Contro sole tarantino

Taranto …oggi

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Mi fa male una donna in tutto il corpo

 

Moi

È l’amore. Dovrò nascondermi o fuggire.
Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce.
La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l’unica. A cosa mi serviranno i miei talismani: l’esercizio delle lettere, la vaga erudizione, lo studio delle parole che l’aspro Nord usò per cantare i suoi mari e le sue spade, la serena amicizia, le gallerie della Biblioteca, le cose comuni, le abitudini, il giovane amore di mia madre, l’ombra militare dei miei morti, la notte intemporale, il sapore del sonno?
Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.
Già la brocca si rompe sulla fontana, già l’uomo si alza alla voce dell’uccello, già sono oscure sagome quelli che guardavano dietro le finestre, ma l’ombra non ha portato la pace.
È, lo so, l’amore: l’ansia e il sollievo di sentire la tua voce, l’attesa e la memoria, l’orrore di vivere nel tempo successivo.
È l’amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili.
C’è un angolo di strada dove non oso passare.
Già gli eserciti mi accerchiano, le orde.
(Questa stanza è irreale: lei non l’ha vista).
Il nome di una donna mi denuncia.
Mi fa male una donna in tutto il corpo.

Jorge Luis Borges – “Il Minacciato”

–di fare male ai fogli

chiuse gli occhiali
e si addormentò  gli occhiali
e si
e quelli che scrivevano per lui
lo lasciarono solo
finalmente solo…
così la pioggia obliqua di Lisbona
lo abbandonò
e finalmente la finì
di fingere fogli
di fare male ai fogli…

e la finì di mascherarsi
dietro tanti nomi,
dimenticando Ophelia
per cercare un senso che non c’è
e alla fine chiederle “scusa
se ho lasciato le tue mani,
ma io dovevo solo scrivere, scrivere
e scrivere di me…”
e le lettere d’amore,
le lettere d’amore
fanno solo ridere:
le lettere d’amore
non sarebbero d’amore
se non facessero ridere;
anch’io scrivevo un tempo
lettere d’amore,
anch’io facevo ridere:
le lettere d’amore
quando c’è l’amore,
per forza fanno ridere.

E costruì un delirante universo
senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore.

Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nella pena
di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano…

e capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria
c’era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia;
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo…

e scrivere d’amore,
e scrivere d’amore,
anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi
quello che conta è scrivere;
e non aver paura,
non aver mai paura
di essere ridicoli:
solo chi non ha scritto mai
lettere d’amore
fa veramente ridere.

Le lettere d’amore,
le lettere d’amore,
di un amore invisibile;
le lettere d’amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d’amore
che avevo immaginato,
ma mi facevan ridere
magari fossi in tempo
per potertele scrivere…

Taranto, non solo ilva

RIAPRE IL MARTA

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Dal 22 dicembre saranno riaperte al pubblico, con orario di visita 8.30 – 19.30 (chiusura biglietteria ore 19.00), le nuove sezioni espositive del Museo Nazionale Archeologico di Taranto dedicate alla città romana, alla città tardoantica ed altomedievale fino alla rifondazione bizantina dell’XI secolo d.C.
Oltre agli spazi già visitabili, in tutti i casi integrati con l’esposizione di nuovi reperti (monumenti funerari, vasi figurati, mosaici, intonaci dipinti, arredi), saranno fruibili nuove sale dedicate alla ricca documentazione delle produzioni tarantine e delle importazioni di età romana, dei variegati corredi della necropoli della città, a partire dalla conquista di Q. Fabio Massimo del 209 a.C. fino al III secolo d.C. Nelle vetrine risaltano le bellissime oreficerie, arricchite da paste vitree e pietre colorate, le terrecotte policrome ancora di tradizione greca, ossi, avori, e soprattutto vetri colorati importati che caratterizzano le sepolture ad incinerazione di età imperiale, fino ai frammenti di eccezionale eleganza di un sarcofago in marmo con scena di assalto alle navi.
La sezione dedicata alla città dal tardoantico all’età bizantina offre una vasta documentazione dei pavimenti musivi dell’edilizia pubblica e privata, con motivi geometrici e figurati policromi e materiali da scavi stratigrafici recenti (Villa Peripato, Palazzo delli Ponti, Cattedrale di S. Cataldo) che hanno fornito dati rilevanti per la ricostruzione del centro antico in tali fasi cronologiche. Nell’ultima sala sono anche inserite epigrafi funerarie di Ebrei, Cristiani e Musulmani, che documentano la presenza a Taranto di genti di cultura e religione diverse fra il IV e l’XI secolo d.C.
La sezione dedicata alla storia del Museo è stata completamente rinnovata, con la ricostruzione di ambientazioni d’epoca del periodo di Q. Quagliati e C. Drago e con l’esposizione di acquisti e donazioni pervenute al Museo dalla fine dell’Ottocento ad oggi, con i vasi figurati di importazione e di produzione locale, trafugati dai siti archeologici del territorio apulo, confluiti in musei stranieri e oggi restituiti alla fruizione pubblica nel MARTA.
Una nuove veste espositiva è stata inoltre riservata ai quadri donati da Monsignor Ricciardi al Museo agli inizi del ‘900, in uno spazio a piano ammezzato che prospetta sulla Sala IX.
Parte contemporaneamente l’affidamento dei servizi aggiuntivi a Novamusa s.r.l., per prenotazioni sarà possibile telefonare allo 099/4538639 o scrivere amarta.taranto@novamusa.it

Officine Tarantine

Per una volta, finalmente, i cemmenefuttammè e i citafacefà sono stati spazzati via insieme alla polvere e i rifiuti accumulatisi per anni fuori e dentro i Baraccamenti Cattolica, una sorta di cittadella della Marina Militare nel cuore di Taranto, dismessa e abbandonata da anni nel degrado e nell’oblìo.

A farlo, un gruppo di ragazzi che hanno deciso di affrontare a viso aperto e con coraggio le loro problematiche e la crisi d’identità della città, facendole coincidere. Per farlo, da qualche giorno hanno occupato questi spazi e hanno cominciato a renderli agibili e fruibili, pulendo, ramazzando, spalando, rimuovendo, riparando e, soprattutto, vivendoci dentro.

Qui, fatalmente, lavoravano e trascorrevano il loro tempo libero i nonni e i padri di molti di questi ragazzi, perché quello era e, nelle loro intenzioni, dovrà tornare a essere un luogo collettivo della città e per la città, uno di quelli spazi – oramai estinti – dove socializzare, imparare, acquisire e scambiare informazioni, in cui riconoscersi, crescere e affermare la propria individualità in mezzo agli altri e non, come sempre più spesso accade, contro o senza gli altri. Perché se è vero che a ridurre la città a un “non luogo” e terra di rapina sono stati gli interessi e la rapacità della grande industria e la connivenza delle istituzioni e della politica, è anche vero che a toglierle la linfa vitale ci hanno pensato i tarantini stessi che, forse stanchi, probabilmente disillusi, sicuramente ingannati, hanno dimenticato l’amor proprio e l’amore verso la città e la necessità – fondamentale – di un contributo quotidiano fatto di rispetto, educazione civica, memoria, partecipazione e coinvolgimento.

Quello che i ragazzi delle Officine Tarantine stanno facendo è miracolosamente in controtendenza e in antagonismo rispetto alla logica imperante e devastante del “lasciamo tutto com’è” e del “tanto non vale più la pena”. Dove ormai vive e vegeta la logica dell’individualismo e del plasmarsi arrendevoli alla mediocrità delle decisioni altrui, decidere di riappropriarsi di uno spazio storico e pubblico della città, faticare per pulirlo e renderlo possibilmente utile a tutti è quantomeno generoso, in una città abituatasi a non dare o avere nulla, a non contare nulla e, peggio ancora, a non aspettarsi più nulla.

Se, come sostengono, riusciranno a realizzare corsi e rappresentazioni teatrali, laboratori artigianali dove imparare mestieri manuali dimenticati, una mensa popolare, un orto urbano, una sala prove e un magazzino di idee, sarà una sfida vinta e, soprattutto, uno spiraglio su ciò che vedono sempre più inaccessibile e negato: il futuro.

A interdirlo, per ora, solo il solito, imbarazzante, silenzio dell’amministrazione comunale debitamente e da tempo interpellata per le necessarie  autorizzazioni. Una consuetudine granitica su cui intelligenza, entusiasmo e lungimiranza potrebbero fatalmente infrangersi.

Officine Tarantine

Via Di Palma

Taranto

http://www.ilventredellarchitetto.it/archives/2308

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officinitarantine@gmail.com

http://www.ilventredellarchitetto.it/archives/2308Siamo un gruppo composto da giovani realtà già presenti sul territorio, che vista la mancanza di prospettive per il futuro, hanno deciso di unire le forze per dare alla città un posto dove i cittadini possano respirare cultura e collaborare per riappropriarsi del futuro, nell’ottica dell’eco-sostenibilità. I l progetto nasce per l’esigenza di creare spazi dove chiunque possa esprimere e realizzare le proprie idee. attraverso un’ opera di volontariato AUTOFINANZIATO, rimetteremo in sicurezza, rendendo finalmente agibili, i locali “cantieri cattolica” che sono inaccessibili e abbandonati da decenni.
L’idea è di creare piccoli laboratori e attraverso dei
corsi formare il cittadino con attività funzionali alla
creazione del proprio futuro. I laboratori pilota saranno:
– Laboratori arti visive/grafiche
– officina 3R (RiusaRiciclaRivaluta)
– mensa popolare
– sala prove
– serigrafia
– falegnameria
– ciclofficina
– mosaici
– ecòthè magazzini idee.

Questo non esclude la necessità di ricevere nuove proposte, al contrario le proposte dei cittadini saranno la linfa vitale di questo progetto. Daremo vita ad eventi socio-culturali di interesse cittadino affinché questo spazio diventi luogo di
aggregazione , creando così una rete di collaborazioni che rendano più semplice la realizzazione di progetti proposti.

http://www.youreporter.it/foto_OFFICINE_TARANTINE_ECCO_CHI_SONO