L’EX ARCIVESCOVO DI TARANTO E’ UN UOMO DISTRUTTO

DIES ILVA – L’EX ARCIVESCOVO DI TARANTO E’ UN UOMO DISTRUTTO: “HANNO MESSO LA MIA FACCIA ACCANTO A QUELLE DI BERSANI E BERLUSCONI” – MONSIGNOR BENIGNO PAPA COINVOLTO NELL’INCHIESTA: “CERTO CHE HO PRESO I SOLDI DA EMILIO RIVA, 10MILA A PASQUA E A NATALE, SEMPRE IN CONTANTI, TUTTI GLI ANNI. OFFERTE, NON TANGENTI” – “L’ULTIMA VOLTA ARCHINA’ MI DIEDE UN ASSEGNO” – RESPINGE LA TESI CHE QUELLA BUSTA SIA FINITA AL CONSULENTE DEI PM…

Fabrizio Caccia per il Corriere della Sera

«Sì che li ho presi, i soldi dall’Ilva. Una volta fu lo stesso Emilio Riva, il patron, che alla fine del precetto pasquale, in fabbrica, si avvicinò porgendomi la busta: Eccellenza, per il suo disturbo… C’erano dentro diecimila euro in contanti. Ma era un’offerta, non una tangente! I Riva sono molto religiosi». Un’offerta a Pasqua e un’altra a Natale, tutti gli anni con puntualità. Per parlare con monsignor Benigno Papa, 77 anni, l’ex arcivescovo di Taranto oggi in pensione, bisogna suonare al citofono delle suore della Casa di San Paolo, a Martinafranca. L’ex arcivescovo è «persona informata sui fatti», i pm che indagano sul presunto disastro ambientale l’hanno interrogato per due ore e mezza davanti al Gip.

FABIO RIVA  E GIROLAMO ARCHINAFABIO RIVA E GIROLAMO ARCHINAARCIVESCOVO BENIGNO PAPAARCIVESCOVO BENIGNO PAPA

I magistrati volevano sapere da lui se il 26 marzo 2010 ricevette effettivamente una busta con 10 mila euro da Girolamo Archinà, lo spicciafaccende dell’Ilva ora in galera. O se invece quella busta, come sospettano i pm, fu consegnata quel giorno dallo stesso Archinà in un autogrill a Lorenzo Liberti, all’epoca consulente della Procura. Non un’offerta, dunque, ma una tangente per «aggiustare» una perizia: «Io purtroppo non ricordo se quel 26 marzo incontrai o meno Archinà, però di sicuro quei soldi li ho ricevuti. Archinà me li ha sempre dati in contanti, solo l’anno scorso è venuto da me con un assegno. Mi ha detto scherzando: Sospettano di noi…».

Don Benigno, però, non si è pentito: «Era solo beneficenza! Noi non ci siamo venduti, la Curia non è stata mai comprata perché tacesse. Il settimanale della diocesi, Nuovo Dialogo, diretto da don Emanuele Ferro (nomen omen, ndr) ha condotto per anni inchieste sui problemi dell’acciaieria e le morti sul lavoro, sapeste le pressioni dal mondo politico eppure ho anche fatto dei sacrifici economici perché il giornale continuasse a uscire. Potevo chiedere ai Riva di finanziarlo loro, vi assicuro che l’avrebbero fatto volentieri. Archinà lo chiamava: “Quel tazebao comunista…”».

Giorni fa la sua foto è uscita sui giornali: «Hanno messo la mia faccia accanto a quelle di Bersani e Berlusconi per i soldi versati dal gruppo siderurgico a Pd e Pdl. Ma io non ho mai ricevuto, com’è stato scritto, un assegno da 365 mila euro: nel 2008 mandai una lettera a Emilio Riva per chiedergli di restaurare la Chiesa dei cappellani dell’Ilva, a Tamburi. L’azienda pagò maestranze e materiali.

EMILIO RIVA - ILVAEMILIO RIVA – ILVABERLUSCONI BERSANIBERLUSCONI BERSANI

Non un euro però finì alla Curia». Insomma, l’anziano prelato non si rimprovera niente, o quasi: «L’unico vero peccato d’omissione è stato quello di non aver fustigato a dovere la classe politica tarantina affinché vigilasse. Noi purtroppo fino al 2006, quando fu istituita l’Arpa, non sapevamo nulla dell’inquinamento.

Ma l’Ilva non è il diavolo, l’Ilva a Taranto ha dato anche tanto lavoro. Certo, fu forse un’imprudenza assegnare il premio Cataldus d’argento a Girolamo Archinà come volontario dell’anno. Ma io ero solo un vescovo, non un giustiziere». Dal 5 gennaio scorso monsignor Papa è in pensione. Il nuovo arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, per evitare malintesi è stato chiaro: «Mai più offerte dall’Ilva». Né a Pasqua né a Natale. Amen.

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/dies-ilva-lex-arcivescovo-di-taranto-e-un-uomo-distrutto-hanno-messo-la-mia-47554.htm

Caso Ilva, Vendola: “Querelo Il Fatto”. M5S: “Si dimetta”. Ma Sel lo difende

 

Il leader di Sel scrive che”la telefonata estratta dal suo contesto è un’operazione lurida, un tentativo di processo di piazza”. I parlamentari pugliesi del Movimento 5 Stelle, come i Verdi e il Pdl Puglia, chiedono che faccia un passo indietro. La segreteria del partito: “Piena fiducia. E’ in atto un attacco contro il presidente della Regione Puglia e contro di noi”. Migliaia di utenti sulla sua pagina facebook vogliono chiarimenti. Il sindacato metalmeccanici della Cisl, invece, lo difende: “Solidarietà per azione di sciacallaggio giornalistico”

Nichi Vendola

Nichi Vendola annuncia di querelare il Fatto Quotidiano dopo la pubblicazione sul nostro sito della chiamata con Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva (oggi agli arresti domiciliari). Tuttavia non ricorda che proprio ieri abbiamo cercato di contattarlo, sia al telefono che via sms, per anticipare la pubblicazione e chiedere un commento a riguardo. Tutti tentativi andati a vuoto. Il governatore non si scusa e, anzi, annuncia di procedere per vie legali. “Nell’articolo”, si legge nel comunicato della Regione Puglia, “si racconta, in modo volgarmente strumentale, di presunte risate del presidente suscitate dalle domande sulle morti per cancro. Come tutti invece possono tranquillamente constatare, il presidente era solo rimasto colpito dallo specifico episodio in cui Archinà, con un salto improvviso, si era avvicinato ad un giornalista che stava intervistando Riva”. Ovviamente, però, il presidente dimentica di ricordare che aveva definito il giornalista a cui era stato sottratto il microfono “faccia di provocatore“. Lo stesso cronista che stava per chiedere a Emilio Riva, proprietario dell’Ilva, cosa pensasse dei morti per tumore aTaranto. “E’ quindi solo lo scatto di Archinà – prosegue la nota – ad aver suscitato il sorriso di Vendola e non certamente il riferimento alla tragedia delle morti per cancro a Taranto. Su questo tema si registra invece, come si può constatare ascoltando la telefonata e non solo, l’attenzione del presidente Vendola testimoniata dalla sua storia politica e personale”. Più tardi, a Repubblica tv ha aggiunto che ”la telefonata estratta dal suo contesto è un’operazione lurida, un tentativo di linciaggio e di sciacallaggio puro”.

La segreteria di Sel: “Solidarietà. E’ in atto una campagna contro Vendola e Sel”
“E’ in atto una campagna contro Nichi Vendola”, si legge in una nota della segreteria del partito trasmessa in serata, ”e contro Sel di cui Vendola è presidente. Vendola e la sua amministrazione sono stati i primi, dopo anni di silenzi e complicità, ad avere avviato il percorso di ambientalizzazione dell’Ilva, la più grande fabbrica d’Italia, sottoponendo il colosso industriale a prescrizioni e leggi stringenti, volte a salvaguardare il diritto alla salute e al lavoro. Lo ha fatto per anni in un contesto politico e culturale in solitudine; e talvolta in duro contrasto con governi nazionali che si sono opposti ad ogni legge o misura regionale non prona agli interessi dei Riva”. E nessuna telefonata, secondo quanto riportato dalla segreteria del partito, metterà in dubbio la fiducia verso il leader: “La segreteria nazionale di Sel esprime solidarietà e fiducia nel suo presidente. E la ferma intenzione di difendere Sinistra ecologia libertà , la sua lotta e la sua funzione nella sinistra e nella politica italiana”.

Vendola: “Tentativo di sciacallaggio” – A Repubblica.it, Vendola ha detto che “la telefonata estratta dal suo contesto è un’operazione lurida, un tentativo di linciaggio e di sciacallaggio puro. Io non rido dei tumori – spiega il governatore – perché il cancro ha abitato nella mia vita e nella mia casa. Io sto ridendo per il guizzo felino di Archinà, il quale non sente le domande dei giornalisti ma corre a togliere il microfono o il registratore a un giornalista. Io non sto ridendo dei tumori”. In più, ha aggiunto, ”penso che un’intercettazione decontestualizzata, tirata fuori da un cilindro come un tentativo di dare un fondamento ad un’accusa che secondo me non ha un fondamento, è il tentativo di fare il processo prima, di farlo nelle piazze e di avere una facile condanna”.

Repubblica tv Vendola spiega che la confidenza con Archinà “è legata al fatto che noi stiamo cercando di convincere Ilva a mettere le centraline per il monitoraggio diagnostico” e “mentre faccio questo cerco di difendere centinaia di lavoratori. Per questo c’è confidenza non per altro”. Sull’ipotesi di dimissioni, il governatore chiede di avere “la pazienza di aspettare che possa farmi interrogare da un giudice: non c’è niente, non c’è un atto, un procedimento che non dica che io ho imposto per la prima volta un percorso ambientale all’Ilva. E’ paradossale che si rovesci una verità storica. L’intercettazione decontestualizzata è un tentativo di fare un processo prima nelle piazze e avere una facile condanna”, insiste.

E proprio nel giorno in cui cominciano a piovere richieste affinché si dimetta, Vendola si dice favorevole alle dimissioni del ministro Anna Maria Cancellieri, a seguito delle intercettazioni con la famiglia Ligresti: “La mia posizione è che quelle telefonate ricostruite dalle cronache giornalistiche confermino un quadro di assoluta inopportunità, cosa per cui il ministro avrebbe fatto bene a rassegnare le dimissioni”.

M5S, Di Maio: “Vendola si dimetta, lieto di non avere mai fatto parte della sinistra” – I primi a intervenire sono i parlamentari pugliesi del Movimento 5 Stelle che chiedono le dimissioni del governatore perché “ha perso ogni credibilità”. “Abbiamo provato estremo disgusto nell’ascoltare l’intercettazione. Disgusto è la sola parola che proviamo. A Vendola non rimane che una strada: dimettersi da presidente della Regione Puglia e andare a casa. Ha perso ogni credibilità”. Stessa posizione espressa anche dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio che su Facebook scrive: “Se Vendola è quello che resta della cosiddetta ‘sinistra’ italiana (il Pd è già totalmente democristiano), allora sono contento di non averne mai fatto parte e di essere andato oltre. Si dimetta”.

Pdl Puglia: “Dimissioni e convocazione del Consiglio regionale” – Parla anche Ignazio Zullo, il capogruppo del Pdl alla Regione Puglia, secondo cui “basta ascoltare per trarre inevitabili e conseguenti conclusioni”. ”Quando mi permisi di evidenziare – aggiunge Zullo – che le presunte resistenze del nostro governatore alle richieste dei Riva cozzavano con quel che già allora era trapelato su talune intercettazioni in possesso della Magistratura, dovetti subirne le offese e la collera, con annesso codazzo di tutti gli immancabili cortigiani. Come giudicare quel che si ascolta oggi sul sito del Fatto”. Il Pdl Puglia chiede inoltre l’immediata convocazione del Consiglio regionale. Nessun commento, però, dai vertici nazionali. Tra i parlamentari del partito di centrodestra, l’unico a intervenire è il deputato Gianfranco Chiarelli: “A prescindere dalle responsabilità penali, che competono unicamente alla magistratura, sul piano politico, e ancor più su quello morale, il colloquio telefonico tra Vendola e Archinà, svoltosi in un clima di scandalosa ilarità, in presenza di una questione di così rilevante gravità, come quella della salute dei cittadini, è assolutamente inaccettabile da parte di chi ricopre ruoli istituzionali”, aggiunge. “Se a questo comportamento assolutamente censurabile sommiamo gli esiti fallimentari, soprattutto in tema di sanità, dell’azione politica di Vendola, ci chiediamo cosa altro debba accadere perché il leader di Sel assuma le decisioni consequenziali”, conclude.

Verdi, Bonelli: “Se Vendola è responsabile si dimetta” – “Ci sono responsabilità che non si misurano in base al Codice penale: sono le responsabilità morali che un uomo politico ha nei confronti delle persone e dei territori che amministra”. A dirlo è il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: “E’ per questa ragione che il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola dovrebbe dimettersi senza farsi nemmeno chiedere questo gesto: gesto che io gli chiedo di compiere. Mi chiedo come si possano chiedere le dimissioni del ministro Cancellieri dopo le telefonate riguardanti i Ligresti (richiesta giusta e sacrosanta) e non porsi il problema delle proprie dopo la telefonata con Archinà – prosegue il leader ecologista. Tutta la classe politica coinvolta, compreso il sindaco di Taranto Stefàno si deve dimettere immediatamente”. “L’audio della telefonata tra Vendola e Archinà, resa pubblica oggi, lascia semplicemente senza parole: ma eravamo rimasti senza parole anche per come tutta la vicenda legata all’Ilva sia stata gestita negli anni. Una vicenda su cui la verità è emersa solo grazie all’intervento della Procura di Taranto che ha fatto quello che la politica non ha fatto a cominciare dall’indagine epidemiologica che avrebbe stabilito un nesso tra l’inquinamento e la mortalità dei cittadini di Taranto”.

Fim Cisl: “Solidarietà a Vendola per azione di sciacallaggio giornalistico” – Il segretario generale della Fim Cisl Giuseppe Farina, invece, esprime solidarietà “per l’avviso di garanzia ricevuto e per l’azione di sciacallaggio giornalistico di cui [Vendola, ndr] è vittima”. Nell’intercettazione, prosegue, “non c’è nulla di davvero rilevante che possa giustificare né l’uno e né l’altro. L’unico caso davvero rilevante e solo da un punto di vista sindacale – prosegue Farina – è la dichiarazione di raccomandazione che il presidente della Regione Puglia fa in favore di uno dei sindacati metalmeccanici impegnati nelle vicende dell’Ilva, quando ricorda al rappresentante dell’azienda, che un sindacato amico e vicino all’azienda è solo la Fiom. Anche questo non è di particolare rilievo, né ci stupisce, perché sappiamo da tempo dei vizi privati e delle pubbliche virtù mediatiche della Fiom, che al pari di Nichii Vendola, è stata con tutto e con il suo contrario, attaccando gli altri sindacati, che invece – conclude – hanno difeso solo il diritto al lavoro e quello alla salute a prescindere dall’azienda, dalla procura, dalla politica”.

I commenti su Facebook – Intanto sono migliaia gli utenti che da stamattina hanno invaso la bacheca facebook del governatore, ripostando l’articolo del Fatto. C’è chi chiede a Vendola di dare spiegazioni prima di annunciare querela al giornale, chi lo accusa di avere tradito i pugliesi e chi gli chiede dimissioni immediate. “Vergognati…e si che tu dovresti saper cosa vuol dire stare dalla parte dei più deboli, ti avevo votato per questo. Ovviamente non lo farò più. Mi fai schifo, spero che la tua carriera politica sia finita e che ti ritrovi a lavorare in qualche stabilimento tipo la Ilva”, scriveAleksos. E altri iscritti alla pagina social domandano perché oggi il leader di Sel non posti nessun messaggio su facebook. Nel tardo pomeriggio, però, pubblica un post  in cui riporta le dichiarazioni rilasciate a Repubblica tv e conclude avvertendo: “Reagirò tutelandomi anche in sede legale, come è giusto che sia”.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/15/caso-ilva-vendola-m5s-vendola-si-dimetta-da-governatore-della-puglia/778859/

Ilva, la telefonata choc di Vendola: VIDEO risate al telefono per le domande sui tumori

 

Nel luglio del 2010 il leader di Sel viene intercettato con Girolamo Archinà, il pr della famiglia Riva. “Dica che non mi sono defilato”. E dà della ‘faccia da provocatore’ a chi chiedeva spiegazioni sui morti. Per tutta la giornata di ieri non ha risposto al Fatto

Vendola

 

E’ il 19 novembre 2009. La conferenza stampa di presentazione del “Rapporto ambiente e sicurezza” dell’Ilva è appena terminata. Luigi Abbate, giornalista dell’emittente tarantina Blustar Tv, si avvicina a Emilio Riva, 87enne ex patron dell’acciaio e gli chiede: “La realtà non è così rosea visti i tanti morti per tumore…”. Riva non è abituato a domande scomode. Abbozza una risposta bofonchiando: “Ve li siete inventati” e si salva grazie all’intervento del suo addetto alle relazioni istituzionali Girolamo Archinà, che strappa letteralmente il microfono dalle mani del giornalista. Il video finisce su Youtube e comincia a fare il giro d’Italia. Diversi mesi più tardi, nel luglio del 2010, appena tornato da un viaggio in Cina anche Nichi Vendola lo vede. A mostrarglielo sono stati “degli amici di Roma”, in quei giorni interessati al caso Ilva perché in quei giorni l’azienda era tornata sulle pagine dei giornali a causa della diffusione dei dati dell’Arpa sui livelli allarmanti di benzo(a)pirene a Taranto. Il video della conferenza stampa sarà al centro di una telefonata tra il governatore della Puglia e Archinà, considerato dai pm la “longa manus” dei Riva.

Ascolta la telefonata integrale

 

Nell’intercettazione, il governatore di Puglia ride di gusto dicendo ad Archinà di aver apprezzato “lo scatto felino”. Confessa di essersi divertito insieme al suo capo di gabinetto. Definisce una “scena fantastica” l’immagine di Archinà che impedisce al giornalista di intervistare Emilio Riva. Il leader di Sel, ridendo, rivolge anche i suoi “complimenti” ad Archinà. Non solo. Riferendosi al giornalista lo definisce una “faccia di provocatore”. Vendola, che afferma di aver fatto davvero le battaglie a difesa della vita e della salute, suggerisce di “stringere i denti” di fronte a questi improvvisatori “senza arte né parte”. E aggiunge: “Dite a Riva che il presidente non si è defilato”.

Oggi Nichi Vendola è tra i 53 indagati dell’inchiesta “Ambiente svenduto”. Per la procura di Taranto, che ha coordinato l’attività investigativa della Guardia di finanza, il leader di Sinistra ecologia e libertà ha fatto pressioni sul direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, perché ammorbidisse il suo atteggiamento nei confronti dell’Ilva. Concussione. Girolamo Archinà, invece, è finito in carcere il 27 novembre 2012. Associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Sono le ipotesi di reato da cui dovrà difendersi l’ex pr dell’Ilva insieme a Emilio, Fabio e Nicola Riva, all’ex direttore della fabbrica Luigi Capogrosso. Ma non è tutto. Archinà, infatti, è accusato anche di corruzione in atti giudiziari per aver versato una tangente di diecimila euro a Lorenzo Liberti, ex consulente della procura, incaricato di svolgere una perizia sulle emissioni nocive dello stabilimento siderurgico. Nel corso dell’inchiesta è anche emerso come molti cronisti locali (e alcune testate) fossero di fatto a libro paga di Archinà. Soldi per nascondere lo scandalo inquinamento e, soprattutto, per non fare domande.

Per tutta la giornata di giovedì 14 novembre i cronisti de Il Fatto Quotidiano hanno provato a contattare telefonicamente Vendola e i suoi collaboratori. Il cellulare del governatore ha sempre suonato a vuoto. E nonostante l’invio di sms, il leader di Sel non ha mai risposto nè richiamato.

di Francesco Casula e Lorenzo Galeazzi
montaggio di Samuele Orini

Ascolta la telefonata integrale

 

 

 

«Gestione rifiuti all’Ilva mancano le fideiussioni»

Giustizia penale e giustizia amministrativa seguono percorsi paralleli, quasi mai destinati a intrecciarsi perché la prima persegue i reati e la seconda invece valuta la legittimità di atti varati dalla pubblica amministrazione. Nel caso Ilva, però, non solo giudizi e valutazioni espressi dal Tar di Lecce, adito spesso, volentieri e con successo dall’amministrativista del gruppo Riva Franco Perli (ora indagato per associazione a delinquere finalizzata ad una pluralità di gravi reati) e dalla Procura di Taranto hanno spesso rappresentato duemodi diametralmente opposti di valutare l’offensività delle emissioni del siderurgico e dunque dei provvedimenti presi dai vari enti per farvi fronte ma ora, con la lettura dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato a 53 indagati, spunta una vicenda davvero eclatante per interessi in gioco e decisioni di segno opposto. Si tratta del capo di imputazione che vede indagati il patron dell’Ilva Emilio Riva, i figli Fabio e Nicola, gli ex direttori della fabbrica Luigi Capogrosso e Adolfo Buffo, i fiduciari Lanfranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino, Giuseppe Casartelli, Cesare Corti; i capi reparto e capi area Marco Andelmi, Angelo Cavallo, Ivan Dimaggio, Salvatore De Felice, Salvatore D’Alò, il presidente Bruno Ferrante e l’ex responsabile delle relazioni esterne Girolamo Archinà per violazione del decreto legislativo 152/2006 e del decreto legislativo 36/2003. I diciotto indagati, secondo l’accusa, avrebbero omesso di presentare le necessarie garanzie finanziarie relative agli impianti di stoccaggio, smaltimento e recupero dei rifiuti ubicati nell’Ilva, esercitando, di fatto, attività di gestione rifiuti non autorizzata; avrebbero effettuato attività di smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi in discariche non autorizzate in considerazione della mancata presentazione delle predette garanzie finanziarie; avrebbero effettuato attività di recupero di rifiuti non autorizzate ed attività di gestione di sottoprodotti in assenza dei requisiti di legge, trasferendo i rifiuti di stabilimento nelle discariche non autorizzate. Ad aprile, il Tar di Lecce ha però accolto la richiesta di sospensiva presentata dall’avvocato del gruppo Riva Franco Perli e sospeso gli effetti della diffida firmata il 2 novembre 2012 dal dirigente del settore Ambiente della Provincia di Taranto Raffaele Borgia, che non aveva accolto le garanzie finanziarie presentate dall’Ilva. Per evitare che i gestori di impianti per i rifiuti abbandonino il sito una volta esaurito, evitando così di adottare le cautele previste per prevenire l’inquinamento della falda e dei terreni circostanti, in sede autorizzativa la legge prevede la richiesta di adeguate garanzie finanziarie.

Gli impianti per i rifiuti dell’Ilva sono stati autorizzati dalla Provincia tra il 2005 e il 2008, ma soltanto mercoledì scorso hanno avuto il via libera definitivo dal Parlamento, con un provvedimento che ha di fatto aggirato l’Autorizzazione integrata ambientale perché l’Aia del 4 agosto del 2011 fece uno stralcio del settore rifiuti e quella riesaminata nell’ottobre del 2012 dal ministro Clini non riuscì a comprendere il delicato settore. Per la sola attività di messa in riserva dei rottami ferrosi per la produzione di materia prima secondaria per l’industria metallurgica, l’importo delle garanzie richieste dalla Provincia ammonta a ben 231 milioni di euroma l’Ilva il 4 settembre del 2012 con fideiussione rilasciata da Banca Intesa, ha presentato un documento che garantisce per appena 346.500 euro.
Differenze sostanziali anche sul fronte dell’attività di recupero dei rottami ferrosi, con una fideiussione di appena 300mila euro – sempre con Banca Intesa – a fronte di una richiesta pari a 20 milioni di euro. Stando a quanto risulta dagli atti depositati dalla Procura, l’Ilva ha più volte cercato di ammorbidire la Provincia.

Sentito dai finanzieri quale persona informata sui fatti, l’avvocato Cesare Semeraro, responsabile degli affari legali dell’ente, spiegò quanto accadde nel luglio del 2012, pochi giorni prima del sequestro dell’acciaieria e degli arresti. «Il presidente Florido – ha raccontato Semeraro – mi disse di essere stato contattato dal dott. Ferrante, presidente dell’Ilva, il quale aveva palesato le proprie doglianze, in relazione alla richiesta di garanzie finanziarie che io ed il funzionario Franco Di Michele avevamo illustrato ai rappresentanti dell’Ilva. Florido mi chiese in che modo sarebbe stato possibile eventualmente sistemare la questione ed io risposi che le garanzie si potevano adeguare “pro-quota” solo in caso di rinuncia parziale all’autorizzazione all’uso di una discarica».

Il Tar di Lecce, invece, ha sospeso gli effetti dell’ordinanza emessa dalla Provincia, interpretando in maniera favorevole all’azienda una certificazione di qualità risalente che consente all’azienda di ridurre del 40% l’importo delle garanzie finanziarie. Tale certificazione è stata rilasciata da un istituto (l’Igq) che solo il 27 luglio del 2012 è stato accreditato a valutare anche le aziende che si occupano di recupero e riciclo di rifiuti metallici, ma secondo il Tar (presidente Antonio Cavallari, estensore Giuseppe Esposito, referendario Roberto Michele Palmieri) tale circostanza, che pure poteva oggettivamente costituire elemento di valutazione negativa con il regime di sostanziale prorogatio di cui da anni l’Ilva gode sul fronte discariche e rifiuti, non è rilevante a fronte delle conseguenze negative che l’azienda poteva subire in caso di esecuzione del provvedimento emesso dalla Provincia.

Ora, però, la Procura, formulando uno specifico capo di imputazione, sostiene che tutta l’attività di gestione dei rifiuti all’interno del siderurgico è illegale perché svolta tramite lo smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi in discariche non autorizzate in considerazione della mancata presentazione delle garanzie finanziarie, una illegalità- illegittimità che, dunque, resta tutta da sanare, considerato che il Governo ha autorizzato le discariche dell’Ilva ma certo non ha risolto la grana fideiussioni, né tantomeno dato all’Ilva l’autorizzazione alla gestione dei rifiuti.

 

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/gestione-rifiuti-all-ilva-mancano-le-fideiussioni-no666642