Taranto, malato di cancro e «cassintegrato» all’Ilva

di ALESSANDRA CAVALLARO 


Tutti i documenti della sua malattia sono conservati meticolosamente in un borsone del Reggimento San Marco, un regalo di un amico. E non è un caso perché Stefano è un combattente. Stefano Delli Ponti è un operaio dell’Ilva. Ha scoperto di avere un tumore alla ghiandola salivare della bocca, la parotide, nel giugno 2011. Dopo pochi mesi si è operato a Taranto ed ha cominciato la chemioterapia.

Una lunga trafila ospedaliera che è andata avanti fino al gennaio del 2012, quando un ultimo controllo ha evidenziato che c’erano dei linfonodi residuali che non destavano grande preoccupazione. Per Stefano è arrivato il primo sospiro di sollievo. I controlli periodici sono comunque proseguiti. Ad ottobre di quest’anno una nuova tegola, prima una Pet Tac non «buona», poi 2 risonanze e 2 ecografie. Il responso è la presenza di linfonodi patologici con cellule neoplastiche. Questa volta i medici hanno sconsigliato un’operazione. «Mi hanno detto che potrei rimanere sotto i ferri e restare come un vegetale».

E’ calmo Stefano quando parla, ma ha una rabbia di vita, che gli ha permesso fino ad oggi di superare quell’accenno di depressione che lo aveva colto prima dell’operazione. Quando gesticola per parlare, è come se volesse dire: «Io ci sono». Il 2 gennaio comincerà il primo ciclo di chemioterapia. In tutto ne dovrà fare sei. Il tumore non vuole proprio scomparire dalla vita di Stefano, 38 anni, di sua moglie, Doriana, e dei suoi due figli, Simone 7 anni, Giulia 2. Lei era piccolissima quando il papà si è ammalato.

Stefano lavora dal 1999 in Ilva. Per 11 anni è stato addetto a convertitori, paniere e siviere nel reparto manutenzione refrattaria in acciaieria 2. Poi è passato al Mof-acciaieria 2 con la mansione di loco macchinista. Sempre in area a caldo. Da giugno di quest’anno lavora nel magazzino carriponti. In quest’ultimo reparto ha lavorato tre mesi «perché prima – spiega – ero in malattia per curarmi. Esami, accertamenti e controlli che vanno avanti da quando ho scoperto il tumore, e adesso ho chiesto io all’Ilva la cassa integrazione perché non ci stavo più con le spese».

Quando Stefano lavorava in acciaieria 2, ha perso un amico. «E’ morto per soffocamento, si suppone – dice – che avesse qualcosa alla gola anche lui». Un altro collega è stato colpito da un cancro alla tiroide, ad un altro ancora gli hanno scoperto una massa maligna all’intestino e al cervello. Sono ricordi nitidi anche perché erano tutti compagni di viaggio e della sua stessa età.

Il 2011 è stato l’Annus horribilis per la famiglia Delli Ponti. Prima è morto il suocero di Stefano, tumore, anche lui lavorava in Ilva, poi il padre, per un problema cardiaco, infine la sua malattia che si è assopita sul suo corpo all’inizio di quest’anno e si è risvegliata in una sera di autunno. «Il problema non è solo il cancro che ti colpisce d’improvviso – aggiunge -. Sono le file lunghissime per un documento, ma soprattutto i soldi che ho dovuto uscire e subito. Sono riuscito ad avere l’esenzione del tiket solo dopo essermi operato».

Quando una rete di assistenza medica non riesce a sostenere economicamente un paziente, e non uno qualunque, ma questo non accade solo a Taranto, entrano in gioco gli amici, gli amici operai che hanno fatto già una colletta per aiutare Stefano. Entra in gioco la famiglia, e anche, così è stato per Stefano, una banca che comprende il momento e non stringe nella morsa dei debiti un uomo, un padre, un marito, che ha come unico torto quello di essersi ammalato.

Per Stefano, Doriana, Simone e Giulia, il Natale è trascorso sereno in famiglia. I pacchi sotto l’albero e le cene con i parenti. In passato è capitato che Stefano non potesse comprare un gioco ai suoi figli, basta pensare che fare un ago aspirato costa 160 euro. Stefano non ha mai detto a suo figlio «non posso» in maniera secca. «Ho sempre preferito dire ora non posso». Il regalo alla fine è sempre arrivato. Perché Stefano c’è. E sa ancora guardare in lontananza.

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Lo sgombero della speranza delle “Officine tarantine”

 

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Nella giornata di domani il Comune, con molta probabilità, farà sgombrare i “Baraccamenti Cattolica” in via Di Palma, lasciati dalla Marina Militare alla città di Taranto Questi baraccamenti includono costruzioni adibite al dopo-lavoro degli operai dell’Arsenale che sono stati dismessi e abbandonati dal ’95

di Lucia Pulpo

I ragazzi che hanno occupato questi edifici (incluso un piccolo teatro di 400 posti) dall’inizio di novembre stanno lavorando per ristrutturare e riaprire questi spazi all’intera cittadinanza. Infatti, lo scopo prefisso è quello di creare le “Officine tarantine dei baraccamenti”, un ritrovo dove coltivare le idee con laboratori di artigianato con riciclo di oggetti usati, laboratori di danza e teatro, già attivo un corso di dopo-scuola per i ragazzini della scuola primaria, e poi ci potranno essere corsi di inglese e chissà quanto altro potrebbe uscire dall’entusiasmo di quanti stanno aderendo all’iniziativa. I protagonisti vengono da diverse realtà del territorio fra cui anche i Writers e i ballerini di hip-hop e musica on the road. I lavori di ristrutturazione sono avviati bene considerando il ripristino di una piccola mensa dove mangiano gli “operai-cittadini” e quanti si uniscono a loro quotidianamente.

Prima di procedere all’occupazione i nostri “intrepidi” hanno cercato l’appoggio del Comune ma gli è stato risposto d’intraprendere l’iter burocratico dopo essersi associati e di presentare un progetto da discutere. Il problema è la lunghezza e l’incertezza del percorso suggerito. Alessandro dice: “Abbiamo un’età compresa fra i 20 e i 30 anni abbiamo bisogno di costruirci un futuro in questa città. Siamo disposti a investire la nostra fatica e pagheremmo tutto noi dai materiali alle bollette ma poi potremo gestire e lavorare nei laboratori dove costruiremmo gli oggetti da rivendere nei mercatini. Adesso abbiamo tempo e forza per ristrutturare questi impianti ma se aspettiamo la burocrazia senza essere nemmeno sicuri degli esiti…” Il sindaco, Ezio Stefano, ha detto che il posto non è salubre ma senza mostrare dei rilevamenti della Asl ma solo richiamando presunti certificati della Marina Militare. Operai per la bonifica dall’amianto dei casolari adiacenti si sono presentati il 4 novembre senza mascherine e senza guanti ed hanno stabilito di non riuscire a procedere per la presenza dei ragazzi “abusivi”. Sul cartello c’è scritto che la bonifica è iniziata il 23 Luglio e gli occupanti saranno sgombrati e chissà cosa ne sarà del lavoro che hanno fatto e di quello che avrebbero voluto realizzare.

http://www.cosmopolismedia.it/categoria/30-attualita/5054-lo-sgombero-della-speranza-delle-officine-tarantine.html

le chiacchiere di S_vendola

 

 

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Pubblichiamo ampi stralci della conversazione n. 6378 del 6 luglio 2010, tenuta alle ore 22.01, tra il governatore della Puglia Nichi Vendola e Girolamo Archinà, che all’epoca curava le pubbliche relazioni dell’Ilva

 Vendola-e-Ferrante

Girolamo Archinà:”Pronto?”

Nichi Vendola: “Sono Nichi Vendola!”

Girolamo Archinà: “Oh, come va Presidente…”.

Nichi Vendola:”Sono… Per dire una cosa seria anche se mi…Sono molto colpito da una scena che ho appena visto ora…I miei amici mi hanno fatto vedere a Roma una conferenza stampa e un’immagine…E uno splendido scatto felino”. (risata)

Girolamo Archinà: (risata)

Nichi Vendola: “Col mio capo di gabinetto…Siam rimasti molto colpiti…Siccome ho capito qual è la situazione…Volevo dire che…Mettiamo subito in agenda un incontro con l’ingegnere…”.

Girolamo Archinà: “Mh…Mh…”.

Nichi Vendola: “…Archinà no!…State tranquilli, non è che mi sono scordato!!!…”

Girolamo Archinà: “…” (incomprensibile)

Nichi Vendola: “I vostri alleati principali in questo momento…Lo voglio dire, sono quelli della Fiom”.

Girolamo Archinà: “E lo so…”.

Nichi Vendola: “Quelli più preoccupanti…Mi chiamano venticinque volte al giorno…”.

Girolamo Archinà: “E lo so…E lo so, lo so, lo so… Purtroppo i miei timori del recente passato si stanno dimostrando sempre di più e sempre di più non solo l’Ilva ma anche…Altre persone nell’occhio del ciclone…Ma tutto poggiato su una scivolata del nostro…Stimato amico direttore (si riferisce ad Assennato, ndr)”.

Nichi Vendola: “Vabbè, vabbè, va bene, va bene…Noi dobbiamo fare…Ognuno la sua parte…E dobbiamo però sapere che, a prescindere da tutti i procedimenti, le cose, le iniziative”.

Girolamo Archinà: “Se se”.

Nichi Vendola: “L’Ilva è una realtà produttiva”.

Girolamo Archinà: “E lo so…E infatti”.

Nichi Vendola: “Cui non possiamo rinunciare, e quindi, diciamo, fermo restando tutto, dobbiamo vederci, dobbiamo…”.

Girolamo Archinà: “Certo certo”.

Nichi Vendola: “…ridare garanzie…Volevo dirglielo perchè poteva chiamare Riva e dirgli che…Il Presidente non si è defilato…”.

Girolamo Archinà: “Vabbè…No, ma ne eravamo…Ne eravamo…Ne eravamo assolutamente certi”.

http://www.cosmopolismedia.it/categoria/8-politica/4829-dalla-narrazione-all-intercettazione.html