solo una frase….

ProPh Maria R. Suma. Protetta dalla legge sul copy
Ah se le persone  vivessero una Vita Vera

Mi fa male una donna in tutto il corpo

 

Moi

È l’amore. Dovrò nascondermi o fuggire.
Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce.
La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l’unica. A cosa mi serviranno i miei talismani: l’esercizio delle lettere, la vaga erudizione, lo studio delle parole che l’aspro Nord usò per cantare i suoi mari e le sue spade, la serena amicizia, le gallerie della Biblioteca, le cose comuni, le abitudini, il giovane amore di mia madre, l’ombra militare dei miei morti, la notte intemporale, il sapore del sonno?
Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.
Già la brocca si rompe sulla fontana, già l’uomo si alza alla voce dell’uccello, già sono oscure sagome quelli che guardavano dietro le finestre, ma l’ombra non ha portato la pace.
È, lo so, l’amore: l’ansia e il sollievo di sentire la tua voce, l’attesa e la memoria, l’orrore di vivere nel tempo successivo.
È l’amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili.
C’è un angolo di strada dove non oso passare.
Già gli eserciti mi accerchiano, le orde.
(Questa stanza è irreale: lei non l’ha vista).
Il nome di una donna mi denuncia.
Mi fa male una donna in tutto il corpo.

Jorge Luis Borges – “Il Minacciato”

un illusione…

“Forse è solo un’illusione: si sta benissimo soli la maggior parte del tempo.

Piace di tanto in tanto avere un oltre in cui versarvi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ciò che abbiamo già noi.

Mistero perchè non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra riavere noi dagli altri”.

– Cesare Pavese, Diari

Come la vedi, Taranto?

“Come la vedi, Taranto?”

_web_images_tarantoBIGArticolo pubblicato sul Quotidiano di Puglia.

Finite le vacanze, il fuorisede saluta la sua Taranto. Partendo, riflette sullo stato di salute della città, cercando una difficile sintesi fra elementi quasi sempre controversi. Proiettili sulla porta di Confcommercio, il caso Ilva che si trascina fra contraddizioni e rinvii. Ma anche un fervore di iniziative, piccole e grandi, forse i segnali di quel risveglio tanto atteso, solido perché parte dal basso.
Ambiente ed economia più che problemi sono macigni. Ma cultura, senso civico e partecipazione sono germogli molto promettenti, anzi talvolta fiori già sbocciati. Questo pensa il fuorisede, che però ha sensazioni, non certezze. E allora chiede a chi a Taranto ci vive. Ma non trova risposte univoche.
“Io la chiamo ‘la città morta’”, “Va sempre peggio”, gli dicono gli apocalittici, e sembra sempre che lo facciano con una punta di compiacimento, quasi con vanità.
“Si muovono tante cose”, “Una situazione impensabile anche solo due anni fa” ribattono altri.
“Tu come la trovi?” chiedono poi tutti, come se loro stessi, che a Taranto vivono, avessero bisogno di uno sguardo esterno per capirla.
E il fuorisede risponde, o forse pensa ad alta voce, snocciolando le esperienze di in un paio di settimane: senza essersi dato troppo da fare, ha accumulato una visita alle sale del Museo archeologico appena inaugurate, un corso gratuito di fumetti per sua figlia, un incontro con due romanzieri molto noti, una mostra fotografica e la pulizia di una spiaggia ad opera di un’associazione di volontari, saltando per mancanza di tempo il concerto di uno dei migliori jazzisti italiani. Inoltre ha visto due spazi nuovi, recuperati alla fruizione pubblica.
Il fuorisede conclude osservando che chi ha meno di quarant’anni sembra ragionare in modo più costruttivo di chi era giovane qualche tempo fa.
“Ma se i ragazzi sono tutti in via D’Aquino a chattare con lo smartphone” ribatte un apocalittico.
“Io invece ne ho visti tanti, proprio ieri, alla Torre dell’Orologio, che discutevano di decoro urbano e di sostenibilità ambientale” fa notare il fuorisede.
L’interlocutore cade dalle nuvole, e ammette candidamente di essere disinteressato a ciò che riguarda la città vecchia per via di quello che lui stesso definisce un antico pregiudizio. Spesso prima di lamentarsi basterebbe informarsi.
Sono molti poi quelli che si sono accorti del risveglio, ma che sostengono che è già iniziato il riflusso, e che comunque a darsi da fare sono sempre troppo pochi. Questo del contarsi è un altro punto critico. Chi sono e quanti sono quelli che dimostrano coi fatti di volere una Taranto diversa? Sono quelli del concerto del Primo Maggio? Quelli dei cortei? Quelli che hanno votato al referendum? O altri ancora? In ogni caso si tratta di decine di migliaia di persone e, se li si considera per quello che sono, cioè cittadini attivi e non semplicemente “quorum”, si capisce che non sono pochi. Forse a mancare non è la quantità, ma la consapevolezza del peso che si ha, e dei risultati già raggiunti. Se invece di inseguire un’impossibile unanimità della cittadinanza e sognare improbabili “chiamate alle armi” di massa, si mollassero definitivamente gli ormeggi, si vedrebbe che il vento in poppa non manca. E che molti “ignavi” si metterebbero a soffiare nelle vele.
Ormai lontano dalla città in cui è nato, il fuorisede ascolta una canzone di Lucio Dalla, dedicata alla grande città del nord in cui vive, e pensa che un verso si attaglierebbe perfettamente anche a Taranto: “Fra la vita e la morte continua il tuo mistero”

 

“Come la vedi, Taranto?”

solo l’Amore può

notizia dell’ultim’ora!!!! la raccolta ANT per l’acquisto dello strumento PICC fatta da tutti, ma proprio tuttiiiii gli amici di Francesco Pignatelli, dai ragazzi del beach tennis, da tutti quelli che vogliono far risplendere nei cuori di chi è meno fortunato il suo sorriso meraviglioso è arrivata alla incredibile cifra di 28.000 euro!!!!!! (compresa la quota che già l’ANT aveva raccolto).
Basta ancora un piccolo sforzo per raccogliere le altre 2.000 € necessarie e realizzare un sogno che sarà utile a tantissime persone che soffrono!
Questo si che è un buon augurio di Natale!!!!! —

 

p.s. : non sapete cosa è stato correre per più di 6 km senza allenamento alcuno e con niki ed obiettivi in borsa…stremata ma felice. 

si corre col cuore :-)
si corre col cuore 🙂

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Taranto, non solo ilva

RIAPRE IL MARTA

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Dal 22 dicembre saranno riaperte al pubblico, con orario di visita 8.30 – 19.30 (chiusura biglietteria ore 19.00), le nuove sezioni espositive del Museo Nazionale Archeologico di Taranto dedicate alla città romana, alla città tardoantica ed altomedievale fino alla rifondazione bizantina dell’XI secolo d.C.
Oltre agli spazi già visitabili, in tutti i casi integrati con l’esposizione di nuovi reperti (monumenti funerari, vasi figurati, mosaici, intonaci dipinti, arredi), saranno fruibili nuove sale dedicate alla ricca documentazione delle produzioni tarantine e delle importazioni di età romana, dei variegati corredi della necropoli della città, a partire dalla conquista di Q. Fabio Massimo del 209 a.C. fino al III secolo d.C. Nelle vetrine risaltano le bellissime oreficerie, arricchite da paste vitree e pietre colorate, le terrecotte policrome ancora di tradizione greca, ossi, avori, e soprattutto vetri colorati importati che caratterizzano le sepolture ad incinerazione di età imperiale, fino ai frammenti di eccezionale eleganza di un sarcofago in marmo con scena di assalto alle navi.
La sezione dedicata alla città dal tardoantico all’età bizantina offre una vasta documentazione dei pavimenti musivi dell’edilizia pubblica e privata, con motivi geometrici e figurati policromi e materiali da scavi stratigrafici recenti (Villa Peripato, Palazzo delli Ponti, Cattedrale di S. Cataldo) che hanno fornito dati rilevanti per la ricostruzione del centro antico in tali fasi cronologiche. Nell’ultima sala sono anche inserite epigrafi funerarie di Ebrei, Cristiani e Musulmani, che documentano la presenza a Taranto di genti di cultura e religione diverse fra il IV e l’XI secolo d.C.
La sezione dedicata alla storia del Museo è stata completamente rinnovata, con la ricostruzione di ambientazioni d’epoca del periodo di Q. Quagliati e C. Drago e con l’esposizione di acquisti e donazioni pervenute al Museo dalla fine dell’Ottocento ad oggi, con i vasi figurati di importazione e di produzione locale, trafugati dai siti archeologici del territorio apulo, confluiti in musei stranieri e oggi restituiti alla fruizione pubblica nel MARTA.
Una nuove veste espositiva è stata inoltre riservata ai quadri donati da Monsignor Ricciardi al Museo agli inizi del ‘900, in uno spazio a piano ammezzato che prospetta sulla Sala IX.
Parte contemporaneamente l’affidamento dei servizi aggiuntivi a Novamusa s.r.l., per prenotazioni sarà possibile telefonare allo 099/4538639 o scrivere amarta.taranto@novamusa.it