non più di industrie inquinanti – vogliono vivere i giovani che da mesi hanno occupato gli ex Baraccamenti Cattolica.  Ce lo dicono per l’ennesima volta dopo averci nuovamente guidato tra una struttura e l’altra.

Ci mostrano la cucina resa fruibile per tutti, l’officina che avrà diverse finalità, l’area che dovrebbe ospitare una biblioteca. Germogli di una sgombero 1Taranto diversa e creativa, che vuole emergere senza veleni e paraocchi. In queste ore, le Officine Tarantine hanno deciso di dare vita ad un’assemblea permanente.  Alle 18, si terrà un incontro aperto alla cittadinanza durante il quale saranno forniti aggiornamenti su quanto avvenuto. A breve InchiostroVerde vi racconterà la cronaca della mattinata con un articolo di Luca Caretta.

 Alessandra Congedo

http://www.inchiostroverde.it/news/ex-baraccamenti-cattolica-le-officine-tarantine-resistono.html

Riqualificazione città vecchia c’è un progetto dell’Uppi

 

Sarà notificato ufficialmente domani mattina al comune di Taranto, il progetto ideato dall’unione dei piccoli proprietari immobiliari (U.p.p.i.) per la riqualificazione della città vecchia di Taranto, «miniera da cui raccogliere gemme e diamanti» e che può diventare «il fulcro propulsivo dell’occupazione, specialmente giovanile, in tutti i settori economici del territorio».
I piccoli proprietari immobiliari, coordinati dall’avvocato Ciro Parisi, presidente provinciale dell’U.p.p.i, certi del fatto che il borgo antico, oltre a rappresentare un gioiello architettonico e culturale di inestimabile bellezza, può essere il volano per far ripartire l’economia locale, hanno concretizzato la loro iniziativa di rinascita dell’isola in un progetto che per la prima volta viene presentato alla città. Nonostante sia stato sottoposto al giudizio dell’amministrazione comunale più volte senza che fosse ritenuto valido e quindi preso in seria considerazione, il progetto rappresenterebbe, a detta dell’avvocato Parisi, il primo significativo passo verso uno sviluppo alternativo della città, nella salvaguardia dell’ambiente e degli antichi lavori legati all’artigianato e alla pesca, e di riflesso al recupero delle attività legate al turismo, all’edilizia e alla cultura.
Considerato che il comune di Taranto è proprietario del 60% degli immobili siti in città vecchia, tenuto conto anche delle difficoltà economiche in cui versa, l’U.p.p.i propone un progetto totalmente a costo zero per l’amministrazione, la cui unica responsabilità, nel caso in cui l’idea venisse attuata, sarebbe quella di seguire l’iter concorsuale con l’obbligo di effettuare gli opportuni controlli.
«Il comune- pertanto- non si tiri indietro», è l’appello del presidente Parisi.
L’idea consisterebbe nell’emissione di un bando, stilato dal comune, e al quale possano partecipare tutti i cittadini interessati ad ottenere in comodato gratuito gli immobili della città vecchia (il 25% del patrimonio dell’ente civico) per avviare la propria attività artigianale, commerciale o professionale. Contestualmente dovranno formulare richiesta per ottenere un appartamento nel borgo antico cui fissare la propria residenza, allo scopo di «vivere la città vecchia h24.»
Formulata la graduatoria poi e scelti gli assegnatari, in virtù del numero delle unità immobiliari messe a concorso, questi avranno l’obbligo di effettuare i lavori di ristrutturazione degli immobili avuti in concessione, nell’arco dei successivi tre anni dalla immissione in possesso.
In favore degli assegnatari, il comune dovrà porre inoltre una fiscalità di vantaggio, eliminando le tasse per almeno cinque anni al fine di incontrare le esigenze economiche dei privati che investiranno il loro patrimonio per la ristrutturazione. Dopo tre anni dal primo, l’U.p.p.i. prevede altri due bandi (il terzo ad un decennio di distanza dal primo) con le stesse modalità del precedente ma ponendo a concorso il 30% del patrimonio immobiliare ed una piccola parte, il 15%, in concessione alle associazioni di volontariato che perseguitano fini sociali.
«Tra il primo e il secondo bando, nei tre anni, presupponiamo che la città si sarà incamminata verso l’opera di ristrutturazione e intanto arriveranno i privati per fare business. – argomenta Parisi- Con il terzo step infine, nel giro di tredici anni, noi avremo la città completamente riqualificata. Diventerà attrattiva per i turisti con evidenti vantaggi per l’intera collettività.»

http://www.corrieredelgiorno.com/2013/12/09/riqualificazione-citta-vecchia-ce-un-progetto-delluppi/