La rete Archinà sui politici e le complicità dei sindacati

di FRANCESCO CASULA

TARANTO – Per entrare nel «sistema Archinà» bisogna gestire il potere. Di qualunque tipo. Giornalisti, poliziotti, ma soprattutto politici in carica devono dimostrare di avere qualcosa da offrire in cambio. Per chi è decaduto, infatti, non c’è spazio. Resta fuori Nicola Tagliente, ad esempio, che chiama Girolamo Archinà senza, però, riuscire a trovare soddisfazione secondo quanto lo stesso ex consulente Ilva racconta a Luciano De Gregorio, attuale assessore provinciale. Secondo De Gregorio, Tagliente avrebbe in progetto di candidarsi alle regionali con Italia dei Valori, ma senza alcuna speranza di farcela. «Secondo me, siccome si è candidato, pensa (…) di andare chissà dove! Alla Regione su con con Italia dei Valori!». Archinà intuisce e imediatamente emette la sentenza «no, è chiaro che io lo scarico!». Non c’è posto per Giancarlo Cito, ex sindaco di Taranto e leader di At6. Cito tenta più volte di mettersi in contatto con Archinà senza esito. A una segretaria dell’Ilva, che poi riporterà tutto al responsabile delle relazioni istituzionali, Cito avrebbe detto «io ho bisogno urgente di parlare con il signor Archinà perché devo decidere se mandare in onda la trasmissione sulla diossina». Per Archinà il messaggio è chiaro «Ho capito cosa vuole» risponde alla segretaria e poi aggiunge «Sono messaggi subdoli». Per gli inquirenti si tratta di un’iniziativa assunta da «Cito per intavolare una trattativa, per così dire, con i vertici dello stabilimento siderurgico, mettendo sul tavolo la questione dell’inquinamento da diossina a Taranto sulla quale, ovviamente, la proprietà Ilva aveva tutto l’interesse a mettere la sordina». Ma Cito, evidentemente, non fa paura al sistema, le sue richieste vengono ignorate.

I sindacati, invece, sono fondamentali, ma soprattutto sono vicini all’azienda. In una mail intercettata dai finanziari, guidati dal capitano Giuseppe Dinoi, il dirigente Ilva, Piero De Biasi comunica a Fabio ed Emilio Riva, oltre all’immancabile Archinà, che «segretario provinciale della Cisl Daniela Fumarola si sta facendo promotrice di un convegno dal quale emergerà che l’Ilva è molto impegnata a favore dell’ambiente e quindi non è assolutamente responsabile del degrado ambientale dell’area industriale. Nell’auspicare un concreto impegno a favorire tale convegno il dott. De Biase – annotano i militari – in tale e-mail specifica che il “mentore” della Fumarola è il presidente della Provincia di Taranto, dott. Gianni Florido». Daniela Fumarola appare anche fedele alleata di Archinà nella lotta contro Giorgio Assennato. «Mamma mia questo! – si sfoga parlando al telefono con l’ex dirigente Ilva – Una persecuzione sta diventando, speriamo che se ne va subito! Ti posso dire che la mia federazione del pubblico impiego gli ha dichiarato guerra». Una guerra che sarà combattuta in alto «mi ha detto il segretario – aggiunge infatti la sindacalista della Cisl – che ovunque lui andrà lo perseguiteranno a non finire, perché pure quella scivolata che ha preso ieri sulla nostra federazione è stata fuori luogo».

Dalla Cisl alla Cgil, Archinà cerca di cooptare tutti per raggiungere i suoi scopi. Il 15 luglio 2010, ad esempio, i finanzieri intercettano una conversazione tra Archinà e Luigi D’Isabella, segretario della Cgil di Taranto in cui «i due parlano male di Ezio Stefàno, e poi Girolamo dice che il sindaco gli ha promesso che prorogherà al 19 dicembre la data per il Referendum (per la chiusura dell’area a caldo, ndr). Poi sollecita D’Isabella affinché intervenga anche lui sul sindaco».

Ma il sistema Archinà si muove anche nelle aule parlamentari. Il 4 ottobre 2010 Alberto Cattaneo invia una mail ad Archinà per informarlo che due giorni dopo sarà discussa in commissione Ambiente la risoluzione proposta dall’onorevole Alessandro Bratti per «rendere immediatamente vincolanti – spiega Cataneo nella mail – i limiti legali di emissione in atmosfera di benzo(a)pirene». Un rischio che l’Ilva non può correre. Il «sistema Archinà» si muove immediatamente per valutare la pericolosità della situazione. Qualche ora dopo è al telefono con il deputato Pd Ludovico Vico. «Mi chiedono (i vertici Ilva, ndr) che destino avrà» domanda Archinà. Vico non ha dubbi: «non passerà» e poi aggiunge «però io domani quando sto lì ti faccio sapere dei dettagli».

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Travaglio & S_vendola

ROMA – “Svendola”, questo il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di oggi, sabato 16 novembre:

Ci sono tanti modi per finire una carriera politica. Quello che la sorte ha riservato a Nichi Vendola è uno dei peggiori, proprio perché Nichi Vendola non era tra i politici peggiori. Aveva iniziato bene, con un impegno sincero contro le mafie e l’illegalità. Aveva pagato dei prezzi, ancor più cari di quelli che si pagano di solito mettendosi contro certi poteri, perché faceva politica da gay dichiarato in un paese sostanzialmente omofobo e da uomo di estrema sinistra in una regione sostanzialmente di destra. Ancora nel 2005, quando vinse per la prima volta le primarie del centrosinistra e poi le elezioni regionali in Puglia, attirava vastissimi consensi e altrettanti entusiasmi e speranze. E forse li meritava davvero.

1459304_10201478806706915_411121663_nPoi però è accaduto qualcosa: forse il potere gli ha dato alla testa, forse la coda di paglia dell’ex giovane comunista ha avuto il sopravvento, o forse quel delirio di onnipotenza che talvolta obnubila le menti degli onesti l’ha portato a pensare che ogni compromesso al ribasso gli fosse lecito, perché lui era Nichi Vendola. S’è messo al fianco, come assessore alla Sanità (il più importante di ogni giunta regionale) un personaggio in palese e quasi dichiarato conflitto d’interessi, come Alberto Tedesco. S’è lasciato imporre come vicepresidente un dalemiano come Alberto Frisullo, poi finito nella Bicamerale del sesso di Gianpi Tarantini, a mezzadria con Berlusconi. Ha appaltato al gruppo Marcegaglia l’intero ciclo dei rifiuti, gratificato da imbarazzanti elogi del Sole 24 Ore quando la signora Emma ne era l’editore. (…)

Ha stretto un patto col diavolo del San Raffaele, il famigerato e non compianto don Luigi Verzé, consegnandogli le chiavi di un nuovo ospedale a Taranto da centinaia di milioni. E si è genuflesso dinanzi al potere sconfinato della famiglia Riva, chiudendo un occhio o forse tutti e due sulle stragi dell’Ilva. Il fatto che, come ripete con troppa enfasi, non abbia mai preso un soldo dai Riva (…), non è un’attenuante, anzi un’aggravante. Non c’è una sola ragione plausibile che giustifichi il rapporto di complicità “pappa e ciccia” che emerge dalla telefonata pubblicata sul sito del Fatto fra lui e lo spicciafaccende-tuttofare dei Riva: quell’Archinà che tutti sapevano essere un grande corruttore di politici, giornalisti, funzionari, persino prelati. Un signore che non si faceva scrupoli di mettere le mani addosso ai pochi giornalisti non asserviti.

In quella telefonata gratuitamente volgare, fatta dal governatore per complimentarsi ridacchiando con il faccendiere della bravata contro il cronista importuno, non c’è nulla di istituzionale: nemmeno nel senso più deteriore del termine, nel più vieto luogo comune del politico scafato che deve tener conto dei poteri forti e delle esigenze occupazionali. C’è solo un rapporto ancillare e servile fra l’ex rivoluzionario che si è finalmente seduto a tavola e il potente che a tavola ha sempre seduto e spadroneggia nel vuoto della politica e dei controlli indipendenti, addomesticati a suon di mazzette.

(…) La telefonata con Archinà è peggio di qualunque avviso di garanzia, persino di un’eventuale condanna. Perché offende centinaia di migliaia di elettori che ci avevano creduto, migliaia di vittime dell’Ilva e i pochi politici che hanno pagato prezzi altissimi per combattere quel potere malavitoso. Perché cancella quello che di buono (capirai, in otto anni) è stato fatto in Puglia. Perché diffonde il qualunquismo del “sono tutti uguali”. Perché smaschera la doppia faccia di Nichi. Perché chi ha due facce non ce l’ha più, una faccia.

http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/marco-travaglio-sul-fatto-quotidiano-svendola-1719950/