Al telefono con Archinà

Per un anno intero, il 2010, la Guardia di Finanza, per ordine della Procura di Taranto, intercetta il telefono dI Girolamo Archinà. Alla fine sono 50mila le telefonate ritenute di interesse. Il telefono dell’ uomo che è protesi, orecchio e ufficiale pagatore dei Riva, squilla in continuazione, le sue giornate sono un suk permanente di richieste e concessioni. Politici, sindacalisti, giornalisti, preti, tutti lo vogliono e lui ne ha per tutti. In questo mastodontico numero di file audio Repubblica, dopo un ascolto complessivo, ha individuato una ventina di conversazioni utili a documentare cosa è stato, ed è, il “sistema Riva”

CINQUE ANNI ALLA RICERCA DELLA VERITA’ – I PROTAGONISTI

9 luglio 2010 – 17:20
“Ci pensa il nostro amico Corrado”
Ivo Allegrini, per 22 anni Direttore dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Cnr, poi consulente dell’Ilva, informa Archinà che ha parlato con Clini. L’allora direttore generale del ministero dell’Ambiente si sarebbe dimostrato disponibile a “rimettere le cose in sesto”
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22 febbraio 2010 – 10:41
“Hai sentito i Riva per quella storia che interessa a Clini?”
Il nome del ministro dell’Ambiente del governo Monti spunta anche in una precedente conversazione. Questa volta Allegrini vuole sapere se il gruppo dirigente dell’Ilva è stato informato sugli interessi “dell’amico Corrado” in Brasile
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22 luglio 2010 – 13:41
“Il numero di Bersani? Ma ce l’ha! si sentono settimanalmente”
Ad Archinà vengono chiesti i contatti del gruppo dirigente dell’Ilva perché possano essere raggiunti dallo staff del segretario del Pd Pierluigi Bersani e lui risponde dimostrando una grande consuetudine dei Riva con Largo del Nazareno
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6 luglio 2010 – 22:01
Quando Vendola rassicura Archinà “non mi sono scordato”
Il governatore della Puglia parla con l’eminenza grigia dell’Ilva, lo tranquillizza, dice che non si è dimenticato dell’impegno con i Riva e si complimenta con Archinà per l’abilità con cui ha ‘placcato’ un cronista. È l’intercettazione già uscita nelle scorse settimane per la quale Vendola ha chiesto pubblicamente scusa per aver riso di un giornalista
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25 ottobre 2010 – 12:57
Archinà a Vendola: “Diamo uno scossone al centrodestra”
L’ormai nota telefonata delle risate non è l’unica. I due si scambiano auguri e confidenze. Qui Archinà invita il presidente a partecipare a un incontro con Emma Marcegaglia e ne approfitta per commentare le nomine dell’autorità portuale di Taranto
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6 luglio 2010 – 18:29
“Non scrivere note lunghe che Gasparri non le legge”
A Taranto si prepara il ricorso al Tar e Girolamo Archinà è preoccupato perché vede nel centrodestra “un’inerzia assoluta”. L’interlocutore, Pietro Lospinuso, consigliere regionale in quota Pdl lo rasserena perché a breve incontrerà il capogruppo del partito al Senato e il ministro Fitto, ma avverte: “Non scrivermi una nota di trenta pagine che quella Gasparri non la legge, meglio una cosa succinta”
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29 ottobre 2010 – 09:55
“Il centrodestra deve schierarsi in blocco per fermare il decreto legge”
Lorenzo Nicastro, assessore all’Ambiente in Puglia, ha appena presentato un provvedimento che dà fastidio all’Ilva. Archinà suggerisce a Lospinuso il modo migliore per liberarsi del problema
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5 maggio 2010 – 17:55
“Il sindaco o lo legate o lo bruciate vivo”
Archinà è in fibrillazione per la conferenza stampa sul benzoapirene convocata dal sindaco Stéfano e da Giorgio Assennato, direttore dell’Arpa. Chiama Ludovico Vico, onorevole del Pd, impegnato a Roma a votare la fiducia al governo
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7 aprile 2010 – 11:00
“Si può fare qualcosa per mio figlio?” “Ne parlo con Crosetto”
Francesco Archinà, figlio di Girolamo, sta per essere trasferito a La Spezia per motivi di lavoro con la Marina Militare. Lui in realtà preferisce rimanere a Taranto e così il padre chiede un aiuto a Pietro Franzoso, deputato Pdl, morto nel 2011 dopo un incidente, che assicura un intervento sul sottosegretario alla Difesa
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10 marzo 2010 – 19:35
“Il maestro dell’insabbiamento”
Emilio Riva, patron dell’Ilva, vuole porre fine al “battibecco con Assennato” e chiede ad Archinà come rispondere al comunicato con cui il direttore dell’Arpa svelava il superamento dei limiti degli inquinanti. Il numero uno dell’azienda si innervosisce con il suo factotum che definisce esperto di depistaggi
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13 maggio 2010 – 12:43
La chiesa cerca sponsor
Don Marco avvisa Girolamo che il 9 giugno ci sarà “la presentazione di quel libro”. Ottomila euro sono già stati trovati, l’opera intera però ne costa 25mila..
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21 aprile 2010 – 17:21
“Ehì Toni’, allora va bene cinquemila”
Dal centralino dell’Ilva arriva una chiamata ad Archinà. Una telefonata breve, trenta secondi. Il tempo necessario per farsi confermare da Laura che la busta con i cinquemila è pronta. Venti minuti dopo il faccendiere dei Riva chiama Antonio Gigante, uomo vicino alla curia, per confermare che i soldi sono pronti
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12 maggio 2010 – 11:13
“Su chi puntiamo per la segreteria della Fim?”
Tempo di nomine al sindacato, ma c’è incertezza. Così la segreteria provinciale cisl Daniela Fumarola chiede ad Archinà su chi sia più giusto puntare. Girolamo ci pensa un po’ e dopo due ore richiama: “Prisciano indiscutibilmente”
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17 maggio 2010 – 9:27
“Noi non possiamo chiedere il rinvio” Ma voi..
Archinà detta la linea a Daniela Fumarola su come Fim deve gestire le elezioni dei delegati sindacali dentro l’Ilva, poi chiede un favore: rimandare il tavolo previsto in prefettura per il 28 maggio. L’azienda non può farlo, loro sì. E così Fumarola si attiva e dieci minuti dopo conferma con un sms “Sto per inviare la richiesta di rinvio”
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22 giugno 2010 – 17:33
“Questi di Arpa o vengono fatti fuori o sarà la fine”
Girolamo è deluso, credeva di aver raggiunto un accordo con Assennato e invece nulla, dal direttore dell’Arpa arriva la richiesta di riduzione drastica della produzione. Daniela Fumarola ascolta stupita al telefono e si interroga: “Che esigenza c’era?”
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8 settembre 2010 – 12:26
“Il direttore di Taranto Sera è nostro”
Nico Russo, coordinatore di Taranto Futura, non piace ad Archinà. È necessario trovare un modo per bruciarlo. Al telefono con l’avvocato Perli spunta la soluzione ideale, segnalarlo a Michele Mascellaro. L’uomo, alla guida di un quotidiano locale, è abituato a riportare le notizie con i “toni che vogliamo noi”
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15 aprile 2010 – 17:13
“Ma quanto gli ha chiesto?”
Un’intercettazione tra Mascellaro, direttore di Taranto Sera, e Archinà svela i sistemi usati dalle aziende per gestire i rapporti con la stampa locale
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21 aprile 2010 – 11:36
“Meglio non svegliare gli appetiti degli esclusi”
Una tavola rotonda al telefono, da una parte della cornetta c’è Girolamo Archinà, dall’altra Emilio Riva, patron dell’Ilva e Alberto Cattaneo, dirigente della comunicazione in azienda. Oggetto della discussione gli spot su una televisione locale
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Ilva, per addolcire l’Aia del 2011 pressing dei Riva su Gianni Letta

di Mimmo Mazza

TARANTO – Sarebbe stato l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta il punto di riferimento per la famiglia Riva nella complessa e tribolata procedura di rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale per lo stabilimento Ilva di Taranto, firmata il 4 agosto del 2011 dal ministro Stefania Prestigiacomo e riesaminata appena un anno dopo, alla luce del sequestro effettuato dall’autorità giudiziaria. È quanto si legge, come la Gazzetta è in grado di rivelare, nell’ultima informativa redatta dai finanzieri del Gruppo di Taranto e allegata alla montagna di atti messi a disposizione dei 53 indagati dell’inchiesta per disastro ambientale.

Intercettando Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, latitante a Londra dal 26 novembre del 2012, e l’avvocato Franco Perli, l’amministrativista del gruppo finito sotto inchiesta per associazione a delinquere ed altri gravi reati, i militari delle Fiamme Gialle si imbattono in diversi colloqui nei quali Riva e Perli fanno costantemente riferimento a Gianni Letta.

Ma per la Finanza, «la conferma che la famiglia Riva interloquisce con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, on. Gianni Letta si rileva – è scritto nell’informativa – nuovamente da una conversazione a tre che avviene tra Fabio Riva, il fratello Daniele (responsabile dello stabilimento di Genova, non indagato ndr) e la dott.ssa Vittoria Romeo (responsabile dell’ufficio romano del gruppo, indagata per concorso in abuso e rivelazione di segreto d’ufficio con il presidente della commissione Aia, il componente Luigi Pelaggi e il funzionario regionale Pierfrancesco Palmisano, ndr) il 13 luglio 2010, nella quale i tre apportano delle correzioni al testo di una lettera che sarà sottoscritta dal presidente del gruppo Riva-Fire, cioè l’ing. Emilio Riva e sarà consegnata brevi manu al destinatario (Gianni Letta, appunto ndr), dalla dott.ssa Romeo». Per i finanzieri, la lettera è «finalizzata ad illustrare al destinatario le difficoltà che l’Ilva sta incontrando in quel periodo storico, sia per quanto attiene l’Aia, che per quanto attiene talune problematiche sui siti produttivi di Taranto e Genova». Perli riferì a Pelaggi della lettera inviata a Letta, suscitando agitazione nel capo della segreteria dell’allora ministro Stefania Prestigiacomo: «guarda… prima di tutto, guarda che i Riva – è quanto dice Perli a Fabio Riva, raccontando il suo colloquio con Pelaggi – sono incazzati come delle bisce, poi hanno già scritto a Letta….” e già quando gli ho detto Letta haaaa…… (…) no, no, no si è preoccupato, si è preoccupato!! Guarda che su sta roba qui non salta Ticali, salta la Prestigiacomo!». Una affermazione, quest’ultima, che secondo la Finanza fu fatta da Perli «proprio in relazione ai rapporti in essere con l’on. Gianni Letta».

 

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/ilva-per-addolcire-l-aia-del-2011-pressing-dei-riva-su-gianni-no668873

Indagini, intercettazioni, controllori video

Indagini, intercettazioni, controllori che vanno a braccetto con i controllati. In questa nuova puntata, La Ragnatela racconta la chiusura dell’inchiesta Ambiente Svenduto, con 53 persone, tra manager dell’Ilva, politici locali e nazionali, funzionari ministeriali, poliziotti e preti, finite sotto accusa.

IL COMUNISTA DI MONDO (Gad Lerner)

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Nichi Vendola definisce l’accusa di concussione mossagli dalla Procura di Taranto per il disastro ambientale dell’Ilva come «la più grande ingiustizia della mia vita». Può darsi. Non sarà facile alla magistratura dimostrare che il presidente pugliese boicottasse l’operato della sua Agenzia per la protezione ambientale, al fine di favorire i padroni dell’acciaieria; tanto più che a negarlo è lo stesso responsabile dell’Arpa, Giorgio Assennato, cioè il presunto concusso.

Ma il dramma umano di questo dirigente della sinistra impegnato nell’ardua impresa di far coesistere produzione industriale e bonifica del territorio, ben prima dell’indagine giudiziaria si era già consumato nella sconfitta politica che l’ha preceduta. Vendola ha sbagliato valutazione sulla natura del suo interlocutore: i Riva non erano capitalismo illuminato, bensì imprenditori rapaci e spregiudicati. Questo dato di fatto emerge inequivocabile dall’inchiesta tarantina, con i suoi 53 indagati: una ragnatela pervasiva tessuta dai fiduciari di questa famiglia bresciana che dall’Ilva ha tratto profitti miliardari e che con pochi spiccioli addomesticava il consenso dei poteri locali. Amministratori, sindacalisti, funzionari, parroci indotti a considerare un male minore la violazione delle norme antinquinamento, e a fare pressione per l’ottenimento di sempre nuove deroghe e autorizzazioni benevole.

Cosa c’entra Vendola con tutto questo? Certo non gli si può addebitare il degrado della classe politica tarantina, guidata per anni dal malavitoso Giancarlo Cito e poi da una giunta di destra che ha portato il Comune alla bancarotta. Ma è stato in quel contesto disastrato che Vendola si è illuso di trovare nella potenza dei Riva, forse nel loro interesse al risanamento degli impianti, una via d’uscita. Così ai tarantini che cominciavano a ribellarsi, dentro e fuori la grande fabbrica, è parso come se la sua necessità di mediare con la grande impresa del Nord, e di garantirle la continuità produttiva, costringesse anche Vendola a tessere relazioni informali col potere aziendale; perfino a dichiararsi infastidito dagli eccessi di severità della magistratura e dell’Agenzia per la protezione ambientale (Arpa).

Nessuno insinua che fosse mosso da convenienze illecite. Semmai che sovrastimasse le sue capacità di relazione, mentre a Taranto le condizioni di vita degeneravano fuori controllo. La spasmodica ricerca di un compromesso, ai margini della legge, fra garanzia di continuità produttiva e rispetto delle norme sulle emissioni, concedeva ai Riva una rispettabilità che i tarantini più avvertiti non potevano più riconoscere loro. Questo è l’errore che ha isolato Vendola dai movimenti di protesta cresciuti in città a sostegno dell’azione della magistratura.

E siccome in precedenza un errore simile Vendola lo aveva già compiutoassegnando a don Luigi Verzè, senza gara pubblica d’appalto, l’incarico di costruire un nuovo ospedale a Taranto, tale reiterazione sollecita un interrogativo: non avrà pesato nelle sue scelte il bisogno di presentarsi come “comunista di mondo”, capace di intrattenere buoni rapporti con la controparte? So bene che il suo stile di vita è integerrimo, e che in lui la virtù della gentilezza non si è mai tramutata in mondanità salottiera. Ma temo che la reciproca incomprensione fra Vendola e la protesta di Taranto scaturisca proprio da questa esibizione velleitaria di impotenza della sinistra di governo. Non a caso alle elezioni del febbraio scorso nella città dell’Ilva sia la destra che i grillini hanno sorpassato il centrosinistra.

La situazione è precipitata quando la magistratura tarantina ha sequestrato l’area a caldo dell’acciaieria e ha imposto la chiusura delle lavorazioni fuorilegge, rifiutando, in nome dell’obbligo costituzionale della tutela della salute, le sollecitazioni a rinviare e a soprassedere che le giungevano dall’alto. Ricordo il titolo di un giornale di destra, dedicato in quei giorni dell’agosto 2011 alla gip Patrizia Todisco: “La zitella rossa che licenzia 11 mila operai Ilva”. Sempre allora la direzione aziendale incoraggiò le maestranze a manifestare in difesa degli impianti, esasperando la spaccatura interna ai sindacati così come la lacerazione fra lavoratori impauriti e cittadini ormai consapevoli dell’alto tasso di mortalità tumorale. Ma in quel frangente drammatico fu l’intero establishment nazionale a esecrare la Procura di Taranto come un covo di irresponsabili. Solo perché applicava la legge. Tanto che il recente congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati ha denunciato «l’ideologia del mercato quale unica salvezza» con cui si è preteso di calpestare la «effettività dei diritti».

Sono sicuro che Vendola condivide questa amara constatazione dell’Anm. Ma allorquando il dilemma si è posto in tutta la sua drammaticità a Taranto, la sua leadership era già compromessa.

le chiacchiere di S_vendola

 

 

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Pubblichiamo ampi stralci della conversazione n. 6378 del 6 luglio 2010, tenuta alle ore 22.01, tra il governatore della Puglia Nichi Vendola e Girolamo Archinà, che all’epoca curava le pubbliche relazioni dell’Ilva

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Girolamo Archinà:”Pronto?”

Nichi Vendola: “Sono Nichi Vendola!”

Girolamo Archinà: “Oh, come va Presidente…”.

Nichi Vendola:”Sono… Per dire una cosa seria anche se mi…Sono molto colpito da una scena che ho appena visto ora…I miei amici mi hanno fatto vedere a Roma una conferenza stampa e un’immagine…E uno splendido scatto felino”. (risata)

Girolamo Archinà: (risata)

Nichi Vendola: “Col mio capo di gabinetto…Siam rimasti molto colpiti…Siccome ho capito qual è la situazione…Volevo dire che…Mettiamo subito in agenda un incontro con l’ingegnere…”.

Girolamo Archinà: “Mh…Mh…”.

Nichi Vendola: “…Archinà no!…State tranquilli, non è che mi sono scordato!!!…”

Girolamo Archinà: “…” (incomprensibile)

Nichi Vendola: “I vostri alleati principali in questo momento…Lo voglio dire, sono quelli della Fiom”.

Girolamo Archinà: “E lo so…”.

Nichi Vendola: “Quelli più preoccupanti…Mi chiamano venticinque volte al giorno…”.

Girolamo Archinà: “E lo so…E lo so, lo so, lo so… Purtroppo i miei timori del recente passato si stanno dimostrando sempre di più e sempre di più non solo l’Ilva ma anche…Altre persone nell’occhio del ciclone…Ma tutto poggiato su una scivolata del nostro…Stimato amico direttore (si riferisce ad Assennato, ndr)”.

Nichi Vendola: “Vabbè, vabbè, va bene, va bene…Noi dobbiamo fare…Ognuno la sua parte…E dobbiamo però sapere che, a prescindere da tutti i procedimenti, le cose, le iniziative”.

Girolamo Archinà: “Se se”.

Nichi Vendola: “L’Ilva è una realtà produttiva”.

Girolamo Archinà: “E lo so…E infatti”.

Nichi Vendola: “Cui non possiamo rinunciare, e quindi, diciamo, fermo restando tutto, dobbiamo vederci, dobbiamo…”.

Girolamo Archinà: “Certo certo”.

Nichi Vendola: “…ridare garanzie…Volevo dirglielo perchè poteva chiamare Riva e dirgli che…Il Presidente non si è defilato…”.

Girolamo Archinà: “Vabbè…No, ma ne eravamo…Ne eravamo…Ne eravamo assolutamente certi”.

http://www.cosmopolismedia.it/categoria/8-politica/4829-dalla-narrazione-all-intercettazione.html