una dittatura di Stato….

 

Ilva, Cassazione annulla sequestro: 8,1 miliardi restituiti a Riva Fire

I custodi giudiziari degli impianti dell’area a caldo del siderurgico tarantino, avevano stimato una cifra equivalente alle somme che nel corso degli anni la società avrebbe risparmiato non adeguando gli impianti. Ora la sesta sezione penale ha accolto il ricorso presentato dai legali Coppi e Paliero, e ha disposto la restituzione alle holding di tutti i beni

Ilva, Cassazione annulla sequestro: 8,1 miliardi restituiti a Riva Fire

 

Era stato uno dei sequestri più pesanti della storia italiana, ma ora le tasche dei Riva, sotto indagine per disastro ambientale nell’ambito dell’inchiesta Ilva, tornano piene. La Corte di Cassazione ha stabilito che i beni della holding Riva Fire, società proprietaria di Ilva spa, non andavano confiscati e ha annullato senza rinvio il decreto di sequestro confermato dal riesame nel giugno scorso dal tribunale del riesame di Taranto. Un decreto di sequestro per equivalente, firmato nel maggio scorso dal gip Patrizia Todisco su richiesta della procura ionica, che imponeva di mettere i sigilli a beni per 8,1 miliardi di euro.

Il provvedimento era stato impugnato dai legali delle società del Gruppo Riva e poche ore fa è arrivata la decisione della suprema corte che ha dato ragione al collegio difensivo degli industriali. La stima di oltre 8 miliardi era stata formulata dai custodi giudiziari Barbara Valenzano, Emanuela Laterza, Claudio Lofrumento e Mario Tagarelli come il costo totale degli interventi necessari al ripristino funzionale degli impianti dell’area a caldo per un possibile risanamento ambientale. La società Riva Fire, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe ottenuto negli anni un notevole vantaggio economico attraverso quella che i magistrati definiscono una “consapevole omissione” degli interventi nell’Ilva per la protezione e salvaguardia dell’incolumità dell’ambiente, degli operai e dei cittadini di Taranto. In sostanza 8,1 miliardi erano i soldi che secondo l’accusa i Riva avrebbero risparmiato evitando di ammodernare gli impianti della fabbrica che secondo i periti del tribunale, oggi “genera malattia e morte”.

A firmare i ricorsi sono stati i legali Franco Coppi e Carlo Enrico Paliero, ma in un primo momento era stato anche Enrico Bondi, all’epoca amministratore delegato dell’Ilva, a volerlo. Dopo la nomina come commissario straordinario affidatogli dal governo Letta, Bondi ritirò l’istanza presentata per conto dell’Ilva per segnare una discontinuità con la gestione della famiglia Riva. Su richiesta del pool di inquirenti composto dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani, il gip Todisco aveva autorizzato il sequestro di denaro, conti correnti, quote societarie nella disponibilità della società Riva Fire, per le violazioni ambientali alla legge 231/01 che sancisce laresponsabilità giuridica delle imprese per i reati commessi dai propri dirigenti.

In realtà finora, gli uomini della Guardia di finanza erano riusciti a individuare solo due miliardirispetto agli otto richiesti. Dal sequestro sarebbero dovuti rimanere fuori i beni e le finanze riconducibili alla società di Ilva spa poiché il gip Todisco aveva infatti chiarito che i beni della società potevano essere aggrediti solo nel caso in cui non siano strettamente indispensabili all’esercizio dell’attività produttiva nello stabilimento di Taranto. L’accusa nei confronti di Emilio, Nicola e Fabio Riva è di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Per Fabio Riva, inoltre, tra i capi di imputazione c’è anche quello di corruzione in atti giudiziari per aver versato la presunta tangente all’ex perito della procura Lorenzo Liberti per ammorbidire la perizia sull’Ilva. Tra le società indagate ci sono Ilva spa e Riva Fire spa, rispettivamente “controllata” e “controllante” ai cui vertici si sono succeduti negli anni proprio Emilio, Fabio e Nicola Riva.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/20/ilva-cassazione-annulla-sequestro-8-miliardi-restituiti-a-riva-fire/821426/

Informazione imboccata…..

di Francesca RANA

Fonte: Nuovo Quotidiano di Puglia, edizione di Taranto del 17 dicembre 2013

Informazione imboccata, attaccamento identitario al territorio, fitorimediazione confrontando zona Ilva e Fiume Tara, il il caso del rione bonificato di Stoccolma, in Svezia. Punti toccati nell’incontro di Peacelink, organizzato ieri pomeriggio in Università, in via Duomo ed intitolato: “Taranto, dal disastro ambientale, alle eco-alternative”. Ancora una volta, la voglia di capire la Taranto industriale guardando ad un’alternativa diversa nel futuro emerge nelle scelte dei neolaureati, e non sempre di Taranto: l’analisi del passato, scandagliando la sociologia dei consumi, con la tesi “Le morti che non contano. L’Ilva e Taranto”, di Francesco Scialpi; l’analisi degli stati d’animo tra recente passato ed un periodo molto vicino all’attualità, con la tesi di Psicologia, di Deborah De Iure, “Integrazione di metodi nella ricerca psicosociale: il caso dell’Ilva di Taranto tra rappresentazioni e identità”; la ricerca, grazie alla fitorimediazione nella tesi di di Adriano Fonzino, sull’Ecologia, “Bioaccumulazione di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) in isopodi detritivori da terreni contaminati, ruolo dell’azione di fitorimediazione di Phragmites australis”; finale con il resoconto della spedizione di Daniele Marescotti, in rappresentanza del Cetri Tires (Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale) a Stoccolma, in collaborazione con Peacelink, nel rione periferico industriale bonificato di “Hammarby Sjostad”. Moderava il dibattito, in diretta streaming sul web, la responsabile del nodo di Taranto di Peacelink, Fulvia Gravame, la quale ha esordito negando il miglioramento della qualità dell’aria tarantina, alle prese con quasi quotidiani slopping, assolutamente fuori legge e non consentiti nell’Aia, Autorizzazione integrata ambientale. Francesco Scialpi è riuscito a raccontare con linguaggio tecnico il menefreghismo di parte del territorio, complice della mancanza di reazione in questi anni, avvalendosi di contributi video già noti sulle intercettazoni di “Ambiente Svenduto” e citando l’inchiesta in corso della Magistratura, con le sue perizie o la scelta a suo avviso discutibile della campagna regionale “Questa è Taranto”: «Cos’è l’attualità? Quando un episodio crea scalpore, alcune notizie vengono accantonate e riprese quando fa comodo». Ed ancora: «Mi viene in mente la psicosi collettiva quando si è parlato dei 40.000

posti di lavoro a rischio, mentre Ilva conta 12859 diretti e 3000 nell’indotto. E 21711 sono i dipendenti del gruppo Riva nel mondo. Ho trovato discrasie tra due libri sullo stesso tema. Uno parla di 20.000 alberi abbattuti per la costruzione dell’acciaieria, l’altro di 40.000. A Taranto, si sono creati degli ossimori per vendere i giornali. Salute contro lavoro. Come è possibile metterli in contrasto?». Deborah De Iure, di Bari, a Padova ha discusso la sua tesi dopo aver trovato divisioni sul caso Ilva, rimarcando più volte l’alto attaccamento al luogo emerso, specialmente quando faceva domande al campione intervistato evidenziando la minaccia dell’Ilva: «Ho studiato le metafore in riferimento all’Ilva – spiegava – l’azienda è vista come un mostro. Sono presenti i termini di battaglia, guerra, sfruttamento e colonizzazione». Verrebbe fuori il sottodimensionamento del rischio in chi è favorevole all’Ilva. L’ultimo neo dottore, Adriano Fonzino, ha illustrato il suo esperimento di fitorimediazione, confrontando una zona con inquinanti pesanti come gli Ipa, vicino ad una portineria Ilva, e la zona del fiume Tara con le piante fitorimedianti autoctone. Concludendo sull’efficacia di queste tecniche naturali e ipotizzando diversi usi, come avviene nella fitodepurazione delle acque reflue degli agriturismi, senza dover rimuovere il terreno inquinato e smaltirlo in discariche di rifiuti speciali.

Fonte: Nuovo Quotidiano di Puglia, edizione di Taranto, 17 dicembre 2013

Un rione periferico di Stoccolma, da baroccopoli industriale a zona residenziale ad impatto ridotto, forse il 50% in meno. Si tratta di “Hammarby Sjostad” e potrebbe ispirare la rinascita dei Tamburi. Daniele Marescotti ha incontrato sul posto una referente del centro di informazione ambientale ed è tornato in Italia con la conferma di bonifiche, sostenibilità, a livello di fonti rinnovabili, mobilità, avveniristici sistemi di raccolta differnziata mimetizzata, fitodepurazione. Non si poteva risalire ai responsabili dell’inquinamento, tra le tante e frammentate fabbriche di più tipi. E pagò il Comune: una spesa evitabile solo se avessero dimostrato il nesso di causalità tra danni e fonti inquinanti. Si auspicherebbe un confronto tra Politecnico di Bari (sede di Taranto) e di Stoccolma, sul caso.
F.Ra.

La commissione risponde

 

Daniela Spera responsabile di Legamjonici ci comunica che: ” l 23 ottobre 2013 il comitato Legamjonici informava la Commissione Europea dell’esistenza di uno studio in grado di attribuire possibili responsabilità sulla contaminazione dei mitili del primo seno di Mar Piccolo anche all’Ilva di Taranto, integrando una denuncia già presentata sull’inquinamento del mare. Tale studio mette in evidenza il superamento dei valori di IPA, PCB e diossine nei sedimenti e nel canale di scarico in Mar Grande dell’ILVA e sottolinea la provenienza di diossine, PCB e furani dai processi siderurgici.

Nella stessa relazione poi si rivela uno studio condotto dal Dipartimento di Ingegneria Civile Idraulica del Politecnico di Bari in merito alla circolazione degli inquinanti nel Mar Piccolo. Tale studio dimostra che il flusso d’acqua degli scarichi ILVA in Mar Grande, combinato con l’effetto dell’ idrovora che preleva l’acqua da Mar Piccolo, condiziona la circolazione idrica in tutto il bacino, determinando la possibilità che gli inquinanti scaricati nel canale arrivino, tramite l’effetto del vento e delle maree, in 15 giorni nel Mar Piccolo, contaminando quindi le cozze.

 

Legamjonici ha fatto notare alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea che l’Ilva di Taranto é fonte inquinante ancora attiva e che continua a contaminare i terreni circostanti e le acque. Per questa ragione Legamjonici ha chiestol’intervento immediato delle Autorità Europee.

 

Ecco i passaggi salienti della lettera inviata dalla Commissione Europea il 13 dicembre 2013 al comitato Legamjonici.

 

‘’Mi pregio informarLa che nel marzo 2012 la Commissione europea ha avviato un’indagine sull’impianto siderurgico ILVA di Taranto e che, in esito a tale indagine, il 27 settembre 2013 la Commissione ha avviato una procedura d’infrazione inviando all’Italia una lettera di costituzione in mora.

Nell’ambito di tale procedura d’infrazione, tutt’ora in corso, la Commissione continuerà a verificare la corretta applicazione della pertinente normativa ambientale UE con riferimento all’ILVA di Taranto.’’ Conclude la Commissione Europea: ‘’Pertanto le informazioni da Lei trasmesse saranno prese in considerazione nell’ambito della suddetta procedura d’infrazione’’.

Daniela Spera (Legamjonici)

agorá magazine

Nel testo l’ennesimo regalo all’Ilva

M5S e ambientalisti contro il dl emergenze: “Nel testo l’ennesimo regalo all’Ilva”

Nel decreto approvato oggi dal consiglio dei ministri, insieme alle nuove norme per la Terra dei fuochi sono inseriti articoli che mettono al sicuro il lavoro del commissario dell’acciaieria Enrico Bondi: sanzioni azzerate, sblocco dei fondi e soprattutto nessuna responsabilità per la gestione dei rifiuti all’interno della fabbrica. Insorgono 5 Stelle e Verdi

M5S e ambientalisti contro il dl emergenze: “Nel testo l’ennesimo regalo all’Ilva”

 

Il quinto decreto ad Ilvamapprovato dal consiglio dei ministri insieme alle nuove norme per laTerra dei fuochi, è un vero e proprio ‘salva-commisari’, il commissario straordinario dell’acciaieria di Taranto. Sanzioni azzerate, sblocco dei fondi e soprattutto nessuna responsabilità per la gestione dei rifiuti all’interno della fabbrica.

“LE SANZIONI NON SI APPLICANO AL COMMISSARIO”
Le norme salva-commissari prevedono che “durante la gestione commissariale, qualora vengano rispettate le prescrizioni dei piani” e “le previsioni” di adeguamento, non si debbano applicare “per atti o comportamenti imputabili alla gestione commissariale”, le sanzioni previste dall’Aia del 2012, ovvero quelle che sancivano per l’azienda una multa anche del 10 percento del fatturato aziendale. Non solo. Il decreto prevede che le “sanzioni, ove riferite a atti o comportamenti imputabili alla gestione precedente al commissariamento, si irrogano alle persone fisiche che abbiano posto in essere gli atti o comportamenti, e non possono essere poste a carico dell’impresa commissariata per tutta la durata del commissariamento”. In sostanza, la nuova norma prevede che le colpe deiRiva, come titolari del siderurgico, debbano essere pagate dai Riva stessi e non dall’Ilva commissariata.

Ma cosa si intende per previsioni? Con un’interpretazione autentica il governo ha chiarito che “la progressiva adozione delle misure” deve essere intesa nel senso che la stessa è rispettata se laqualità dell’aria nella zona esterna allo stabilimento “non abbia registrato un peggioramento rispetto alla data di inizio della gestione commissariale” e soprattutto se “alla data di approvazione del piano, siano stati avviati gli interventi necessari ad ottemperare ad almeno il 70% del numero complessivo delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni integrate ambientali, ferma restando la non applicazione dei termini previsti dalle predette autorizzazioni e prescrizioni”. In definitiva non è necessario che le misure di adeguamento siano state realizzate completamente, ma è sufficiente che il 70 percento di quelle previste siano state avviate. Inoltre il decreto non stabilisce quali siano le prescrizioni da avviare lasciando di fatto una grande discrezionalità nelle mani di Bondi.

LE MANI SUI SOLDI DEL JERSEY
Non ci sono fondi per ambientalizzare l’Ilva in tre anni. Il governo lo scrive chiaramente nelle premesse del decreto quando afferma che “la insufficienza delle risorse finanziarie a disposizione della struttura commissariale rischiano di vanificare il rispetto del termine di 36 mesi per l’attuazione delle Aia”. Tradotto: bisogna mettere mano ai fondi sequestrati dalla magistratura. In tal senso, se aTaranto – rispetto agli 8 miliardi imposti dal gip Patrizia Todisco – le Fiamme gialle sono riuscite a trovare ben poche risorse dei Riva, a Milano al contrario i finanzieri hanno sequestrato circa 1 miliardo e 200 milioni di euro che gli gruppo industriale aveva riportato in Italia con lo scudo fiscale voluto da Tremonti e Berlusconi dopo averli nascosti nel paradiso fiscale del Jersey. Il decreto, ora, stabilisce che se i Riva non metteranno a disposizione di Bondi i fondi necessari, il commissario potrà richiedere “le somme sottoposte a sequestro penale in relazione a procedimenti penali a carico del titolare dell’impresa o del socio di maggioranza, diversi da quelli per reati ambientali o connessi all’attuazione dell’Aia”. Somme da utilizzare immediatamente per ambientalizzare l’Ilva e che altrimenti sarebbero entrate nella disponibilità dello Stato solo dopo un’eventuale condanna definitiva.

BONELLI: “LA SOSPENSIONE DELLE SANZIONI E’ INCOSTITUZIONALE”
Per Angelo Bonelli, leader dei Verdi, “la norma del decreto sull’Ilva che contiene la sospensione delle sanzioni per le prescrizioni ambientali è assolutamente incostituzionale perché subordina in maniera inaccettabile la vita e la salute alla produzione. Mai ci saremmo aspettati – ha aggiunto l’ex candidato sindaco di Taranto dell’area ambientalista – che si potesse giungere a superare questo limite con una norma che non solo garantisce l’impunità a chi inquina, ma abbandona i cittadini di Taranto a subire le drammatiche conseguenze dell’inquinamento”. Inoltre Bonelli ha annunciato che “una volta pubblicato porterò personalmente il testo del decreto al Commissario Ue all’Ambiente in relazione alla procedura di infrazione comunitari” perché “con questo decreto si vuole garantire un periodo transitorio che secondo la struttura commissariale dovrebbe durare almeno 3 anni, periodo nel quale, da quello che abbiamo compreso non sarà possibile garantire la conformità degli impianti dell’Ilva alla legge. Di fatto si tratta di un decreto che consente nei prossimi anni la libertà d’inquinare”.

M5S: “SANZIONI CANCELLATE, E’ REGALO A ILVA”
Sul dl approvato dal governo Letta, inoltre, è arrivata la sonora bocciatura di Movimento 5 Stelle eVerdi. “Dietro un decreto che dovrebbe mettere una pezza sul disastro ambientale della Terra dei Fuochi si nasconde l’ennesimo regalo al commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi – hanno scritto i deputati M5S della commissione Ambiente – Siamo preoccupati per la volontà del governo di togliere di fatto le sanzioni sull’Ilva durante il periodo di commissariamento”. Non solo. Gli onorevoli a 5 Stelle sono “convinti che chi commette reati ambientali debba pagare, e oltretutto che le eventuali bonifiche previste riguardino tutti i Siti di interesse nazionale (Sin) inquinati, e non soltanto alcune zone”. Per quanto riguarda il provvedimento generale, invece, per i 5 Stelle “ben venga l’introduzione del reato per la combustione dei rifiuti”, ma loro aspetteranno che il testo approdi in Aula. “Continueremo a batterci – hanno concluso – affinché la tutela dell’ambientediventi sempre di più una priorità improrogabile, non una bandiera da sventolare solo quando gira il vento”. Non meno forte la presa di posizione dell’associazione ambientalista Peacelink: “Questo governo porta l’Italia fuori dall’Europa, approvando l’ennesimo decreto ‘Salva-Ilva’ che concede deroghe e proroghe in barba alle rigorose norme della direttiva europea sull’Autorizzazione Integrata Ambientale“.

DA BERLUSCONI FINO A LETTA, ECCO I CINQUE DECRETI “AD AZIENDAM”
Quello di oggi, come detto, è il quinto decreto firmato da vari governi nei confronti dei padroni dell’acciaio. Il primo risale al 2010 e fu firmato dal duo PrestigiacomoBerlusconi per risolvere l’emergenze benzo(a)pirene che attanagliava Taranto. In realtà il decreto si limitò eslcusivamente ad innalzare i limiti di legge per le città con più di 150mila abitanti. Il secondo decreto fu voluto dall’ex ministro dell’ambiente del Governo Monti, Corrado Clini, per sbloccare l’acciaio sequestrato dalla procura di Taranto. Ben tre, invece, sono i decreti firmati dall’attuale governo Letta e dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. Oltre a quello di oggi, Letta-Orlando hanno emanato due provvedimenti per nominare Bondi commissario ed Edo Ronchi com subcommissario e per autorizzare le discariche interne dell’Ilva.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/03/m5s-e-ambientalisti-contro-il-dl-emergenze-nel-testo-lennesimo-regalo-allilva/799950/

Ilva, Vendola ancora contro il Fatto: “Telefonata montata e risate allungate”

 

Al consiglio regionale straordinario, convocato dopo la pubblicazione dell’audio con Girolamo Archinà, il governatore pugliese accusa i cronisti di aver manipolato l’intercettazione che lo vede protagonista. Il capogruppo di Sel in Regione: “Cosa organizzata da estremisti grillini”

Ilva, Vendola ancora contro il Fatto: “Telefonata montata e risate allungate”

 

Nuove accuse del governatore pugliese Nichi Vendola contro ilfattoquotidiano.it, reo di aver pubblicato la conversazione nella quale lo si sente ridere e complimentarsi per la mossa con cui l’ex responsabile relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà strappa di mano il microfono a un cronista mentre chiedeva conto al patron del siderurgico delle morti di tumore a Taranto. “La telefonata pubblicata sul web è stata montata”, accusa il presidente. Non solo: “Le parti finali sono state spostate all’inizio e il tempo della mia risata è stato allungato”. Accuse pesanti, ma soprattutto false. Certo, il video è stato montato solo per renderlo più fruibile agli ascoltatori, ma non è stato manipolato né enfatizzato alcun silenzio o risata. Ma c’è di più, perchéilfattoquotidiano.it ha contestualmente pubblicato – nella stessa pagina – l’intercettazione integrale, in modo che i lettori del sito potessero avere a disposizione anche il materiale grezzo, così come l’hanno ascoltato la prima volta i cronisti autori dello scoop. Dettagli che evidentemente a Vendola non interessano o forse sceglie di dimenticare durante il suo intervento al Consiglio regionale straordinario convocato apposta per discutere dell’intercettazione pubblicata in esclusiva da questo sito.


video di Mary Tota
 

C’è da dire che il governatore è in buona compagnia, perché anche Michele Losappio, capogruppo Sel alla Regione Puglia, dimentica un paio di dettagli fondamentali tanto da derubricare il pezzo del Fatto in “una cosa organizzata da estremisti grillini” e non in una notizia che qualunque giornalista ha il dovere di pubblicare. A proposito di Movimento 5 Stelle, Losappio dovrebbe ricordare che un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo invitava simpatizzanti e attivisti 5 Stelle a non comprare più il Fatto Quotidiano perché scritto da “falsi amici”. Il motivo? La pubblicazione di notizie non gradite alla galassia grillina.

Per il resto l’assemblea pugliese è stata un’occasione perduta. Nonostante il Consiglio si sia protratto per ben 8 ore, quasi mai si è voluti entrare nel merito della questione che la pubblicazione di quell’audio impone: le parole di Vendola, la sua confidenza con Archinà, iltono confidenziale e compiaciuto è politicamente opportuno, oppure no? L’unico a dare una risposta è l’assessore Leo Caroli: “Le relazioni industriali sono fatte di relazioni umane, che si realizzano anche con telefonate di questo tipo, per inseguire gli interlocutori, portarli a un dibattito e raggiungere l’obiettivo”. Un’opinione discutibile, certo, ma che almeno entra nel merito della questione. Invece la sfiancante seduta s’è dilungata su ben altro. Vendola ha prodotto unpamphlet di 23 pagine (più un centinaio di allegati) per dimostrare il corretto operato della sua giunta dal 2005 a oggi. Pamphlet letto riga per riga – episodio anomalo per un oratore della riconosciuta abilità di Vendola – nel quale parla di “bolla di diffamazione” e indica, senza nominarli, alcuni ambientalisti legati esclusivamente alla loro bandiera.

Nessuna mozione di sfiducia dall’opposizione. Nessuna mozione di fiducia dalla maggioranza. Con interventi straordinari come quello di Francesco Damone del Gruppo misto che parla di “intercettazione estorta mentre vige ancora il segreto istruttorio”. Senza sapere che gli atti dell’inchiesta che, fra gli altri, vede indagato anche Vendola, erano stati depositati il giorno prima

 

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/19/audio-choc-vendola-ancora-contro-il-fatto-telefonata-montata-e-tempo-di-risate-allungato/783749/#.UovpZMlBBB0.facebook

Ilva, la telefonata choc di Vendola: VIDEO risate al telefono per le domande sui tumori

 

Nel luglio del 2010 il leader di Sel viene intercettato con Girolamo Archinà, il pr della famiglia Riva. “Dica che non mi sono defilato”. E dà della ‘faccia da provocatore’ a chi chiedeva spiegazioni sui morti. Per tutta la giornata di ieri non ha risposto al Fatto

Vendola

 

E’ il 19 novembre 2009. La conferenza stampa di presentazione del “Rapporto ambiente e sicurezza” dell’Ilva è appena terminata. Luigi Abbate, giornalista dell’emittente tarantina Blustar Tv, si avvicina a Emilio Riva, 87enne ex patron dell’acciaio e gli chiede: “La realtà non è così rosea visti i tanti morti per tumore…”. Riva non è abituato a domande scomode. Abbozza una risposta bofonchiando: “Ve li siete inventati” e si salva grazie all’intervento del suo addetto alle relazioni istituzionali Girolamo Archinà, che strappa letteralmente il microfono dalle mani del giornalista. Il video finisce su Youtube e comincia a fare il giro d’Italia. Diversi mesi più tardi, nel luglio del 2010, appena tornato da un viaggio in Cina anche Nichi Vendola lo vede. A mostrarglielo sono stati “degli amici di Roma”, in quei giorni interessati al caso Ilva perché in quei giorni l’azienda era tornata sulle pagine dei giornali a causa della diffusione dei dati dell’Arpa sui livelli allarmanti di benzo(a)pirene a Taranto. Il video della conferenza stampa sarà al centro di una telefonata tra il governatore della Puglia e Archinà, considerato dai pm la “longa manus” dei Riva.

Ascolta la telefonata integrale

 

Nell’intercettazione, il governatore di Puglia ride di gusto dicendo ad Archinà di aver apprezzato “lo scatto felino”. Confessa di essersi divertito insieme al suo capo di gabinetto. Definisce una “scena fantastica” l’immagine di Archinà che impedisce al giornalista di intervistare Emilio Riva. Il leader di Sel, ridendo, rivolge anche i suoi “complimenti” ad Archinà. Non solo. Riferendosi al giornalista lo definisce una “faccia di provocatore”. Vendola, che afferma di aver fatto davvero le battaglie a difesa della vita e della salute, suggerisce di “stringere i denti” di fronte a questi improvvisatori “senza arte né parte”. E aggiunge: “Dite a Riva che il presidente non si è defilato”.

Oggi Nichi Vendola è tra i 53 indagati dell’inchiesta “Ambiente svenduto”. Per la procura di Taranto, che ha coordinato l’attività investigativa della Guardia di finanza, il leader di Sinistra ecologia e libertà ha fatto pressioni sul direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, perché ammorbidisse il suo atteggiamento nei confronti dell’Ilva. Concussione. Girolamo Archinà, invece, è finito in carcere il 27 novembre 2012. Associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Sono le ipotesi di reato da cui dovrà difendersi l’ex pr dell’Ilva insieme a Emilio, Fabio e Nicola Riva, all’ex direttore della fabbrica Luigi Capogrosso. Ma non è tutto. Archinà, infatti, è accusato anche di corruzione in atti giudiziari per aver versato una tangente di diecimila euro a Lorenzo Liberti, ex consulente della procura, incaricato di svolgere una perizia sulle emissioni nocive dello stabilimento siderurgico. Nel corso dell’inchiesta è anche emerso come molti cronisti locali (e alcune testate) fossero di fatto a libro paga di Archinà. Soldi per nascondere lo scandalo inquinamento e, soprattutto, per non fare domande.

Per tutta la giornata di giovedì 14 novembre i cronisti de Il Fatto Quotidiano hanno provato a contattare telefonicamente Vendola e i suoi collaboratori. Il cellulare del governatore ha sempre suonato a vuoto. E nonostante l’invio di sms, il leader di Sel non ha mai risposto nè richiamato.

di Francesco Casula e Lorenzo Galeazzi
montaggio di Samuele Orini

Ascolta la telefonata integrale

 

 

 

Ilva Taranto, il gip avvisa:

 “O rispetta prescrizioni Aia o sarà di nuovo sequestro”

In un’ordinanza di 40 pagine, Patrizia Todisco sottolinea come l’azienda non abbia ottemperato a quanto chiesto e che vi siano ancora “accertate violazioni in materia di tutela ambientale e sanitaria”

Ilva Taranto, il gip avvisa: “O rispetta prescrizioni Aia o sarà di nuovo sequestro”

Se l’Ilva di Taranto non rispetta in tempi stretti le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale, gli impianti potrebbero tornare presto sotto sequestro. E’ quanto in estrema sintesi ha spiegato il gip Patrizia Todisco nell’ultimo provvedimento con il quale ha rigettato la richiesta del commissario straordinario Enrico Bondi di sbloccare i 200mila euro bloccati dalla Guardia di finanza a maggio scorso. Nelle 40 pagine che compongono l’ordinanza il gip ha motivato la decisione ribadendo che “allo stato, non risulta ancora intervenuta l’approvazione del piano industriale” e, al contrario, sono ancora “rilevanti” le “accertate violazioni delle prescrizioni in materia di tutela ambientale e sanitaria”. Ma soprattutto nel documento il magistrato ha richiato l’ultima relazione firmata dai custodi giudiziari Barbara ValenzanoEmanuela Laterza e Claudio Lofrumento che, al termine di un sopralluogo effettuato con i carabineri del Nucleo operativo ecologico di Lecce, hanno documentato le numerose criticità ancora presenti nella fabbrica di Taranto

Nella relazione si legge che “le attività condotte dalla Societa Ilva spa risultano in notevole ritardo rispetto ai tempi prescritti dal Provvedimento di Riesame Aia 2012” e che “sussistono le pratiche operative di gestione del processi che hanno fin’oggi determinato le violazioni delle norme”. Nell’Ilva, in sostanza, non è cambiato quasi nulla. Nella fabbrica tutte le pratiche operative che hanno portato alle emissioni nocive e quindi al disastro ambientale, secondo quanto scrivono i custodi, non sono state modificate. I livelli di alcuni inquinanti, però, sono diminuiti, ma non per merito dell’azienda, ma semplicemente per la minore produzione. “Si evidenzia – si legge infatti nella relazione dei custodi tecnici in riferimento alle polveri sottili – che lo spegnimento di alcuni impianti quali, l’altoforno 1, le batterie 3-4, 5-6, 7-8, e la fermata dell’altoforno 2 e dell’acciaieria 1, hanno comportato una riduzione dell’emissioni”.

Una situazione, quindi, in cui secondo il gip la facoltà d’uso dell’area a caldo è nuovamente a rischio e potrebbe essere revocata dal magistrato ma non senza la richiesta dei pubblici ministeri. Una sorta di ultimatum al Commissario Bondi affinché le operazioni per la messa a norma dell’impianto siano concrete. A testimoniarlo ci sono i diversi passaggi in cui il magistrato ha fatto riferimento alla decisione della Corte Costituzionale che , pur definendo legittima la legge “salva Ilva”, ne ha sottolineato la necessità per via di una “situazione grave ed eccezionale” a causa di una “emergenza ambientale, dato il pregiudizio recato all’ambiente e alla salute degli abitanti del territorio circostante, e di emergenza occupazionale, considerato che l’eventuale chiusura dell’Ilva potrebbe determinare la perdita del posto di lavoro per molte migliaia di persone”. Ed è sulla base di questo che la Corte ha sottolineato “la temporaneità delle misure adottate”. Insomma il tempo stringe e la salute dei tarantini non può attendere ancora a lungo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/05/ilva-taranto-il-gip-todisco-avvisa-o-rispetta-prescrizioni-aia-o-sara-di-nuovo-sequestro/767524/