LA TERRA DEI DIVIETI

Aggiornamento di stato
Di Cataldo Ranieri
LA TERRA DEI DIVIETI

Chi deve scusarsi con i 65 malati che ieri con altrettanti accompagnatori hanno atteso il loro turno di kemio, seduti sulle scale dell’ ospedale Moscati? Una saletta con 20 sedie in risposta agli stand della fiera del levante per il progetto “sancataldo” nei prossimi 10 anni di CHIACCHIERE. Dalle 08,00 della mattina, fino alle 18,00 della sera in compagnia di dramma e abbandono. SIN sito di interesse strategico per lo stato italiano e ce ne fotte di tutto e di tutti, tanto il culo è quello dei tarantini. Tutto cio’ conferma che stà città è figlia di puttana, come dice il presidente Nichi Nichi.

Intanto a Taranto vengono tutti con la scorta, anche i sindacalisti come Angeletti, che viene a ribadire che l’unico modo per avere le bonifiche è continuando a produrre, questa è la barzelletta che fanno passare. L’italia è un paese nel quale i rappresentanti della gente hanno bisogno di una scorta per proteggersi da essa.

E c’è ancora chi tira in ballo il referendum, lo hanno fatto anche a Roma arrampicandosi sugli specchi, “la città ha deciso”. La città non ha difeso l’ilva e i suoi veleni, ha difeso i lavoratori. Siamo tutti consapevoli che di ILVA, CEMENTIR ed ENI si CAMPA poco e si muore tanto. D’altro canto l’interesse dello stato non è solo verso l’acciaio, ma anche verso la Marina, ne vogliamo parlare? Di quel muro di 3750 m alto 7 metri? Di cosa c’è da nascondere visto che ci sono solo navi in disarmo? E del porto industriale utilizzato solo per le navi dei veleni e qualche contentino ne parliamo? E dell’aereoporto? Dei trasporti? Della città vecchia che si cancella ne parliamo? No siamo SIN SITO DI INTERESSE STATEGICO PER I CAZZI LORO.

DIVIETO DI COLTIVARE LA TERRA, DI PASCOLARE, DI MITILICOLTURA, DIVIETO DI BALNEAZIONE, DIVIETO DI GIOCARE NEI TERRENI X I BAMBINI DEL QUARTIERE TAMBURI, DIVIETO DI AVERE UN LAVORO PER VIVERE.

oggi il cielo a taranto

 

 

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doverosi i ringraziamenti (in ordine di apparizione): ILVA S.p.A., Famiglia RIVA, ARCHINA’, CAPOGROSSO, tutti i dirigenti ILVA, Il Governo LETTA, il Governo MONTI, il Governo BERLUSCONI, tutti i partiti delle relative maggioranze PD, SEL, PDL, SCELTA CIVICA, LEGA NORD, il Sindaco di Taranto STEFàNO, le sue GIUNTE COMUNALI, le sue maggioranze, il presindente della Provincia FLORIDO, la sua Giunta provinciale e la sua maggioranza, il Presidente della Regione VENDOLA, la sua Giunta Regionale e la sua maggioranza, i SINDACATI UNITARI, i GIORNALISTI ammorbiditi…..

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Ilva, per addolcire l’Aia del 2011 pressing dei Riva su Gianni Letta

di Mimmo Mazza

TARANTO – Sarebbe stato l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta il punto di riferimento per la famiglia Riva nella complessa e tribolata procedura di rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale per lo stabilimento Ilva di Taranto, firmata il 4 agosto del 2011 dal ministro Stefania Prestigiacomo e riesaminata appena un anno dopo, alla luce del sequestro effettuato dall’autorità giudiziaria. È quanto si legge, come la Gazzetta è in grado di rivelare, nell’ultima informativa redatta dai finanzieri del Gruppo di Taranto e allegata alla montagna di atti messi a disposizione dei 53 indagati dell’inchiesta per disastro ambientale.

Intercettando Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, latitante a Londra dal 26 novembre del 2012, e l’avvocato Franco Perli, l’amministrativista del gruppo finito sotto inchiesta per associazione a delinquere ed altri gravi reati, i militari delle Fiamme Gialle si imbattono in diversi colloqui nei quali Riva e Perli fanno costantemente riferimento a Gianni Letta.

Ma per la Finanza, «la conferma che la famiglia Riva interloquisce con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, on. Gianni Letta si rileva – è scritto nell’informativa – nuovamente da una conversazione a tre che avviene tra Fabio Riva, il fratello Daniele (responsabile dello stabilimento di Genova, non indagato ndr) e la dott.ssa Vittoria Romeo (responsabile dell’ufficio romano del gruppo, indagata per concorso in abuso e rivelazione di segreto d’ufficio con il presidente della commissione Aia, il componente Luigi Pelaggi e il funzionario regionale Pierfrancesco Palmisano, ndr) il 13 luglio 2010, nella quale i tre apportano delle correzioni al testo di una lettera che sarà sottoscritta dal presidente del gruppo Riva-Fire, cioè l’ing. Emilio Riva e sarà consegnata brevi manu al destinatario (Gianni Letta, appunto ndr), dalla dott.ssa Romeo». Per i finanzieri, la lettera è «finalizzata ad illustrare al destinatario le difficoltà che l’Ilva sta incontrando in quel periodo storico, sia per quanto attiene l’Aia, che per quanto attiene talune problematiche sui siti produttivi di Taranto e Genova». Perli riferì a Pelaggi della lettera inviata a Letta, suscitando agitazione nel capo della segreteria dell’allora ministro Stefania Prestigiacomo: «guarda… prima di tutto, guarda che i Riva – è quanto dice Perli a Fabio Riva, raccontando il suo colloquio con Pelaggi – sono incazzati come delle bisce, poi hanno già scritto a Letta….” e già quando gli ho detto Letta haaaa…… (…) no, no, no si è preoccupato, si è preoccupato!! Guarda che su sta roba qui non salta Ticali, salta la Prestigiacomo!». Una affermazione, quest’ultima, che secondo la Finanza fu fatta da Perli «proprio in relazione ai rapporti in essere con l’on. Gianni Letta».

 

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/ilva-per-addolcire-l-aia-del-2011-pressing-dei-riva-su-gianni-no668873

Amnesty: “Fuoriuscite di petrolio, Agip e Shell falsificano i documenti”

 

Secondo la ong, le due società attribuiscono le perdite dovute alla corrosione dei loro oleodotti a inesistenti sabotaggi o tentativi di furto da parte delle popolazioni indigene. Un modo per evitare di pagare risarcimenti alla popolazione locale

Amnesty: “Fuoriuscite di petrolio, Agip e Shell falsificano i documenti”


Un durissimo report di Amnesty International intitolato “Cattiva Informazione” accusa le compagnie petrolifere, in particolar modo Agip e Shell, di falsificare i documenti riguardanti le fuoriuscite di petrolio nel Delta del Niger. In buona sostanza, scrive Amnesty, queste compagnie attribuiscono le perdite dovute alla corrosione dei loro oleodotti a inesistenti sabotaggi o tentativi di furto da parte delle popolazioni indigene. Un modo per evitare di pagare risarcimenti alla popolazione locale in quello che è uno dei maggiori danni all’ecosistema perpetrati oggi sulla terra. E anche il sistema di monitoraggio e controllo dei dati è assolutamente da cambiare. Infatti, scrive Amnesty, le indagini sono condotte da società dipendenti delle stesse aziende che si proclamano vittime dei furti e dei sabotaggi, e non, come dovrebbe essere per legge, da organizzazioni indipendenti. Sia Shell che Eni (proprietaria di Agip) respingono le accuse al mittente, sostengono non siano comprovate a sufficienza e invitano la prestigiosa Ong a non intralciare il loro lavoro.

Il Delta del Niger è uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo, oltre che uno dei posti più inquinati e inquinanti del pianeta (basti pensare che le trivellazioni petrolifere causano la più grande emissione dei famigerati gas serra) e da quarant’anni è teatro di sanguinose battaglie tra icontractor, assoldati dalle compagnie per proteggere i loro uomini e macchinari, e le popolazioni indigene. Vedi la truce impiccagione del poeta Ken Saro-Wiwa, per cui Shell pagò una cospicua somma in tribunale “non perché colpevole ma per facilitare la pacificazione”.  In questo lembo di terra, scrive Amnesty nel report, “intere popolazioni sono condannate a morte, e flora e fauna sono altresì condannate alla distruzione a causa dell’inquinamento”. Un inquinamento causato anche dalle costanti fuoriuscite di petrolio, come hanno confermato le Nazioni Unite solo due anni fa.

“Ma il punto – spiega Amnesty – è che il Delta del Niger è l’unico posto al mondo dove le compagnie ammettono che l’inquinamento è prodotto da loro, e allo stesso tempo dicono che non è per colpa loro. Quando in un qualsiasi altro posto dovrebbero fornire adeguate spiegazioni”. Nel caso di Shell, prosegue Amnesty, “i loro rapporti sull’impatto ambientale sono molto spesso falsi, dicono che le indagini sulle perdite di materiale tossico sono impeccabili e non è vero, sostengono che l’ambiente è stato ripulito e mentono, e si nascondono poi dietro una trasparenza inesistente, dato che controllano tutte le informazioni disponibili e decidono quali rendere pubbliche e quali no. Non c’è nessuno che possa quindi stabilire cosa sia vero e cosa sia falso dei dati che Shell diffonde, data anche l’instabilità sociale dell’area. In definitiva, quello che dice Shell a proposito del suo impatto ambientale nel Delta del Niger non può essere creduto”.

La risposta del gigante petrolifero è che invece le indagini sono condotte da società indipendenti, e che la principale causa d’inquinamento sono i frequenti sabotaggi degli oleodotti da parte dei ladri di petrolio. E qui veniamo ad Agip, che secondo il report nel solo 2012 ha denunciato l’incredibile cifra di 474 perdite isolate di petrolio, e poi ha promesso un investimento di oltre 200 milioni di dollari nella messa in sicurezza degli oleodotti per gli anni 2013-15. Intervenuto in un programma della BBCCiro Pagano, capo delle operazioni Agip in Nigeria, ha assicurato che la società paga puntualmente i danni alle popolazioni indigene e ha confermato che la causa principale dell’inquinamento sono i cosiddetti ladri di petrolio. Quando gli è stato fatto notare come Agip, pur operando in un’area decisamente più piccola, abbia denunciato quasi il doppio delle fuoriuscite di Shell, e come se dal 2010 sono state denunciate oltre 1500 perdite può sembrare tardivo l’investimento promesso per gli anni 2013-15, Pagano ha risposto che riferirà agli azionisti del problema.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/09/amnesty-fuoriuscite-di-petrolio-agip-e-shell-falsificano-i-documenti/772074/

Ancora malori a Taranto

Ancora malori a Taranto, probabilmente a causa di una presunta nube di gas, la cui provenienza non è stata accertata. Vittime questa volta, sarebbero alcuni collaboratori del SERT, il servizio per le tossicodipendenze ubicato presso l’ospedale “Testa” alle porte della città nei pressi della strada statale 106, a poca distanza dalla zona industriale tarantina. In tre sarebbero finiti al Pronto Soccorso dell’Ospedale “Moscati” in seguito ad un principio di intossicazione, per tutti la prognosi sarebbe di 5 giorni salvo complicazioni. I sintomi riscontrati sulle persone che hanno fatto ricorso alle cure dei sanitari sono stati quelli da intossicazione, presumibilmente da inalazione di gas, ovvero: Cefalea, difficoltà respiratorie, lacrimazione eccessiva e bruciori delle prime vie aree.

CHI SARA’ MAI LA FONTE?????

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GRAZIE ENI   OGGI MI MANCAVA IL TUO OLEZZO