Cityline insiste: ad aprile si vola

 

di Michele Tursi

commissione attività

È stata definita operazione chiarezza, ma sul futuro dell’aeroporto di Taranto/Grottaglie, i dubbi sono ancora tanti soprattutto in ordine alla volontà della Regione e del suo braccio operativo Aeroporti di Puglia.
Il tentativo di rimuovere quella che in alcuni casi sembra una vera propria cortina fumogena sulla possibilità di svolgere voli passeggeri da Taranto, è stato effettuato ieri mattina dalla Commissione comunale Attività Produttive con un incontro con le associazioni che si occupano dell’argomento e con i referenti della Cityline Swiss, la società pronta a volare da Taranto/Grottaglie a partire da aprile.
A dire il vero, a tratti è sembrato che certi consiglieri comunali più che fare chiarezza avessero l’intenzione di alimentare la confusione. I dubbi rimbalzati a Palazzo Latagliata riguardano sostanzialmente due questioni: per volare da Grottaglie sono necessarie autorizzazioni dell’Enac, la Cityline Swiss, ne è in possesso? In secondo luogo: si possono abbattere i costi ipotizzati da Aeroporti di Puglia per le tariffe handling?
A sciogliere le perplessità della Commissione consiliare, è stato Francesco Gravina, rappresentante della Cityline Swiss che ha confermato la ferma volontà di avviare i voli di linea a partire dal 22 aprile. «Si tratta di linee comunitarie – ha spiegato Gravina – che non hanno bisogno di autorizzazioni. È sufficiente la comunicazione all’Enac. Tra una decina di giorni prenderà il via la vendita di biglietti on line, ne daremo notizia in una specifica conferenza stampa durante la quale chiariremo anche a quale vettore madre Cityline farà riferimento».
Gravina ha precisato che si tratterà, comunque, di un soggetto certificato Easa e Iosa per quanto riguarda le dotazioni di sicurezza.
E’ stata annunciata, anche, la volontà di intensificare il traffico passeggeri con l’introduzione di nuove rotte (Tirana) ed una maggiore frequenza dei collegamenti. «È allo studio, infatti, la possibilità di utilizzare un secondo aereo di capienza compresa tra 30/50 posti, che dovrebbe affiancare l’Atr da 68 posti. In ogni caso, non ci saranno sovrapposizioni con Bari e Brindisi per cui non ci saranno sovrapposizioni».
Gravina ha espresso la ferma volontà di avviare i collegamenti dall’aeroporto di Grottaglie, come annunciato nei giorni scorsi. «Voleremo anche con la tariffa di 1546 euro praticata da Aeroporti di Puglia – ha detto – cui abbiamo chiesto di inviarci la specifica dei servizi previsti, ma senza aver finora ricevuto risposta. Potranno fermarci solo cause di forza maggiore e condizioni meteo avverse».
Il rappresentate della Cityline si è poi soffermato sulla differenza di trattamento riservata alla compagnia. «Negli altri aeroporti – ha detto – ci hanno offerto condizioni vantaggiose ed hanno prontamente risposto alle nostre domande di chiarimenti».
L’attività della commissione Attività produttive proseguirà nei prossimi giorni. «I lavori sono sempre aperti – ha detto il presidente Filippo Illiano – nei giorni scorsi abbiamo ascoltato il presidente della Camera di commercio Luigi Sportelli, adesso i rappresentanti delle associazioni e della compagnia che intende realizzare voli passeggeri da Grottaglie. Nei prossimi giorni metteremo nero su bianco le informazioni acquisite e poi inoltreremo tutto all’assessore regionale ai Trasporti, Giannini al quale chiederemo un incontro chiarificatore».
Molti consiglieri comunali (Capriulo, Azzaro, Vietri) hanno sostenuto apertamente la possibilità di riprendere i voli di linea dall’aeroporto di Taranto/Grottaglie. Altri (Cotugno) hanno mantenuto una posizione più prudente che guarda con interesse alla cosiddetta destinazione cargo, anche se di quanto annunciato negli ultimi dieci anni, non è stato realizzato nulla.

http://www.corrieredelgiorno.com/2014/02/04/cityline-insiste-ad-aprile-si-vola/

In Puglia fiume di rifiuti che nessuno ha visto

Rifiuti

BARI – In 14 anni sembra non essere cambiato nulla. Differenziata troppo bassa, emergenza impianti, termovalorizzatori, importazioni ed esportazioni incontrollate, discariche abusive. Dalla prima relazione parlamentare sul ciclo dei rifiuti in Puglia (datata dicembre 1998) fino alla più recente (luglio 2012) cambiano forse i nomi, ma i temi sono sempre gli stessi: ora – come allora, nonostante le dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone – viene esclusa la presenza stabile della mafia. Ma c’era (e c’è) un allarme su quello che accade a riflettori spenti.

Le indagini delle procure di mezza Italia dimostrano che la Puglia (e in particolare il Tarantino) è terminale di enormi traffici: la relazione infatti parla di «uno spaccato inquietante sui traffici illeciti di rifiuti diretti in Puglia», La discarica Vergine di Lizzano, che dal 2004 al 2009 ha ricevuto scarti di lavorazioni industriali resi innocui cambiando un pezzo di carta. E la Ecolevante di Grottaglie, che pur essendo una discarica di rifiuti speciali diventa punto di arrivo dell’immondizia campana. Ma questo alle procure pugliesi e alla Regione non risulta.

E dunque (luglio 2012, presidente della commissione è il pdl Gaetano Pecorella) arrivano i rimbrotti: «Meraviglia, dunque, che in loco non siano state sviluppate indagini, né che siano state segnalate le indagini sopra menzionate, da parte degli organi di controllo e degli organi investigativi locali. Si tratta di un gap conoscitivo da parte delle autorità locali che non può non incidere negativamente sulla programmazione delle attività di controllo e prevenzione, che dovrebbero essere orientate anche in ragione dell’individuazione di zone o settori particolarmente sensibili».

Nel 1998, la commissione aveva dedicato 14 righe al problema dell’infiltrazione mafiosa. I clan pugliesi «non risultano direttamente interessati al controllo », e i reati amb ientali «non sembrano collegati ad attività di tipo mafioso, sebbene a fenomeni illeciti di smaltimento transregionali». Ma anche all’epoca, esisteva un enorme problema di abusivismo. «I dati sono impressionanti – mette a verbale il prefetto Giuseppe Mazzitello, commissario per l’emergenza rifiuti, il 6 ottobre 1999 -: decine di chilometri dell’Alta Murgia pieni di fanghi, di porcherie, discariche abusive dappertutto». «Lo sviluppo delle attività illecite – aveva spiegato invece l’allora presidente della Regione, Salvatore Distaso – è agevolato e favorito dalla mancanza sul territorio di una rete di impianti e di strutture che possono assicurare flussi determinati e regole certe».

Quattordici anni hanno insegnato, però, che pure con gli impianti realizzati i flussi illegali non si fermano. Vedi le 14mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi finiti alla «Vergine», grazie alla semplice modifica del codice Cer (l’«etichetta» che contraddistingue i rifiuti): 468 camion in 5 anni hanno attraversato indisturbati la Puglia, dove non sono stati controllati nemmeno una volta. A scoprire il trucco è stata la procura di Lanciano, con le Arpa di Abruzzo e Molise che in quei carichi sulla carta innocui hanno trovato «big-bags contenenti polveri di verniciatura, fanghi disidratati di depurazione, plastica, metallo e altri rifiuti». Scaricarli in Puglia ha permesso a qualcuno di risparmiare il 70% sui costi di smaltimento.

C’è voluta la procura di Milano, invece, per scoperto il trucco grazie al quale a Grottaglie arrivata l’immondizia campana trattata nel tritovagliatore di Giffoni Valle Piana. Da qui decine di camion salivano ogni giorno a Varese, dove i rifiuti venivano «fittiziamente sottoposti a un trattamento» che portava all’attribuzione del codice Cer 19.12.12 triplicandone così il valore: 100 euro a tonnellata per il solo smaltimento. Giffoni-Bologna-Olgiate Olona- Taranto. Eppure, il procuratore Franco Sebastio ha detto alla commissione Pecorella che non risultano pendenti indagini relative a traffici illeciti di rifiuti», né tantomeno «risultano verifiche negative effettuate dalla locale Arpa in merito al conferimento di rifiuti diversi da quelli autorizzati».

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