Una giornata tra i volti di Roma

Ilva, Consiglio dei Ministri approva nuovo decreto – Bonelli: “Vergognoso”

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ROMA – Ci risiamo. Il governo “bradipo” diventa soprendentemente rapido e ad agile quando si tratta di intervenire sull’Ilva di Taranto. Oggi, infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto sulle emergenze ambientali ed industriali, contenente anche norme per la Terra dei fuochi. Le nuove norme per l’Ilva (che comunque riguardano tutte le imprese di interesse strategico nazionale), contenute in questo provvedimento dovrebbero riguardare una sospensione delle sanzioni, la semplificazione degli iter autorizzativi per l’avvio dei cantieri, e lo sblocco delle risorse sotto sequestro. Il decreto è stato presentato dai ministri dell’Interno, delle Politiche agricole, dell’Ambiente, dello Sviluppo economico, e della Coesione territoriale.

LA NOTA DEL GOVERNO – Nel paragrafo relativo a Risanamenti ambientali e Ilva si legge: attesa l’importanza di far luogo al piano di risanamento ambientale (Aia), si prevede che lo stesso vada ulteriormente finanziato attingendo alle risorse finanziarie personali del proprietario dell’impresa commissariata. Si prevede inoltre che in caso di inadempimento possano essere utilizzate somme di quel soggetto che siano sottoposte a sequestro penale per reati anche diversi da quelli di tipo ambientale. Si prevedono inoltre particolari norme di semplificazione e accelerazione procedimentale per la realizzazione degli interventi necessari all’attuazione dell’Aia.

IL COMMENTO DI BONELLI – “Vergognoso! – è il commento dei co-presidente dei Verdi Angelo Bonelli – il Consiglio dei Ministri ha approvato l’ennesimo decreto legge sull’Ilva a Taranto che sospende le sanzioni per la mancata attuazione delle misure di tutela ambientale. Sono sempre piu’ indignato!”. Per Bonelli si è in presenza di una norma “assolutamente incostituzionale perché subordina in maniera inaccettabile la vita e la salute alla produzione”. Aggiunge il leader dei Verdi: “Mai ci saremmo aspettati che si potesse giungere a superare questo limite con una norma che non solo garantisce l’impunità a chi inquina ma abbandona i cittadini di Taranto a subire le drammatiche conseguenze dell’inquinamento. Con questo decreto si vuole garantire un periodo transitorio che secondo la struttura commissariale dovrebbe durare almeno 3 anni, periodo nel quale, da quello che abbiamo compreso non sarà possibile garantire la conformità degli impianti dell’Ilva alla legge – conclude Bonelli -. Di fatto si tratta di un decreto che consente nei prossimi anni la liberà d’inquinare”.

LA CONFERENZA STAMPA DEL GOVERNO: http://www.youtube.com/watch?v=OvoJIRV2mf8&feature=youtu.be

LA NOTA DI LEGAMBIENTE – A proposito dell’ennesimo decreto Ilva – volto a semplificare le procedure e a ridurre i tempi previsti per l’esame dei concreti interventi necessari alla piena attuazione dell’A.I.A., oltre che a rendere utilizzabili i beni sequestrati alla famiglia Riva per la gestione commissariale dell’Ilva, ai fini dell’attuazione dell’A.I.A. stessa – Legambiente precisa che, se da un lato queste esigenze sono senz’altro condivisibili, non si può contemporaneamente non essere preoccupati per la necessità di perseguirle attraverso l’adozione di un ennesimo decreto.

«Valuteremo con molta attenzione – dichiarano Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e presidente del Circolo Legambiente di Taranto – il contenuto delle norme che il Governo adotterà. Riteniamo che semplificazioni e riduzioni dei tempi non debbano comportare stravolgimenti degli organi preposti alla verifica e alla approvazione dei singoli interventi e, più in generale, la possibilità di un loro esame approfondito.

Legambiente sottolinea la necessità di procedere in modo improcrastinabile alla adozione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, previsto dalla Legge 89/2013, che contempla le azioni e i tempi necessari per garantire il rispetto delle prescrizioni di legge e dell’A.I.A. Lo schema del Piano è stato reso pubblico l’11 ottobre 2013, circa un mese dopo la scadenza, indicata dalla stessa legge 89, per la sua predisposizione e proposta al Ministro dell’Ambiente, (entro sessanta giorni dalla nomina). Legambiente ha proposto le proprie Osservazioni al Piano (debitamente prese in consegna) l’11 novembre.

«La Legge 3 agosto 2013 n. 89 prevede che dette Osservazioni, insieme alle altre pervenute al Commissario Ilva, siano valutate dal comitato dei tre esperti, nominati dal Ministro, ai fini della definitiva proposta entro il termine di centoventi giorni dalla nomina del medesimo comitato – precisano Tarantini e Franco – I centoventi giorni indicati dalla legge sono scaduti e la proposta definitiva del comitato degli esperti non è stata resa ancora nota. Pur considerando il ritardo conseguente alla pubblicizzazione solo in data 11 ottobre dello schema del Piano, riteniamo che, decorse ormai tre settimane dalla scadenza del termine previsto per l’invio delle Osservazioni, sia necessario procedere con urgenza alla presentazione della versione definitiva del Piano stesso, che speriamo, accolga le Osservazioni da noi presentate».

Dalla data di presentazione decorrono i quindici giorni entro i quali il Piano, che equivale a modifica dell’A.I.A. – limitatamente alla modulazione dei tempi di attuazione delle relative prescrizioni – andrà poi approvato con decreto del Ministro dell’ambiente, sentita la Regione Puglia.  Solo dopo il decreto, scatterà il termine di ulteriori trenta giorni entro cui il Commissario straordinario dovrà predisporre il piano industriale che consenta la continuazione dell’attività produttiva nel rispetto delle prescrizioni di tutela ambientale, sanitaria e di sicurezza contenute nel Piano stesso. Dalla sua presentazione, la legge 89 assegna al Ministro dello Sviluppo Economico ulteriori quindici giorni per l’adozione. È evidente che la presenza di tante scansioni temporali porta inevitabilmente ad accumulare i ritardi che ogni fase eventualmente comporti.

http://www.inchiostroverde.it/news/ilva-nuovo-decreto.html

Ecosistema urbano, Taranto in fondo alla classifica

Nella classifica finale del XX Rapporto Ecosistema Urbano, prodotto da Legambiente e dal Sole 24 Ore, Taranto si piazza al 34° posto nella sezione dedicata alle Città Medie su un totale di 44 città monitorate. L’anno scorso era al 40° posto.

Per Legambiente i dati complessivi forniti da Ecosistema Urbano parlano, purtroppo, da soli: a Taranto non ci sono politiche innovative in campo ambientale, né attenzione all’uso di energie alternative, il verde a disposizione dei cittadini è irrisorio (e la sua manutenzione, scorretta e spesso caratterizzata da potature “selvagge” è stata da noi più volte denunciata), la raccolta differenziata ferma a dati inaccettabili (solo a Lama, secondo le ultime rilevazioni, finalmente si è invertita la tendenza), le politiche relative alla mobilità alternativa all’uso del mezzo privato inesistenti (la stessa pista ciclabile in Viale Magna Grecia, così come la realizzazione del parcheggio a Cimino, in mancanza di assi di penetrazione diretti verso il centro riservati alle biciclette ed agli autobus, risultano di scarsa utilità), le aree pedonali estremamente circoscritte (e la pedonalizzazione di Piazza Carmine, pur positiva, poco ha aggiunto in termini di estensione). Manca insomma un’idea di futuro diverso, un progetto di una “altra Taranto” e gli atti concreti che ne dovrebbero e potrebbero conseguire. Non si può continuare così: è già tardi.

Un discorso a parte meritano gli indici per la qualità dell’aria. Al netto dei dati non disponibili per l’ozono, Taranto è al 7° posto (su 44) per il PM10 ed al 19° posto per il Biossido di Azoto NO2 (media dei valori registrati dalle centraline urbane presenti sul territorio comunale). I dati confortanti sulla qualità dell’aria di Taranto per il 2012 vanno però letti con particolare cautela. Va infatti considerato che, relativamente alla qualità dell’aria nelle città italiane, Ecosistema Urbano prende in considerazione soltanto i principali macroinquinanti – PM10, NO2, ozono – legati a un complesso di fattori quali traffico, processi industriali, riscaldamento e tralascia i microinquinanti (tra essi diossine, IPA, ecc) prevalentemente emessi nell’ambito dei processi industriali. In particolare il dato positivo del PM10 va considerato con attenzione. Innanzitutto se la città di Taranto, invece che affacciata sul mare, fosse situata in Pianura Padana, dove le condizioni climatiche e geografiche non permettono la circolazione dell’aria, avrebbe risultati ben diversi. Inoltre vanno considerati la presumibile modifica delle pratiche operative dell’Ilva, conseguenti alla presenza per molti mesi dei custodi giudiziari in azienda, e per i parchi minerali, l’arretramento – sia pure contenuto – e la diminuzione dell’altezza dei cumuli. Nel 2013 i dati saranno ulteriormente condizionati, in positivo, dalla riduzione della produzione seguita alle vicende giudiziarie ed alla nuova AIA, dal fermo di alcuni impianti (altiforni e batterie) e dall’applicazione delle misure previste per i wind days, sempre in conseguenza della nuova AIA entrata in vigore nell’ ottobre 2012. Se da una parte questi dati sono un concreto segnale di speranza in merito alla possibilità che lo stabilimento Ilva tarantino, dopo i lavori previsti dall’AIA, diventi compatibile con la città, va comunque ricordato che altri inquinanti di produzione industriale rendono più patogene le polveri tarantine. Infatti per ogni incremento di 10 microgrammi di PM a Taranto c’è un aumento dello 0.69 % di mortalità contro lo 0.31 % di altre città italiane (secondo lo studio MISA) e lo 0.33% di altre città europee (studio SENTIERI). Va ricordato infine che recentemente la IARC (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato il particolato come sicuramente cancerogeno (classe 1) per l’uomo. Soprattutto, questi dati devono costituire un punto di non ritorno, un traguardo che può e deve essere migliorato e dal quale non è pensabile alcun arretramento a valori anche lontanamente vicini a quelli registrati fino a non troppo tempo fa.

A mantenere Taranto nei bassifondi della classifica sono quindi specialmente alcuni indici; la nostra città: · è ultima per la mobilità alternativa,che valuta i seguenti indicatori: presenza di autobus a chiamata, controlli varchi ZTL, presenza di mobility manager, car sharing, piano spostamenti casa-lavoro, pedibus/bicibus –con un dato pari a Zero,fermo al 2010; · è penultima (a pari “merito” con altre tre città) per verde urbano pubblico con soli 1,70 metri quadri per abitante; · è penultima (a pari “merito” con altre 2 città) per kilowatt da Solare Fotovoltaico installati su edifici comunali in rapporto ad ogni mille abitanti (con lo Zero %) · è penultima (a pari “merito” con altre 12 città) per metri quadrati da Solare Termico installati su edifici comunali in rapporto ad ogni mille abitanti (con lo Zero %) · è terzultima (a pari “merito” con altre 21 città) con un volume pari a Zero per Teleriscaldamento per abitante · è quartultima per la raccolta differenziata di rifiuti con un misero 8,1% di rifiuti differenziati sul totale dei rifiuti prodotti; · è quintultima nella capacità di risposta dell’Amministrazione Comunale con il 38% di schede non inviate e risposte non fornite rispetto ai parametri considerati.

Quest’ultimo punto, oltre a dimostrare una evidente scarsa attenzione del Comune di Taranto, genera una serie di ultimi posti nella classifica, causati dalla mancanza di dati comunicati, per: · Zone a traffico limitato, misurate in estensione per abitante delle aree destinate a ZTL · Isole pedonali,misurate in estensione per abitante della superficie stradale pedonalizzata · Piste ciclabili,misurate in metri equivalenti di piste ciclabili ogni 100 abitanti (ultima in compagnia di Brindisi) · Indice di ciclabilità,calcolato in base alla presenza di biciplan, ufficio biciclette, cicloparcheggi di interscambio, bici stazione, sensi unici eccetto biciclette, bike sharing (ultima in compagnia di altre 4 città)

D’altro canto, anche in presenza di comunicazione di dati, per questi indici la posizione di Taranto non sarebbe comunque cambiata in modo rilevante vista l’esiguità di aree pedonali, ZTL e piste ciclabili.

Vanno un po’ meglio, per la nostra città, altri indici: Taranto si piazza (sempre su 44 città considerate): · al 28° posto per capacità di depurazione delle acque · al 27° posto per Politiche energetiche · al 27° posto per Consumi elettrici domestici · al 26° posto per Pianificazione e partecipazione ambientale · al 22° posto per dispersione dell’acqua nella rete · al 22° posto per i passeggeri del trasporto pubblico · al 21° posto per Aree Verdi totali · al 21° posto per Incidentalità stradale · al 19° posto per Produzione di rifiuti urbani · al 18° posto per Eco Management · al 18° posto per Certificazioni Ambientali · al 16° posto per consumi idrici domestici · al 5° posto, ma insieme ad altre 8 città, per tasso di motorizzazione relativo alle auto · al 4° posto, ma insieme a altre 6 città, per tasso di motorizzazione relativo alle moto

Il dato più interessante, in positivo, risulta il 5° posto raggiunto per l’offerta di Trasporto pubblico, cioè la percorrenza annua per abitante del trasporto pubblico.

http://www.inchiostroverde.it/news/ecosistema-urbano-taranto-in-fondo-alla-classifica.html