Sono una donna forte

“…Le donne ferite sono quelle che hanno amato troppo gli altri prima che se stesse.. sono quelle che si rinchiudono in un profondo silenzio con i pensieri che urlano per uscire.. sono quelle che hanno il coraggio di ricominciare sempre..

sono quelle che dicono: ” Sono una donna forte ”

mentre tengono le lacrime ferme nel petto…”

 

gianluca falanga

 

L’amore trasparente

trasparenze

A volte penso di essere un sogno che qualcuno si è dimenticato di fare,
il sogno nel cassetto aperto nel momento sbagliato,
il dormiveglia di una dalia d’inverno
che lascia i suoi petali alla brina che l’uccide…

L’amore trasparente – ALDO BUSI

John Keats

Bright-Star-testoIo grido a te pietà, pietà, amore – sì, amore!

Amore misericordioso, non supplizio di Tantalo, ma univoco pensiero, ed immutabile e innocente, a viso aperto e chiaro e senza macchia!

Lascia ch’io t’abbia tutta, tutta mia!

Quella forma leggiadra, quella dolce droga d’amore minima, il tuo bacio

– mani ed occhi divini, il caldo e bianco lucente seno delle mille gioie;

te stessa, la tua anima, ti supplico per pietà, dammi tutto, non escluso un atomo di un atomo,

o morrò,

o se forse vivrò, tuo miserando servo,

sarà mia vita senza scopo nella foschia della sventura inutile –

perduto dal palato della mente il gusto e resa l’ambizione cieca.

Sonetto XVI, John Keats

La mia pena è durare oltre quest’attimo.

diritti riservati
Foto di Maria R. Suma diritti riservati

 

Aprile-amore Il pensiero della morte m’accompagna
tra i due muri di questa via che sale
e pena lungo i tornanti. Il freddo
di primavera irrita i colori,
stranisce l’erba, il glicine, fa aspra
la selce, sotto cappe e impermeabili
punge le mani secche, mette un brivido.

Tempo che soffre e fa soffrire, tempo
che in un turbine chiaro porta fiori
misti a crudeli apparizioni, e ognuna
mentre ti chiedi che cos’è sparisce
rapida nella polvere e nel vento.

Il cammino è per luoghi noti
se non che fatti irreali
prefigurano l’esilio e la morte.
Tu che sei, io che sono divenuto
che m’aggiro in così ventoso spazio,
uomo dietro una traccia fine e debole!

E’ incredibile che io ti cerchi in questo
o in un altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.
Ma è ancora un’età, la mia,
che s’aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste.

L’amore aiuta a vivere, a durare,
l’amore annulla e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera,
che un soccorso s’annunci di lontano,
è in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.

La mia pena è durare oltre quest’attimo.

Mario Luzi

L’amore accade.

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L’amore
accade.

Sarà per sempre.

Inatteso fu l’Amore
a scatti verticali
verso il tenue centro.

Il tuo cuore ardente
si poserà sulle mie braci.

Farò della mia storia
la tua rivoluzione.

Farò della mia pelle
il manifesto
dei proclami del cuore.

E’ una predizione.

Rumorosa splenderà
la quiete narrante
del giorno adulata
dalle lacrime
della notte.

Tu concederai vigore ai sensi
nel fulmineo tempo
dell’attesa.

Farò della mie labbra
il tuo trofeo.

Per le memorie canterò
i miei versi al tuo fianco.

In riva al mare d’autunno,
il tuo sorriso innalzerà
ogni cascata.

E in primavera, Amore,
vedrò il tuo sorriso come
il cibo che attendevo,
il fiore bianco, il tulipano
della mia culla sonora.

Farò della mia mano
il tuo legame.

Non vedrò le nuvole.

Molte notti resistono
senza luna, senza stelle.

Così resisteremo noi
nella lontananza.

© Annarita Borrelli
All rights reserved

Annarita Borrelli una poetessa dall animo gentile

luna7luglio

La notte non può uccidere
la forza di un amore
che risplende nell’eterno
non moriremo della lontananza
tutte le mattine perché anche
se fosse apparentemente silenzio
ci sarebbero
urla
dolore da gridare dietro la saliva
di un pianto mesto con le guance
schiacciate dietro quel maledetto
vetro che nessuno osa alzare
tutto è una scena siamo noi gli
attori
cos’è la vita
se non una scena
dov’è la vergogna?

© Annarita Borrelli
All rights reserved

O tutti accorgerci dovremmo

Non siamo armati e non siamo pericolosi
e soprattutto non abbiamo alternativa.
Ed è inutile lamentarsi se a settembre
non troviamo la buca piena di cartoline.
Chi non spedisce
non riceve
e noi a livello di spedire, per spedire
spediamo mica.
Ma beviamo.
Noi, a livello di bere
per bere, ci diamo.
Beviamo così tanto da non saper più niente.
Ti è mai capitato di non saper più niente?
Fa paura.
E se dura più di quarantatrè secondi, ci puoi rimanere.
A meno che tu non sia uno di quelli
che non sa più niente da sempre.
Beh, in tal caso io ti benedico.
Benedico te e il tuo cane.
E tua moglie.
Non hai un cane?
Accetti consigli?
Procuratelo.
E se c’è una cosa che ci piace da matti
è andarcene via senza salutare nessuno.
E se pensi
che i tuoi occhi non abbiano un potere scardinante
nei confronti dei miei
di occhi
e del mio stomaco, del mio cuore
e dei miei polmoni
beh, sei sulla cattiva strada, bambina
stai percorrendo la strada sbagliata.
Ora:
ci siamo accorti tutti
o tutti accorgerci dovremmo
che siamo deliziosamente vicini alla fine.
E se ti sembra che io sia un uomo confuso
siamo in due.
Vorrei andare in guerra solo per aver motivo
di scriverti lettere d’amore d’un certo peso.
Lo so
m’accopperebbero secco alla prima carica.
Aperto di baionetta come una scatola di tonno.

In conclusione:
se io fossi un faro
e tu una nave nella tempesta
ti raccomandassi l’anima al dio del mare
o a chi ne fa le veci.

La mia fragilità

Le parole che non ti ho detto
Le parole che non ti ho detto

Per tutta l’esistenza
ti avrò, fragilità,
nella stanchezza ardente del mio sangue.

Mi sei venuta accanto
colla promessa viva di un’aurora,
sconvolgendomi il sangue
come un grande tesoro
che si potrà conoscere
e possedere fino a sazietà.
Racchiudevi un mistero di dolore
e di gioia profonda, sconosciuta.
Oh un attimo solo di te
e mi saresti stata per la vita
un ricordo di sogno.
Ma non ti sei svelata.
Hai saputo il tuo gioco.
Sei ritornata a un tratto in mezzo al mondo
rinascondendo in te
il segreto degli occhi arrovesciati,
della tua bellezza più grande,
dell’attimo che gioia e sofferenza
si fanno un solo brivido.

Mi hai strappate le lacrime dal cuore.

E da quel giorno buio
dinanzi al tuo ricordo
per tutta l’esistenza
dovrò soffrire ancora
la febbre del mistero che ho perduto.
( 12 agosto 1928 )

(C. Pavese da “Le Poesie Ed. Einaudi)

un illusione…

“Forse è solo un’illusione: si sta benissimo soli la maggior parte del tempo.

Piace di tanto in tanto avere un oltre in cui versarvi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ciò che abbiamo già noi.

Mistero perchè non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra riavere noi dagli altri”.

– Cesare Pavese, Diari

Vladimir Vladimirovič Majakovskij

Il fumo del tabacco ha roso l’aria.
La stanza
è un capitolo dell’inferno di Kručënych.
Ricordi?
Accanto a questa finestra
per la prima volta
accarezzai freneticamente le tue mani.
Oggi, ecco, sei seduta,
il cuore rivestito di ferro.
Ancora un giorno,
e mi scaccerai,
forse maledicendomi.
Nella buia anticamera, la mano, rotta dal tremito,
a lungo non saprà infilarsi nella manica.
Poi uscirò di corsa,
e lancerò il mio corpo per la strada.
Fuggito da tutti,
folle diventerò,
consunto dalla disperazione.
Ma non è necessario tutto questo;
cara,
dolce,
diciamoci adesso addio.
Il mio amore,
peso così schiacciante ancora,
ti grava sopra
lo stesso,
dovunque tu fugga.
Lasciami sfogare in un ultimo grido
l’amarezza degli offesi lamenti.
Se lo sfiancano di lavoro, un bue,
se ne va
ad adagiarsi sulle fredde acque.
Ma, al di fuori del tuo amore,
per me
non c’è mare,
e dal tuo amore neanche col pianto puoi impetrare tregua.

Se l’elefante sfinito cerca pace,
si stende regalmente sulla sabbia arroventata.
Ma, al di fuori del tuo amore,
per me
non c’è sole,
e io non so neppure dove sei e con chi.
Se così tu avessi ridotto un poeta,
lui
avrebbe lasciato la sua amata per la gloria e il denaro
ma per me
non un solo
suono è di festa
oltre a quello del tuo amato nome.
Non mi butterò nella tromba delle scale,
non ingoierò veleno,
non saprò premere il grilletto contro la tempia.
Su di me,
al di fuori del tuo sguardo,
non ha potere la lama di nessun coltello.
Domani dimenticherai che ti ho incoronato,
che l’anima in fiore ho incenerito con l’amore,
e lo scatenato carnevale dei giorni irrequieti
scompiglierà le pagine dei miei libri…
Potranno mai le foglie secche delle mie parole
trattenerti un momento
per aspirare avidamente?
Ma lascia almeno
ch’io lastrichi con un’ultima tenerezza
il tuo passo che s’allontana.

Majakovskij decise di interrompere violentemente la sua esistenza, con un colpo di pistola al cuore, il 14 aprile del 1930. Per amore, si disse, a causa della passione non ricambiata per la giovane attrice Lilja Brik. La sua morte è ancora un capitolo ambiguo della storia sovietica. È difficile credere che il tono dimesso di queste parole, le ultime che Majakovskij vergò nel 1930 prima del suicidio, a soli trentasette anni, appartenga alla stessa persona che aveva spavaldamente dichiarato: “Vogliamo che la parola esploda nel discorso come una mina e urli come il dolore di una ferita e sghignazzi come un urrà di vittoria”. Con la sua morte si chiude l’utopia civile di “una generazione che ha dissipato i suoi poeti”.

Nella sua lettera di commiato scrive: «A tutti. Se muoio, non incolpate nessuno. E, per favore, niente pettegolezzi. Il defunto non li poteva sopportare. Mamma, sorelle, compagni, perdonatemi. Non è una soluzione (non la consiglio a nessuno), ma io non ho altra scelta. Lilja, amami. Compagno governo, la mia famiglia è Lilja Brik, la mamma, le mie sorelle e Veronika Vitol’dovna Polonskaja. Se farai in modo che abbiano un’esistenza decorosa, ti ringrazio. […] Come si dice, l’incidente è chiuso. La barca dell’amore si è spezzata contro il quotidiano. La vita e io siamo pari. Inutile elencare offese, dolori, torti reciproci. Voi che restate siate felici». (Wikipedia)