Scintillante serata organizzata da Angela Ripa Gioielli

Mostra Fotografica “Pugni Chiusi” 45 anni di Quero …….Vi aspetto numerosi….

In occasione del suo terzo anniversario, il caffè letterario Cibo per la Mente, in collaborazione con Michele Tursi, presenta “Pugni Chiusi”, mostra fotografica a cura di Maria Rosaria Suma sulla palestra di pugilato Quero-Chiloiro.
A Taranto dici boxe e pensi subito a Vincenzo Quero. Una vita sul ring, una vita per il ring. Campione italiano dei pesi Leggeri nel ’75, lo trovi ogni giorno tra le foto sbiadite nella sua palestra di via Emilia. Da 45 anni un tempio dello sport. Sport vero, fatto di successi e trofei, di partenze e di rinunce, di scelte, di affetti.
La “Quero-Chiloiro” è una delle più attive e dinamiche società pugilistiche dello Stivale, un vivaio di talenti che si fanno valere collezionando successi sui ring di tutta Italia.
Maria R. Suma ha voluto con questa esposizione documentare tutto questo: la palestra come scuola di vita, come luogo impregnato di sudore e fatica, come un tempio dove imparare la nobile arte.
La mostra fotografica sarà esposta presso il caffè letterario Cibo per la Mente dal 1 al 15 Novembre.
Inoltre, la Farmacia Malagrinò presenterà per l’occasione un progetto inerente l’istituzione del 1° Premio Fotografico Clemente Malagrinò indirizzato ai giovani fotografi sportivi.

si ringraziano:
BCC – San Marzano di San Giuseppe
SUITE 54
FARMACIA MALAGRINO’
MAIL BOXES ETC – Gruppo Semeraro

locandina boxe

I 1° Maggio Tarantino…attraverso il mio sentire

Joe Barbieri…….Chet Baker…Tatà, Taranto…

© 2014 – riproduzione vietata
ogni violazione del copyright verrà perseguita a termini di legge

michele riondino cittadino e lavoratore libero e pensante

in risposta all’amaca di michele serra apparsa su La Repubblica del 12-03-2014

Gentile Michele Serra, sono anni che la seguo. Mi piace il suo modo di scrivere, la sua ironia, il sarcasmo che spesso usa per descrivere paradossi e contraddizioni; ammiro molto la sua capacità di ridurre in pochissime battute ciò che pensa delle tragicommedie italiane. Consideri che la sua “amaca” è il primo pezzo de La Repubblica che leggo ogni giorno, da diversi anni a questa parte. Non posso fare a meno di notare tuttavia quanto poco lei sappia della questione ambientale a Taranto, e Il 3 (o forse il 4) agosto di due anni fa ne ebbi la prima conferma. Nell’ “amaca” di quel giorno lei sosteneva che un gruppo di facinorosi ultrà aveva interrotto in modo violento e antidemocratico un comizio dei sindacati che, riunitisi in piazza della Vittoria, intendevano parlare ai lavoratori; quegli stessi lavoratori che stavano vivendo i primi momenti di tensione tra la dirigenza Ilva e la Procura di Taranto. Disse che non si poteva dar credito ad un gruppo di violenti che intendevano imporre la propria voce su quella di chi, per statuto, era delegato a parlare. Gentilissimo Signor Serra, lei ignorava che tra quei facinorosi c’erano liberi cittadini, studenti, medici, malati e anche operai. Si fece ingannare dai loro modi, perché evidentemente non sapeva che una delegazione di quei cittadini e lavoratori liberi e pensanti aveva chiesto in maniera del tutto democratica di poter parlare da quel palco. Quei “facinorosi” volevano confrontarsi con le tre sigle sindacali che, nel corso degli anni, nulla avevano fatto per difendere i loro diritti: come risposta ottennero un categorico rifiuto. L’occupazione di quella piazza fu un atto spontaneo e, se permette, anche dovuto; non ci fu violenza e i segretari confederali preferirono la fuga al confronto.

Da allora, quei cittadini e quei lavoratori hanno cominciato un percorso di lotta non violento che chiaramente non è stato mai preso sul serio; ma si sa: in Italia se non volano sanpietrini o molotov, se non si provoca nessuna carica della polizia, è difficile che qualcuno si impegni a dar voce al dissenso. Oggi, leggendo la sua “amaca” (questa volta non più come primo pezzo della giornata), scopro che lei poco sa anche di Antonia Battaglia, donna tarantina impegnata in politica e nella difesa dei diritti fondamentali, quelli legati all’esistenza e alla possibilità di respirare aria invece che diossina. Lei le dà della ottusa pacifista e le addossa la responsabilità di frantumare quel poco di sinistra che è rimasto nel Paese e nel nascente movimento europeo di Tsipras. Ci tengo a farle notare che gli atti della signora Battaglia seguono esclusivamente la logica della coerenza; questa donna, infatti, rappresenta una collettività che proprio nel suo impegno politico ripone le ultime speranze. È, fuori d’ogni dubbio, impossibile, come la stessa Battaglia afferma, sedersi accanto a chi fino ad oggi ha rifiutato ogni tipo di responsabilità nella questione ambientale a Taranto; a chi ha deriso un giornalista che, nell’esercizio della sua funzione, si è visto strappare di mano il microfono da un alto dirigente Ilva; a chi non ha minimamente provato vergogna e, al contrario, ha sentito il bisogno di alzare la cornetta del telefono per congratularsi con l’autore di un gesto del genere, quello sì antidemocratico. Quello che lei rimprovera alla signora Antonia Battaglia è per me e per i miei concittadini solo ed esclusivamente motivo di orgoglio; Antonia sa che prima di tutto deve rendere conto al popolo che rappresenta, sa di credere nel proprio lavoro; e nella propria ferma volontà di risolvere un dramma che fa registrare giorno dopo giorno nuovi casi di tumori e leucemie. Chiudo questo breve appunto invitandola a visitare la mia città, magari il primo maggio “festa” dei lavoratori, e a constatare di persona che aria vi si respira e a incontrare, una volta per tutte, la rabbia di chi si sente impotente e ignorato da una sinistra che fa della giustizia sociale soltanto una bandiera sbiadita dietro cui nascondersi.

michele riondino

cittadino e lavoratore libero e pensante

Minacce

 

“Te lo mettiamo in gola. Via da Taranto bastardo!”. E’ il messaggio inviato in una lettera anonima adAngelo Bonelli, co-portavoce nazionale dei Verdi e consigliere comunale nel capoluogo ionico. Nella busta consegnata questa mattina al politico ambientalista anche un coltello a serramanico: un chiaro segno di intimidazione, verosimilmente, per l’attività politica svolta da Bonelli che nel 2012 è stato candidato sindaco a Taranto dei movimenti ambientalisti oltre che uno dei principali oppositori dell’inquinamento prodotto dall’Ilva e delle commistioni tra azienda e politica emerse dall’inchiesta “Ambiente svenduto”.

Bonelli era arrivato da poco nell’aula consiliare, quando uno dei dipendenti comunali gli ha consegnato la busta gialla giunta negli uffici comunali, da quanto si è appreso, una decina di giorni fa. Dopo aver ricevuto la missiva, Bonelli si è accorto immediatamente che all’interno c’era qualcosa di strano. A confermare i sospetti l’assenza del mittente sulla busta. Il leader dei Verdi ha così chiamato i carabinieri che erano presenti in aula e aperto la busta davanti a loro e ad alcunigiornalisti presenti. Dalla busta è venuto fuori il coltello, con una lama lunga all’incirca una decina di centimetri. Poco dopo Bonelli si è recato negli uffici del comando provinciale dei carabinieri per sporgere denuncia. In aula, intanto, il presidente del consiglio comunale, Piero Bitetti, e il consigliere del Pd Gianni Azzaro hanno espresso la solidarietà dell’intera assise nei confronti del consigliere comunale.

Non è tuttavia il primo atto intimidatorio ai danni di Bonelli. Nei giorni scorsi, infatti, la Questura di Roma gli ha assegnato un servizio di vigilanza sotto la sua abitazione dopo che il 13 febbraio era giunta nella sede del partito un’altra lettera anonima. Bonelli non era a Roma e così lo staff del co-portavoce dei Verdi ha chiamato gli artificieri che hanno sequestrato la missiva per analizzarla. All’interno, gli investigatori, hanno trovato del liquido che è stato sottoposto ad analisi. Resta quindi da capire se vi sono collegamenti tra i due eventi o se si stratta di vicenda separate. “Non volevo che questa notizia si diffondesse, l’ho tenuta nascosta soprattutto per non spaventare la mia famiglia – ha spiegato Bonelli a ilfattoquotidiano.it – Quello di oggi è solo l’ultimo di una serie di intimidazioni di cui sono stato vittima: oltre a queste due lettere ricevute in meno di un mese, già nel 2000 ho subito l’incendio dell’auto e della casa poco dopo aver denunciato questioni scottanti. Quello che è accaduto questa mattina, tuttavia, non mi spaventa – ha concluso il politico – Aspetto che le indagini facciano luce sui fatti, ma intanto non voglio mollare la battaglia intrapresa a Taranto. Io vado avanti”. I carabinieri, nel frattempo, stanno studiando la missiva ricevuta poche ore fa. Bocche cucite nella caserma di viale Virgilio, ma è evidente che i militari, guidati dal tenente colonnello Giovanni Tamborrino, stanno cercando di ricostruire la provenienza del plico e risalire ai responsabili che, verosimilmente, sarebbero da individuare nella matrice anti ambientalista.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/05/taranto-lettera-con-coltello-e-minacce-di-morte-ad-angelo-bonelli-dei-verdi/903374/il

il