Al telefono con Archinà

Per un anno intero, il 2010, la Guardia di Finanza, per ordine della Procura di Taranto, intercetta il telefono dI Girolamo Archinà. Alla fine sono 50mila le telefonate ritenute di interesse. Il telefono dell’ uomo che è protesi, orecchio e ufficiale pagatore dei Riva, squilla in continuazione, le sue giornate sono un suk permanente di richieste e concessioni. Politici, sindacalisti, giornalisti, preti, tutti lo vogliono e lui ne ha per tutti. In questo mastodontico numero di file audio Repubblica, dopo un ascolto complessivo, ha individuato una ventina di conversazioni utili a documentare cosa è stato, ed è, il “sistema Riva”

CINQUE ANNI ALLA RICERCA DELLA VERITA’ – I PROTAGONISTI

9 luglio 2010 – 17:20
“Ci pensa il nostro amico Corrado”
Ivo Allegrini, per 22 anni Direttore dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Cnr, poi consulente dell’Ilva, informa Archinà che ha parlato con Clini. L’allora direttore generale del ministero dell’Ambiente si sarebbe dimostrato disponibile a “rimettere le cose in sesto”
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22 febbraio 2010 – 10:41
“Hai sentito i Riva per quella storia che interessa a Clini?”
Il nome del ministro dell’Ambiente del governo Monti spunta anche in una precedente conversazione. Questa volta Allegrini vuole sapere se il gruppo dirigente dell’Ilva è stato informato sugli interessi “dell’amico Corrado” in Brasile
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22 luglio 2010 – 13:41
“Il numero di Bersani? Ma ce l’ha! si sentono settimanalmente”
Ad Archinà vengono chiesti i contatti del gruppo dirigente dell’Ilva perché possano essere raggiunti dallo staff del segretario del Pd Pierluigi Bersani e lui risponde dimostrando una grande consuetudine dei Riva con Largo del Nazareno
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6 luglio 2010 – 22:01
Quando Vendola rassicura Archinà “non mi sono scordato”
Il governatore della Puglia parla con l’eminenza grigia dell’Ilva, lo tranquillizza, dice che non si è dimenticato dell’impegno con i Riva e si complimenta con Archinà per l’abilità con cui ha ‘placcato’ un cronista. È l’intercettazione già uscita nelle scorse settimane per la quale Vendola ha chiesto pubblicamente scusa per aver riso di un giornalista
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25 ottobre 2010 – 12:57
Archinà a Vendola: “Diamo uno scossone al centrodestra”
L’ormai nota telefonata delle risate non è l’unica. I due si scambiano auguri e confidenze. Qui Archinà invita il presidente a partecipare a un incontro con Emma Marcegaglia e ne approfitta per commentare le nomine dell’autorità portuale di Taranto
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6 luglio 2010 – 18:29
“Non scrivere note lunghe che Gasparri non le legge”
A Taranto si prepara il ricorso al Tar e Girolamo Archinà è preoccupato perché vede nel centrodestra “un’inerzia assoluta”. L’interlocutore, Pietro Lospinuso, consigliere regionale in quota Pdl lo rasserena perché a breve incontrerà il capogruppo del partito al Senato e il ministro Fitto, ma avverte: “Non scrivermi una nota di trenta pagine che quella Gasparri non la legge, meglio una cosa succinta”
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29 ottobre 2010 – 09:55
“Il centrodestra deve schierarsi in blocco per fermare il decreto legge”
Lorenzo Nicastro, assessore all’Ambiente in Puglia, ha appena presentato un provvedimento che dà fastidio all’Ilva. Archinà suggerisce a Lospinuso il modo migliore per liberarsi del problema
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5 maggio 2010 – 17:55
“Il sindaco o lo legate o lo bruciate vivo”
Archinà è in fibrillazione per la conferenza stampa sul benzoapirene convocata dal sindaco Stéfano e da Giorgio Assennato, direttore dell’Arpa. Chiama Ludovico Vico, onorevole del Pd, impegnato a Roma a votare la fiducia al governo
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7 aprile 2010 – 11:00
“Si può fare qualcosa per mio figlio?” “Ne parlo con Crosetto”
Francesco Archinà, figlio di Girolamo, sta per essere trasferito a La Spezia per motivi di lavoro con la Marina Militare. Lui in realtà preferisce rimanere a Taranto e così il padre chiede un aiuto a Pietro Franzoso, deputato Pdl, morto nel 2011 dopo un incidente, che assicura un intervento sul sottosegretario alla Difesa
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10 marzo 2010 – 19:35
“Il maestro dell’insabbiamento”
Emilio Riva, patron dell’Ilva, vuole porre fine al “battibecco con Assennato” e chiede ad Archinà come rispondere al comunicato con cui il direttore dell’Arpa svelava il superamento dei limiti degli inquinanti. Il numero uno dell’azienda si innervosisce con il suo factotum che definisce esperto di depistaggi
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13 maggio 2010 – 12:43
La chiesa cerca sponsor
Don Marco avvisa Girolamo che il 9 giugno ci sarà “la presentazione di quel libro”. Ottomila euro sono già stati trovati, l’opera intera però ne costa 25mila..
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21 aprile 2010 – 17:21
“Ehì Toni’, allora va bene cinquemila”
Dal centralino dell’Ilva arriva una chiamata ad Archinà. Una telefonata breve, trenta secondi. Il tempo necessario per farsi confermare da Laura che la busta con i cinquemila è pronta. Venti minuti dopo il faccendiere dei Riva chiama Antonio Gigante, uomo vicino alla curia, per confermare che i soldi sono pronti
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12 maggio 2010 – 11:13
“Su chi puntiamo per la segreteria della Fim?”
Tempo di nomine al sindacato, ma c’è incertezza. Così la segreteria provinciale cisl Daniela Fumarola chiede ad Archinà su chi sia più giusto puntare. Girolamo ci pensa un po’ e dopo due ore richiama: “Prisciano indiscutibilmente”
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17 maggio 2010 – 9:27
“Noi non possiamo chiedere il rinvio” Ma voi..
Archinà detta la linea a Daniela Fumarola su come Fim deve gestire le elezioni dei delegati sindacali dentro l’Ilva, poi chiede un favore: rimandare il tavolo previsto in prefettura per il 28 maggio. L’azienda non può farlo, loro sì. E così Fumarola si attiva e dieci minuti dopo conferma con un sms “Sto per inviare la richiesta di rinvio”
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22 giugno 2010 – 17:33
“Questi di Arpa o vengono fatti fuori o sarà la fine”
Girolamo è deluso, credeva di aver raggiunto un accordo con Assennato e invece nulla, dal direttore dell’Arpa arriva la richiesta di riduzione drastica della produzione. Daniela Fumarola ascolta stupita al telefono e si interroga: “Che esigenza c’era?”
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8 settembre 2010 – 12:26
“Il direttore di Taranto Sera è nostro”
Nico Russo, coordinatore di Taranto Futura, non piace ad Archinà. È necessario trovare un modo per bruciarlo. Al telefono con l’avvocato Perli spunta la soluzione ideale, segnalarlo a Michele Mascellaro. L’uomo, alla guida di un quotidiano locale, è abituato a riportare le notizie con i “toni che vogliamo noi”
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15 aprile 2010 – 17:13
“Ma quanto gli ha chiesto?”
Un’intercettazione tra Mascellaro, direttore di Taranto Sera, e Archinà svela i sistemi usati dalle aziende per gestire i rapporti con la stampa locale
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21 aprile 2010 – 11:36
“Meglio non svegliare gli appetiti degli esclusi”
Una tavola rotonda al telefono, da una parte della cornetta c’è Girolamo Archinà, dall’altra Emilio Riva, patron dell’Ilva e Alberto Cattaneo, dirigente della comunicazione in azienda. Oggetto della discussione gli spot su una televisione locale
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Ilva, lettera aperta a Nichi Vendola

Angelo Bonelli

Angelo Bonelli

Ecologista. Presidente dei Verdi

Ho letto la sua lettera pubblicata su Huffington post: “Sull’Ilva tentano di uccidermi ma non mi rassegno”. Devo far notare purtroppo che a Taranto chi ha ucciso veramente e per 30 volte all’anno è la diossina e chi non si rassegna sono le tante famiglie che vogliono cacciare le malattie dalle loro case.

Da lei sono state elencate tante cose fatte dalla Regione Puglia , ma almeno un accenno di autocritica da parte sua sarebbe apprezzato, perché se la Procura è arrivata a sequestrare l’Ilva e a fare un’indagine epidemiologica, che ha stabilito che i 30 decessi all’anno sono dovuti all’inquinamento prodotto da quella fabbrica, qualcosa non sarà funzionato da parte delle istituzioni a partire anche dalla Regione Puglia che lei governa dal 2005. Molti si chiedono come mai la procura ha fatto quello che le istituzioni avrebbero dovuto fare? Ma vediamo ai punti indicati come cose fatte dalla regione Puglia

1. La legge sulla diossina descritta da lei come legge all’avanguardia

La legge sulla diossina è stata concordata con il governo Berlusconi. In questo articolo di 5 anni fa circa lei ringrazia per la mediazione Gianni Letta sottosegretario alla presidenza del consiglio di Berlusconi. Qui di seguito il link di un articolo di allora.

Lei parla di li limiti stringenti 0,4 ng/mc. In Germania i limiti per le diossine erano e sono tutt’ora più severi 0,1ng/mc. Ma la legge di cui parla non è stata mai applicata perché come ogni legge in materia ambientale funziona se i controlli e le sanzioni funzionano. Né controlli né sanzioni previste dalla legge sono state applicate come previsto dall’art.3 comma 2 della legge regionale sulla diossina pubblicata sul bollettino ufficiale della regione come n.200.

Il campionamento in continuo non fu realizzato e le sanzioni che prevedevano il blocco degli impianti in caso di violazione dei limiti mai applicato. La regione poi fece un protocollo in assenza del campionamento in continuo che prevedeva 3 campagne di campionamenti in continuo all’anno. Nel 2010 vi furono sforamenti dei limiti di legge previsti dalla legge regionale. Perché non fu applicato l’art.3 comma 2 della legge che prevedeva il blocco della produzione per fermare inquinamento e invece fu ordinata una quarta misurazione che risultò, di poco, al di sotto della legge 0,39 ng/mc a fronte dello 0,4 ? Perché fu fatta una quarta misurazione se non era previsto dal protocollo?

2. Nel 2008 lei dice che nasce il registro Tumori

Non è vero. Il registro tumori è operativo ed accreditato secondo le regole scientifiche dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori) dal marzo 2013. Il registro è aggiornato all’anno 2008 e per il 2009 mancano ancora alcune centinaia di dati che devono essere inserite. Nel 2008 fu prevista la delibera regionale che ne prevedeva l’istituzione è operativo da marzo 2013. (5 anni sono passati e ci sono volute le inchieste della magistratura e le manifestazioni dei cittadini).

3. la Legge su Benzoapirene portata anche in questo caso come esempio positivo

Perché nella sua qualità di presidente della regione non ha mai ricorso presso la Corte Costituzionale per sollevare la legittimità costituzionale della legge voluta dal ministro Presitigiacomo nell’agosto del 2010? Eppure lei di ricorsi alla Corte Costituzionale ne ha fatti molti. Perché su questa legge del governo Berlusconi no? Le ricordo che i limiti sul benzoapirene erano già attivi dal 1999 sul territorio nazionale, e anche su Taranto, e che questi limiti avevano come valore 1 ng/mc.

Perché dal 1999 al 2010 la Regione Puglia non ha fatto rispettare quel valore di legge previsto dal DM 25 novembre 1994 e poi ribadito dal Dlgs 391/1999 ? Sulla base della legge nazionale la regione avrebbe dovuto realizzare sistemi di monitoraggio permanenti per controllare che il benzoapirene non superasse 1 ng/ mc. Ricordo che il benzoapirene è la componente più tossica degli IPA . Quello che io ritengo grave è che accertata la violazione dei limiti del benzoapirene si limita solo il pascolo e non gli impianti che producevano quell’inquinante che causavano gravissimi danni alla salute della popolazione.

Invece di ricorrere alla Corte Costituzionale la Regione Puglia decide di fare una propria legge. Anche in questo caso con una sapiente opera di comunicazione la presenta come una legge all’avanguardia. Ma anche qui c’è qualcosa che non va profondamente. La legge regionale sul benzoapirene del 28 febbraio del 2011 all’art.3 comma 1 prevede che nel caso di superamento del limite di 1 ng/mc il limite deve essere raggiunto dall’impianto “nel più breve tempo possibile ” Non bisogna essere particolarmente specializzati per capire che “nel più breve tempo possibile” non significa nulla perché non è un termine preciso, la Regione avrebbe dovuto scrivere una frase di questo genere “ovvero 7 /14 giorni decorsi i quali l’impianto che inquina si spegne. Nulla di tutto ciò una frase quella del “più breve tempo possibile” che sa di beffa.

4. Rilascio AIA ( autorizzazione integrata ambientale ) all’Ilva

Lei scrive che ha richiesto la revisione dell’AIA del 2011. Non scrive che lo fa solo dopo l’intervento della Procura di Taranto che con la sua periza chimica ed epidemiologica stabilisce che quell’impianto produce inquinamento e morte. Lei però dimentica di scrivere che l’Aia per cui chiese nel 2012 la revisione lei la firmò :era l’AIA del luglio 2011, la firma e lo fa nonostante la situazione grave di inquinamento accertata da una relazione dei carabinieri del Noe di Lecce che informavano procura delle gravi violazioni ambientali, relazione che era stata pubblicata dai giornali. Nonostante ciò la Regione Puglia firma quell’Aia che per buona parte della città di Taranto era scandalosa.

In quell’Aia c’erano profili e rilievi di grandissima illegittimità, li elenco: scompariva la rete Monitoraggio esterna alla cokeria, importante per rilevare le emissioni di Ipa e del pericolosissimo benzo(a)pirene; veniva depotenziato il sistema di video registrazione delle emissioni diffuse e fuggitive; venivano aumentati i limiti per i macroinquinanti, tra cui le polveri, ossidi di azoto e di zolfo; il monitoraggio di sostanze come cadmio, cromoesavalente, mercurio, arsenico non avveniva alla fonte di emissione ma allo sbocco a mare quando le sostanze arrivano diluite.

Sul camino E312: su questo punto tutto rimandato a tavoli tecnici (controdeduzione dell’Ilva accolta dalla Regione)”. Inoltre, nell’AIA sottoscritta dalla Regione Puglia “non esisteva la copertura del Parco minerali e si lascia al solo barrieramento la soluzione”. E ancora: “Non era previsto nessun sistema di abbattimento degli inquinanti che escono dai camini delle cokerie: tutti possono vedere il fumo nero che esce dai camini (una controdeduzione Ilva accolta dalla Regione); non era previsto il monitoraggio in continuo degli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici); veniva aumentata la capacità produttiva 15 milioni tonnellate a cui sarebbe corrisposto un aumento dell’inquinamento; non era previsto il campionamento in continuo della diossina che avrebbe consentito di controllare 24 ore su 24 per tutto l’anno le emissioni di diossina in uscita dal camino E312: l’applicazione di questo punto nell’AIA era rimandata a tavoli tecnici (anche questa era un’osservazione Ilva accolta).

5. Indagine epidemiologica

Perché Lei, nonostante fosse stato formalmente sollecitato diverse volte con lettere ufficiali da cittadini, associazioni a fare l’indagine epidemiologica, non l’ha mai fatta ? Le sollecitazioni a fare l’indagine epidemiologica le ho fatte personalmente per ben tre volte a partire dall’ottobre 2010. Non ha mai risposto.

L’indagine epidemiologica era fondamentale perché avrebbe evidenziato la relazione tra inquinamento e mortalità e messo l’Ilva di fronte alle proprie responsabilità penali. Perchè non l’ha fatta ? È’ stato finanziato come Regione un video promo su Taranto dal costo di 600mila euro perché non sono state utilizzate quelle risorse. Ricordo che la Regione ha il potere di fare queste indagini. Quello che doveva fare la Regione Puglia, ma anche il governo e il Comune lo ha fatto la procura di Taranto a partire dalla perizia chimica ed epidemiologica.

Io penso che il futuro di Taranto sta nella capacità di una classe politica di essere coraggiosa e ambiziosa di fare proposte che sappiano realizzare una conversione economica ecologica di quel modello industriale vecchio. Uscire da un’economia alla diossina ad una pulita e la sfida non è come dice lei l’ambientalizzazione dell’Ilva impossibile da realizzare perché quell’impianto è vecchio e costruito irresponsabilmente nella città.

Il futuro sta in esempi concreti come Pittsburgh o Bilbao. Pittsburgh era negli Usa la città dell’acciaio e ne produceva il 50% oltre 20 anni fa le fabbriche chiusero. A Pittsburgh oggi non c’è povertà ma è la città con il più alto Pil degli Usa e l’occupazione è più che raddoppiata. E’ una città che è diventata sede di imprese ad alto contenuto tecnologico, nel settore delle nanotecnologie, della biotecnologia, della biomedica , della Green economy , con campus biomedici e universitari.

Come realizzare questo a Taranto? Lo strumento che può fare da stare Upè’ lo strumento della fiscalità agevolata. Si dichiari Taranto area No Tax per attirare piccole/medie e anche grandi imprese che investano in quel territorio con un nuovo disegno di trasformazione urbanistica che sappia portare la bellezza di nuove architetture. Si avvino le bonifiche utilizzando gli operai dell’Ilva in questa grande opera di risanamento ambientale. Si possono utilizzare i fondi dell’UE del fondo sociale e delle aree in dismissione.

Ma cosa principale si usino i miliardi di euro sequestrati ai Riva. Tutto ciò significa occupazione almeno 40.000 in questo modo l’agricoltura e la maricoltura tornerà a dare posti di lavoro che oggi sono stati spazzati via dalla diossina .

 

http://www.huffingtonpost.it/angelo-bonelli/ilva-lettera-aperta-a-nichi-vendola_b_4301306.html?utm_hp_ref=italy

Ilva, la telefonata choc di Vendola: VIDEO risate al telefono per le domande sui tumori

 

Nel luglio del 2010 il leader di Sel viene intercettato con Girolamo Archinà, il pr della famiglia Riva. “Dica che non mi sono defilato”. E dà della ‘faccia da provocatore’ a chi chiedeva spiegazioni sui morti. Per tutta la giornata di ieri non ha risposto al Fatto

Vendola

 

E’ il 19 novembre 2009. La conferenza stampa di presentazione del “Rapporto ambiente e sicurezza” dell’Ilva è appena terminata. Luigi Abbate, giornalista dell’emittente tarantina Blustar Tv, si avvicina a Emilio Riva, 87enne ex patron dell’acciaio e gli chiede: “La realtà non è così rosea visti i tanti morti per tumore…”. Riva non è abituato a domande scomode. Abbozza una risposta bofonchiando: “Ve li siete inventati” e si salva grazie all’intervento del suo addetto alle relazioni istituzionali Girolamo Archinà, che strappa letteralmente il microfono dalle mani del giornalista. Il video finisce su Youtube e comincia a fare il giro d’Italia. Diversi mesi più tardi, nel luglio del 2010, appena tornato da un viaggio in Cina anche Nichi Vendola lo vede. A mostrarglielo sono stati “degli amici di Roma”, in quei giorni interessati al caso Ilva perché in quei giorni l’azienda era tornata sulle pagine dei giornali a causa della diffusione dei dati dell’Arpa sui livelli allarmanti di benzo(a)pirene a Taranto. Il video della conferenza stampa sarà al centro di una telefonata tra il governatore della Puglia e Archinà, considerato dai pm la “longa manus” dei Riva.

Ascolta la telefonata integrale

 

Nell’intercettazione, il governatore di Puglia ride di gusto dicendo ad Archinà di aver apprezzato “lo scatto felino”. Confessa di essersi divertito insieme al suo capo di gabinetto. Definisce una “scena fantastica” l’immagine di Archinà che impedisce al giornalista di intervistare Emilio Riva. Il leader di Sel, ridendo, rivolge anche i suoi “complimenti” ad Archinà. Non solo. Riferendosi al giornalista lo definisce una “faccia di provocatore”. Vendola, che afferma di aver fatto davvero le battaglie a difesa della vita e della salute, suggerisce di “stringere i denti” di fronte a questi improvvisatori “senza arte né parte”. E aggiunge: “Dite a Riva che il presidente non si è defilato”.

Oggi Nichi Vendola è tra i 53 indagati dell’inchiesta “Ambiente svenduto”. Per la procura di Taranto, che ha coordinato l’attività investigativa della Guardia di finanza, il leader di Sinistra ecologia e libertà ha fatto pressioni sul direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, perché ammorbidisse il suo atteggiamento nei confronti dell’Ilva. Concussione. Girolamo Archinà, invece, è finito in carcere il 27 novembre 2012. Associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Sono le ipotesi di reato da cui dovrà difendersi l’ex pr dell’Ilva insieme a Emilio, Fabio e Nicola Riva, all’ex direttore della fabbrica Luigi Capogrosso. Ma non è tutto. Archinà, infatti, è accusato anche di corruzione in atti giudiziari per aver versato una tangente di diecimila euro a Lorenzo Liberti, ex consulente della procura, incaricato di svolgere una perizia sulle emissioni nocive dello stabilimento siderurgico. Nel corso dell’inchiesta è anche emerso come molti cronisti locali (e alcune testate) fossero di fatto a libro paga di Archinà. Soldi per nascondere lo scandalo inquinamento e, soprattutto, per non fare domande.

Per tutta la giornata di giovedì 14 novembre i cronisti de Il Fatto Quotidiano hanno provato a contattare telefonicamente Vendola e i suoi collaboratori. Il cellulare del governatore ha sempre suonato a vuoto. E nonostante l’invio di sms, il leader di Sel non ha mai risposto nè richiamato.

di Francesco Casula e Lorenzo Galeazzi
montaggio di Samuele Orini

Ascolta la telefonata integrale

 

 

 

Ilva, la storia che Vendola non racconta

 

di Alessandro Marescotti | 13 novembre 2013

 

Abbiamo smontato il video di autodifesa del Presidente della Regione Puglia, ecco quello che non ha detto. Dal 1° gennaio 1999 nelle città con più di 150 mila abitanti le Regioni dovevano far rispettare il limite di un nanogrammo a metro cubo per il benzo(a)pirene, e Taranto era fra queste. Poi il 13 agosto 2010 il governo Berlusconi rimosse quel limite e le Regioni inadempienti tirarono un sospiro, non però i cittadini che rimasero asfissiati dalle inadempienze. Fino al 13 agosto 2010 la Regione guidata da Nichi Vendola aveva il compito di intervenire. Ma non lo fece. Incontrò invece i vertici dell’Ilva, come risulta dalle intercettazioni.

Nichi Vendola non ha così applicato la normativa nazionale per difendere i polmoni dei cittadini dal benzo(a)pirene, pur sapendo che vi era una forte spinta dei cittadini preoccupati di questa sostanza altamente cancerogena e genotossica che aveva superato nel 2009 e nel 2010 il limite di legge nel quartiere Tamburi. Quando il 15 luglio 2010 si diffusero come una bomba i dati del benzo(a)pirene schizzato alle stelle, Vendola, invece di andare a Taranto e incontrare i cittadini preoccupati, incontrò i vertici dell’Ilva, fortemente preoccupati per le ragioni opposte, dato lo scalpore che i dati dell’Arpa avevano suscitato nell’opinione pubblica.

Il Direttore Generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, da quanto si legge sulla stampa che ha diffuso informazioni sulle indagini, sarebbe addirittura stato ammonito dal dirigente all’Ambiente della Regione Puglia Antonello Antonicelli, su incarico di Vendola, a non utilizzare i dati tecnici “come bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano”. Nichi Vendola, dopo aver appreso di essere indagato dalla magistratura, ha tenuto a Bari una conferenza stampa per raccontare la sua versione dei fatti ma si è ben guardato dall’incontrare i cittadini di Taranto. La storia si ripete: Nichi Vendola scansa il confronto con i cittadini. Lancia i suoi messaggi da un video: la comunicazione unidirezionale è quella che predilige. Che fare? Visto che ha affidato la autodifesa pubblica a un video e non a un dibattito, quel video lo abbiamo smontato e controllato punto per punto, evidenziando quello che non va, in attesa che Nichi Vendola si decida un giorno o l’altro di venire a Taranto per rispondere direttamente alle domande dei cittadini.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/13/ilva-la-storia-che-vendola-non-racconta/776183/

Indagini, intercettazioni, controllori video

Indagini, intercettazioni, controllori che vanno a braccetto con i controllati. In questa nuova puntata, La Ragnatela racconta la chiusura dell’inchiesta Ambiente Svenduto, con 53 persone, tra manager dell’Ilva, politici locali e nazionali, funzionari ministeriali, poliziotti e preti, finite sotto accusa.